giovedì 11 maggio 2017

Il Fatto quotidiano, 9.5.2017
L’intervista/ 1
Pasquino: “Renzi, il paragone con Macron è ridicolo
di Luca De Carolis


"Renzi non c'entra nulla con Macron, paragonarli è ridicolo". Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica presso l'Università di Bologna, non usa sfumature. Però precisa: "In Europa il neo-presidente francese avrà bisogno anche dell'appoggio di Renzi per ottenere più flessibilità". Il segretario del Pd e i suoi celebrano la vittoria di Macron quasi come un loro successo. E insistono sulle tante, presunte similitudini tra i due. Lei non ne vede? No. Lo ripeto, è ridicolo confrontare il successo di Renzi alle primarie con quello di Macron in Francia, sono cose totalmente diverse. E i due profili sono lontanissimi tra loro. Casomai, il Macron italiano sarebbe potuto essere Enrico Letta. Perché? Perché come il presidente francese, Letta è un uomo colto, che parla le lingue e conosce bene l'Europa. Non per niente, ora insegna a Sciencies Po (l'Istituto di studi politici di Parigi, ndr). Peccato però che abbia avuto poco coraggio. Cosa intende? Quando Renzi si presentò per dargli il benservito avrebbe dovuto resistere, e insistere anche con il Quirinale per farsi sfiduciare in aula. Tre anni dopo, Renzi pare palesarsi come europeista d'assalto, sulla falsariga di Macron. L'ex premier può anche fare l'anguilla, ma in Europa non funziona. A livello europeo devi saper intavolare negoziati, non fare sceneggiate. Intanto ora c'è Macron, che secondo gli analisti si dedicherà subito a rafforzare l'asse franco-tedesco. Quello è inevitabile. Ma per ottenere più flessibilità avrà bisogno anche dell'appoggio di Renzi: il quale a sua volta dovrà appoggiarsi al leader francese. Condannati ad allearsi. Devono lavorare assieme. Ma il presidente francese cos'è? Un socialista moderno, o un liberale? Un liberale classico certamente no. Diciamo che è un liberaldemocratico, con un'importante esperienza da ministro con i socialisti. Secondo Renzi, Macron "ha vinto al centro". No. Ha vinto partendo dal centro, ma al secondo turno ha convogliato su di sè buona parte dei consensi ottenuti al primo turno dal candidato della sinistra, Mélenchon, e diversi voti anche dai socialisti: arrivando di fatto a una coalizione di centrosinistra. Renzi dovrebbe prendere esempio? Serve la coalizione? Assolutamente sì, serve un centrosinistra plurale. Anche se ad oggi non sappiamo neppure con quale legge elettorale andare a votare. Lei cosa consiglia? Una legge maggioritaria, con i collegi uninominali. Ossia il Mattarellum. Il segretario del Pd l'ha più volte proposto, ma non lo vuole nessuno. Come fa a dirlo? Le reazioni dei partiti, da Forza Italia a M5s, sono state chiare: un muro di no. Le leggi si propongono in commissione, in Parlamento. Si faccia dire di no nella sede dove si deve discutere: voglio vedere come andrà. E le legislative francesi, come andranno? In fondo Macron ha solo una lista dietro di sé, e rischia di essere travolto dai conservatori. Non è affatto detto. In diversi tra i parlamentari gollisti, come tra i socialisti, stanno valutando se offrirgli i loro voti. E lui farebbe bene ad accettarli, scegliendo i più affidabili e radicati sul territorio. Ma durerà? Sì, per tutti i cinque anni di mandato. E forse rivincerà. Macron non sarà straordinario, ma è una figura importante. © RIPRODUZIONE RISERVATA