giovedì 5 maggio 2016

Internazionale 1151 | 29.4.16
La verità sui ragazzi di Iguala
The New York Times, Stati Uniti

Nel dicembre del 2014 il presidente messicano Enrique Peña Nieto visitò Iguala, dove alcuni mesi prima 43 studenti diretti a una manifestazione a Città del Messico erano scomparsi in circostanze poco chiare. “Facciamo un passo avanti”, dichiarò Nieto. Forse si illudeva di poter voltare pagina su un episodio che aveva scandalizzato il paese, mentre il suo governo non sapeva dire chi avesse commesso quel crimine e perché. Qualche settimana prima, cedendo alle manifestazioni e alle pressioni della comunità internazionale, Nieto aveva accettato l’avvio di un’indagine da parte del Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei), nominato dalla Commissione interamericana sui diritti umani. Intervistando i testimoni e analizzando le prove, gli esperti hanno ottenuto informazioni che smentivano la versione del governo messicano , secondo cui gli studenti sono stati uccisi e bruciati in una discarica da agenti della polizia locale collusi con il cartello dei Guerreros unidos. A settembre del 2015 il Giei ha pubblicato un rapporto secondo cui alcuni testimoni hanno notato agenti della polizia federale e soldati sul luogo del rapimento. L’indagine ha inoltre escluso che nella discarica ci sia stato un rogo abbastanza grande da bruciare 43 cadaveri. Invece di riconoscere quelle conclusioni, il governo ha ignorato le richieste d’informazioni e ha ostacolato l’accesso ai testimoni. Quando sulla stampa messicana sono apparsi articoli che denigravano due esperte, il Giei ha sospettato una campagna difamatoria sostenuta dal governo. Il secondo rapporto, pubblicato il 24 aprile 2016, non chiarisce cos’è successo agli studenti, ma è un atto d’accusa nei confronti del sistema giudiziario messicano. Il rapporto sottolinea che la versione uiciale si basa su testimonianze ottenute con la tortura e critica gli investigatori messicani per non aver seguito alcune piste e non aver riconsiderato alcune conclusioni alla luce delle nuove prove. Questo raforza l’ipotesi che la polizia federale abbia partecipato al crimine per poi cercare di coprire le tracce. Gli esperti del Giei hanno tenuto una conferenza stampa a Città del Messico prima di lasciare il paese: il loro mandato è in scadenza e il governo non intende rinnovarlo. Alla conferenza i parenti delle vittime hanno gridato in coro: “Non andate via!”. Nessun rappresentante del governo si è degnato di presentarsi. Questo la dice lunga sulle intenzioni dell’esecutivo di riformare le istituzioni giudiziarie e superare la propria indiferenza nei confronti dei cittadini. uas