sabato 3 dicembre 2016

il manifesto 3.12.16
Voto all’estero tra sospetti di brogli e strane affluenze
di Leo Lancari


Complice il fuso orario la prima sezione elettorale ad aver chiuso le porte è stata a Wellington, in Nuova Zelanda. L’ultima invece a Vancouver, in Canada, quando in Italia era l’una del mattino. Per gli oltre quattro milioni di italiani residenti all’estero da ieri il tempo è scaduto e chi ha voluto esprimere una preferenza sul referendum costituzionale ormai l’ha fatto. Resta da vedere in quanti e cosa hanno votato, ma questo si saprà solo a partire da domani sera.
Da subito, invece, è cominciata la battaglia dei numeri, a partire proprio dal quelli relativi alla partecipazione al voto oltreconfine.
Ufficialmente Viminale e ministero degli Esteri (dal quale dipende l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) non forniscono dati in merito, un po’ per «tradizione» (è andata così anche con il referendum sulle trivelle, quando a votare dall’estero furono in 700.000), un po’ perché certi numeri in fondo è meglio tenerseli per sé fino all’ultimo. Salvo poi far trapelare con i soliti giornali amici cifre difficili da verificare. Come il 40% di votanti circolato ad arte ieri e sul quale è impossibile avere una conferma ufficiale. Percentuale che, se vera, porterebbe a 1 milione e 600 mila i nostri connazionali che dalla Germania all’Argentina, dalla Svizzera al Brasile (dove secondo la deputata italo-brasiliana Renata Bueno l’affluenza sarebbe stata del 30%) avrebbero espresso la loro preferenza e inviato la scheda elettorale all’ambasciata o al consolato di riferimento.
Cifra che gonfia le vele dei sostenitori del Sì, convinti che i nostri connazionali all’estero siano in maggioranza a favore della riforma. Come Aldo Di Biagio, senatore Ap eletto nella circoscrizione Europa, che ha «la percezione che 2 su 3 votano Sì». Ma che invece fa storcere il naso a più di un esponente dei comitati per il No. «Bisogna vedere se si tratta di persone vere e non di schede elettorali comprate e riempite da una sola mano», va giù duro Massimo D’Alema. Che da Lecce accusa di voler orchestrare «una campagna terroristica» i giornali che parlano di un milione e 600 mila voti. «Non credo che sia una dato realistico – prosegue l’ex presidente del consiglio, che forse qualche dato sull’andamento del voto ce l’ha anche lui – Il massimo della partecipazione è stato un milione e duecentomila quando dovevano eleggere i propri rappresentanti. Se fosse vero, sarebbe la prova provata che c’è dietro un imbroglio, ma non lo credo realistico». E, ovviamente, sulla partecipazione al voto non risparmia i sospetti neanche Matteo Salvini. «Credo che in consolati e ambasciate ne siano successe di cotte e di crude», accusa il leader della Lega.
Taglia corto, invece, Matteo Renzi: «La mia impressione è che ce la giochiamo su filo dei voti», dice in serata il premier intervenendo a La7.
Si è messa in moto invece la macchina che poterà in Italia le schede votate: 195 corrieri diplomatici che volando su 210 diversi aerei decollati da tutte le parti del mondo stanno portando a Roma il materiale elettorale. Qualcuno si è anche preso la briga di calcolare che per riportare in patria la volontà dei nostri connazionali alla fine saranno stati percorsi 549.552 chilometri terrestri per un totale di 816 ore di volo. Una volta giunte all’aeroporto di Fiumicino le schede saranno depositate nei magazzini dello scalo romano e sorvegliate dalla polizia aeroportuale fino all’alba di domani quando, con i camion messi a disposizione dalla Farnesina verranno trasferite nell’enorme centro polifunzionale della Protezione civile a Castelnuovo di Porto.
Una volta qui, sotto il controllo di sette magistrati della Corte d’appello, le schede verranno travasate nelle urne che poi saranno sigillate per essere aperte alle 23 in contemporanea con l’avvio degli scrutini. «Vigileremo sulla regolarità delle operazioni», assicura il vicepresidente vicario del Comitato per il No, Alfiero Grandi. Il Comitato ha preparato una squadra composta da 200 volontari che seguiranno l’andamento del voto. «I plichi hanno una doppia scheda – prosegue Grandi -: quella elettorale e una con un codice a barre in possesso dell’elettore. Controlleremo che i plichi contengano entrambe le schede. Ci prepariamo a far valere le nostre ragioni».