mercoledì 2 marzo 2016

La Stampa 2.3.16
Pirandello nelle trappole dell’eros
di Mario Baudino

Una moglie gelosa in maniera insopportabile; un amore in età ormai matura, che forse non ebbe se non un singolo, disastroso, episodio sessuale. Un’opera, culminata col Nobel, dove i fantasmi sessuali baluginano raramente, nella convinzione che la «bestia» vada tenuta a freno. Luigi Pirandello è tutto questo, e forse anche di più. La critica lo ha studiato con gli strumenti della psicanalisi, la sostanza è che il drammaturgo più moderno del ’900 era più represso dei suoi contemporanei.
Ma Salvatore Ferlita, dell’Università di Enna, ha provato con «una sorta di tracotanza esegetica» (sono sue parole) un percorso a ritroso: dai drammi più celebri, dove questa ossessione è messa in campo, alle novelle, dove è più nascosta. Ne è nata un’antologia sorprendente, Racconti erotici (ed. Maut di Palermo). Pirandello, nelle Novelle per un anno è in perenne fuga dal sesso, ma qualche volta inciampa. Il protagonista di Effetti d’un sogno interrotto rinuncia alla casa pur di non assistere, in sogno, al risvegliarsi amoroso della sensuale Maddalena raffigurata in un dipinto.
Quello di L’uscita del vedovo non riesce a sottrarsi alla gelosia della moglie neppure dopo che questa è morta; tenta con una prostituta, ma terrorizzato fugge. Il novello sposo di Un cavallo nella luna viene letteralmente assassinato dalla deliziosa e algida consorte. Le donne «ci rimettono per un momento nello stato di incandescenza, per cavare da noi un altro essere condannato alla morte. Tanto fanno e tanto dicono, che alla fine ci fanno cascare, ciechi, infuocati e violenti, là nella loro trappola», dice la voce nel narrante della novella che si intitola appunto La trappola.
Ma Pirandello non è propriamente un talebano. Semmai un eretico, un dualista medievale. Una delle Novelle, brevissima, si intitola L’eresia catara. Racconta la lezione di un anziano accademico, dedicata agli eretici del ’300 che ritenevano la procreazione una condanna - una trappola? -, davanti a un’aula vuota, anzi popolata solo di cappotti bagnati. Fantasmi. A rileggerla dopo l’antologia di Ferlita, ha un altro sapore.