venerdì 4 dicembre 2015

Repubblica 4.12.15
“L’Is è fascista” E nel Labour vola la stella di Hilary Benn
“Disprezzano noi, i nostri valori, la nostra democrazia. Bisogna sconfiggerli”
Hilary Benn, ministro degli esteri ombra del Labour,  figlio di un noto deputato oscura Corbyn appoggiando i raid e potrebbe insidiarne la leadership
di Enrico Franceschini


LONDRA – E’ nata una stella nel partito laburista britannico. Laburismo e politica ce li ha nel sangue: perché il 62enne Hilary Benn è figlio di Tony Benn, leggendario deputato e ministro laburista scomparso nel 2014, tra l’altro famoso per avere fatto passare una legge che gli consentì di rinunciare al titolo di visconte, frutto delle sue aristocratiche origini (ed erano parlamentari, come se non bastasse, anche nonno e bisnonno). Ma soltanto mercoledì sera, quando ha preso la parola verso la fine del dibattito alla camera dei Comuni sui bombardamenti in Siria, Benn junior ha brillato nel firmamento della sinistra britannica come mai prima. Un intervento “elettrizzante”, lo definisce la stampa di Londra, una retorica che qualcuno paragona a Winston Churchill. «Noi laburisti e in generale noi britannici non ci siamo mai spostati sull’altro lato della strada per evitare una minaccia», ha detto Hilary Benn. «Non abbiamo avuto paura dei fascisti. Li abbiamo combattuti arruolandoci nella Brigata Internazionale contro il dittatore Franco. Li abbiamo combattuti affrontando Adolf Hitler e Benito Mussolini. E oggi nei fanatici dell’Is abbiamo di fronte un nuovo Fascismo. Un fascismo che disprezza noi, i nostri valori, la nostra democrazia. E quel che sappiamo dei fascisti è che bisogna sconfiggerli».
Quando si è rimesso a sedere, forse è rimasto lui stesso sorpreso dallo scrosciante applauso risuonato nel palazzo di Westminster: un tripudio raro nella solitamente compassata camera bassa del parlamento. «In quest’aula non capita spesso di ascoltare un discorso così», si è complimentato subito il ministro degli Esteri conservatore Philip Hammond. Del quale Benn è la controparte, rivestendo l’incarico di ministro degli Esteri nel “governo ombra” (faccenda presa molto sul serio da queste parti) dell’opposizione laburista. L’opinione dominante dei commentatori britannici, il giorno dopo, è che a questo punto Benn non mira più a prendere il posto di Hammond in un futuro governo laburista, insomma a fare il ministro degli Esteri sul serio, bensì a rimpiazzare Jeremy Corbyn, che si è opposto ai raid, come leader del Labour e candidarsi a primo ministro nelle elezioni del 2020. Ex-politico locale ed ex-sindacalista, deputato dal 1999, ministro nei governi di Blair e Brown, “Ilario” (si direbbe in italiano) Benn non era sgradito a Corbyn, pur senza esserne un fedelissimo, fino a quando lo ha sfidato ai Comuni schierandosi a favore dei raid in Siria, convincendo un terzo dei deputati laburisti e quasi metà dei ministri del governo ombra a votare con lui per i bombardamenti. Non è di sinistra come il padre Tony, di cui Corbyn si sente discepolo, ma neppure blairiano doc. Non è giovanissimo, ma comunque più giovane del 66enne Corbyn. Se da qui al 2020 il partito sfiduciasse Corbyn, secondo i sondaggi amato da giovani e militanti ma non dalle masse, forse il Labour ha trovato il salvatore dalla “lenta agonia” – previsione del Financial Times – verso cui lo porta la svolta radicale avviata dal suo contestato leader attuale.