lunedì 14 dicembre 2015

La Stampa 14.12.15
Nessuna regione alla Le Pen
“Stessi consensi del primo turno. Alla Le Pen solo voti di protesta”
L’analista Dézé: “La normalizzazione? Di facciata”
di Leonardo Martinelli


Era già successo alle elezioni dipartimentali lo scorso marzo: per giorni e giorni, l’anticipazione dei media, in maniera enfatica, di una vittoria del Front National sulla quale il partito di Marine Le Pen speculava, eccome. Ma alla fine, al secondo turno, fanno sempre flop. Per il momento, quello scalino non riescono a superarlo». A parlare è Alexandre Dézé, ricercatore al Cepel (Centro di studi politici dell’Europa latina), docente all’università di Montpellier.
Però una settimana fa il Fn era diventato il primo partito di Francia, balzando sopra la soglia del 30%...
«Sì, ma è interessante vedere l’evoluzione dei voti tra il primo e il secondo turno. A parte nel Sud-Est (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), non c’è stato un aumento dei voti per il Front national, che aveva esaurito il suo bacino di voti il 6 dicembre. C’è pure qualche possibilità di spostamento di consensi dal Fn verso altri partiti fra il primo e il secondo turno».
Cosa significa?
«Quello per il partito di estrema destra resta un voto di protesta. Ma la maggioranza dei francesi, quando c’è la possibilità di mandarlo al potere, si rifiuta di farlo. Questo voto dà ovviamente indicazioni interessanti anche in vista delle presidenziali del 2017, sulle reali possibilità per la Le Pen di imporsi al secondo turno, al di là di quello che scrivono tanti giornali e dicono numerosi osservatori».
Il ruolo dei media ha favorito la Le Pen?
«Di sicuro. Il problema è che attualmente l’unico argomento politico che interessa i francesi è il Front National e la saga dei Le Pen. Per il resto si annoiano terribilmente e non hanno neanche tutti i torti. L’enfatizzazione sul fenomeno Fn gioca a favore del partito di estrema destra. Senza contare che tutto questo ha portato certe riviste a interessarsi addirittura agli animali di compagnia di Marine Le Pen, ai suoi gusti per i vestiti, ai suoi possibili problemi di coppia. Normalizzandola, appunto, e dimenticando che Marine Le Pen è la leader dell’estrema destra. E soprattutto dimenticando quello che pensa e dice».
Lei è coautore di un saggio appena pubblicato dalla casa editrice di Sciences Po a Parigi, dal titolo «Le finzioni del Front National: sociologia di un partito politico». Non crede alla “dédiabolisation” del partito da parte della Le Pen?
«No, è puro lifting. Quelle che da sempre sono le idee di base del Front sono in gran parte rimaste le stesse. Come il concetto di “preferenza nazionale”, per cui, ad esempio, i diritti sociali devono essere riservati solo ai francesi e non agli stranieri che vivono nel nostro paese: è un principio anticostituzionale ed è rimasta una delle idee portanti del Front national, anche dopo questo fantomatico sdoganamento».
La cacciata di Jean-Marie Le Pen non ha cambiato nulla?
«Solo all’apparenza. Anzi, da quando il patriarca è stato espulso dal partito, la Le Pen ha reso ancora più duro il suo discorso sugli immigrati. Dobbiamo metterci nella testa che la normalizzazione che lei avrebbe realizzato costituisce davvero poca cosa rispetto a quello che fece in Italia Gianfranco Fini trasformando il Movimento sociale in Alleanza nazionale».