lunedì 7 dicembre 2015

La Stampa 7.12.15
“I francesi hanno scelto la lotteria. Conoscono i rischi, ma ci provano”
Lo storico Le Bras: vogliono nuove opportunità
intervista di Leonardo Martinelli


Votare il Front National? «Per i francesi è come comprare un biglietto della lotteria. Sanno che potrebbe andare male, ma ci provano». A parlare è Hervé Le Bras, demografo e storico. Insegna all’Ehess di Parigi (Scuola di alti studi di scienze sociali). E ha appena pubblicato per Autrement il saggio «Le pari du Fn». Sì, la scommessa del Front national.
Scommessa in che senso?
«Ha presente i contadini indiani che vanno a vivere nelle metropoli del loro Paese? Sono consapevoli che nella maggior parte dei casi vivranno molto peggio che a casa loro: dormiranno nelle fogne. Esistono poche possibilità che per questi poveracci la situazione cambi in meglio, ma vogliono tentare. Per i francesi che votano per Marine Le Pen è lo stesso».
Perché?
«Perché vogliono che la loro vita cambi, comunque. Hanno visto che sia con la destra che con la sinistra non è successo nulla. Si ritrovano in una società dove i meccanismi di ascensione sociale non funzionano più. E dove, anche se hai un titolo di studio, non trovi un posto di lavoro all’altezza. Sono stufi».
Il programma del Front national è considerato contraddittorio e incoerente, soprattutto in campo economico. Questi elettori non se ne rendono conto?
«Probabilmente sì, nella maggior parte dei casi. Ma alla fine a loro non importa nulla dei programmi. L’importante è che la Francia cambi».
Chi sono «loro», gli elettori dell’Fn?
«La base principale è costituita da quella che in inglese si chiama “lower middle class”. Non sono i più poveri, ma coloro che si trovano sullo scalino subito sopra. Sono operai ma anche impiegati. Spesso lavorano nel terziario».
A livello regionale che cosa è successo questa domenica?
«Il partito si rafforza in tutto il Paese ma ancora di più nelle aree dove già era forte, il Nord e il Sud-Est (la Provenza-Alpi-Costa Azzurra). Nelle grandi aree metropolitane, quella parigina e l’altra di Lione, il partito di estrema destra cresce, ma non sfonda».
E adesso cosa succederà? Quali previsioni per il secondo turno?
«Dipende da quello che decideranno i rivali del Front national, la destra classica (i Repubblicani) e il Partito socialista. Il premier Manuel Valls si è già detto favorevole al fatto che i socialisti ritirino la loro lista, lasciando la strada aperta al candidato dei Repubblicani, almeno dove la sinistra non ha alcuna chance di vincere contro l’Fn. Il partito di destra, invece, finora si è rifiutato a qualsiasi tipo di alleanza».
Crede che la Le Pen, candidata presidente nel Nord, ce la farà?
«In realtà ritengo che lì alla fine i socialisti desisteranno. E in quel modo il candidato della destra, Xavier Bertrand, potrebbe vincere contro la Le Pen».
E nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra, l’altra roccaforte dell’estrema destra?
«È più complicato. Contro Marion Maréchal-Le Pen, candidata del Front, si presenta per i Repubblicani Christian Estrosi, che è arrivato secondo al primo turno. Si posiziona molto a destra politicamente. E, quindi, credo che i dirigenti locali socialisti non accetteranno mai di votare per lui: non vorranno rinunciare al secondo turno. In questo modo favoriranno l’Fn. È un peccato perché, secondo me, gli elettori della sinistra sarebbero pronti a votare Estrosi pur di fermare l’Fn».
Vuol dire che gli elettori sono più intelligenti dei loro dirigenti politici?
«Assolutamente sì».