venerdì 30 giugno 2017

Internazionale 24.6.17
Un linguaggio complesso
di Nathaniel Herzberg, Le Monde, Francia



Didier Demolin è categorico: “I murichi dispongono del sistema di comunicazione vocale più avanzato mai scoperto nel mondo non umano”. A dirlo non è un primatologo, ma un linguista, docente all’università Sorbonne nouvelle di Parigi ed esperto di acustica e fonetica. Da molti anni analizza il linguaggio dei primati per risalire alle fonti della nostra comunicazione. Ha studiato a lungo le grandi scimmie africane, i gorilla e i bonobo. “Poi un giorno sono stato contattato da alcuni brasiliani che avevano registrato le comunicazioni tra murichi e volevano il mio parere”. Esaminando il materiale lo scienziato ha scoperto innanzitutto alcuni elementi acustici particolari, salti di frequenze, bifonazioni (due note insieme), subarmonici. “Negli esseri umani sono fenomeni eccezionali e segnalano sempre una patologia; per loro sembravano naturali”. In particolare Demolin ha osservato la comparsa di alcune regolarità nelle registrazioni, degli “schemi”, come dicono i linguisti, “che si ripetevano con una cadenza costante”. “Ho avvertito Francisco Mendes dell’università di Brasília, il collega che mi aveva mandato i materiali. Lui ha scherzato: ‘Ah, l’hai visto anche tu?’. Così ho continuato a indagare”. Demolin ha isolato quattordici “elementi discreti”, unità di base. Poi ha individuato dei raggruppamenti di elementi. Infine quelli che i linguisti definiscono enunciati, associazioni di raggruppamenti. “Ci guardiamo bene dal parlare di lettere, parole e frasi per non incorrere in interminabili guerre di religione che rendono impossibile qualsiasi lavoro, ma capirei se qualcuno facesse questo paragone”, sorride il linguista. E in effetti i risultati delle sue ricerche potrebbero essere un duro colpo per quelli che vedono proprio nel linguaggio la specificità più intrinsecamente umana. Il ricercatore belga e i colleghi brasiliani hanno evidenziato scambi sequenziali tra gli animali: uno esprime un enunciato, un altro risponde riprendendo una parte del primo, poi lui o un terzo animale ricomincia, il tutto senza sovrapposizioni. Gli studenti hanno inoltre individuato una struttura ricorrente nelle curve d’intensità sonora di ogni enunciato: prima crescente, poi decrescente. Hanno dimostrato che lungi dall’essere stereotipati o di natura emotiva, gli enunciati sono imprevedibili. “Come negli umani”, spiega Didier Demolin. Sul terzo gradino Soprattutto, i ricercatori pensano di avere le prove del fatto che il linguaggio dei murichi sia ricorsivo e sensibile al contesto. La ricorsività consiste nell’inserire elementi in altri elementi per formare gli enunciati: “L’uomo mangia la mela, che è rossa, che cresce in Normandia”. La sensibilità al contesto si traduce nell’associare ciascun elemento a quello che lo precede e a quello che lo segue. “Si credeva che fossimo gli unici a disporre di queste due caratteristiche”, precisa Demolin. Il linguista statunitense Noam Chomsky ha teorizzato una scala dei linguaggi che prevede quattro livelli. Gli animali sono al primo livello, tutt’al più al secondo. L’uomo al quarto, quello delle lingue “non limitate”. Con la ricorsività e la sensibilità al contesto il murichi si colloca sul terzo gradino. Demolin e Mendes proseguiranno le loro ricerche per provare a definire il senso dei diversi elementi. “Per il momento non siamo ancora a quel punto”, dice Demolin. Mendes ha inoltre osservato che alcuni elementi sembrano essere riservati alle femmine sessualmente ricettive, o che gli elementi corti sono rivolti ad animali vicini mentre quelli più lunghi hanno dei destinatari più lontani. “Dobbiamo scoprire ancora molte cose”, garantisce il linguista.