giovedì 17 dicembre 2015

Il Sole 17.12.15
Una strategia chiara per combattere l’illegalità
di Salvatore Padula


L’evasione di tasse e contributi rappresenta da sempre una delle emergenze del sistema fiscale. Non l’unica, ma sicuramente una delle più evidenti e fastidiose. Un’emergenza che si intreccia con una pressione fiscale troppo elevata;?con un sistema normativo non improntato alla certezza delle regole; con una complessità e quantità di obblighi e adempimenti che non accenna a diminuire o lo fa ancora troppo lentamente. A ben vedere, non è facile capire quanto un’evasione ai livelli di quella italiana, legata a un’economia sommersa come quella italiana, sia la causa di queste distorsioni oppure ne sia l’effetto. Che è un po’ come dire: l’evasione è ai livelli che conosciamo perché le tasse sono altissime, oppure al contrario le tasse sono altissime perché l’evasione è ai livelli che conosciamo?
Naturalmente, non si tratta di voler trovare le “ragioni” che giustifichino l’evasione, che è sempre sbagliata. Eppure, in qualche modo, può essere utile cercare di capire perché un comportamento come l’evasione (che, quindi, non attiene solo alla sfera economica ma anche a una dimensione, per così dire, culturale) sia così diffuso nel nostro Paese.
Il lavoro presentato dal Centro Studi Confindustria ha il merito di fare luce su un fenomeno nel quale il nostro paese sconta un pesante ritardo. E non solo perché siamo ai primi posti nelle classifiche europee per livello di evasione. Quello che ancora non si vede all’orizzonte è un sistema di conoscenze e monitoraggio dei fenomeni di evasione, dove il terreno da recuperare è ancora sterminato. Con la delega fiscale, va ricordato, è arrivato un provvedimento che in prospettiva dovrebbe portare maggiori certezze, anche scientifiche, introducendo norme per sia definire una metodologia di rilevazione dell’evasione fiscale e sia per arrivare alla predisposizione di un rapporto annuale al Parlamento su sommerso ed evasione. Per altro, già quest’anno, a settembre, il ministero dell’Economia ha elaborato e inviato alle Camere un «Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto dell’evasione fiscale», che include anche una stima del tax gap in Italia, il cui ambizioso obiettivo è arrivare a quantificare il gettito derivante dal mancato adempimento degli obblighi fiscali. Peccato che in alcuni casi i dati si riferiscano agli anni 2007-2008...
Nel frattempo, non resta che prendere atto dell’enorme distanza tra la quantificazione del fenomeno – pensiamo ai 122 miliardi di tasse e contributi evasi stimati dal Csc – e gli importi effettivamente recuperati: proprio il «Rapporto sui risultati della lotta all’evasione» predisposto dal ministero dell’Economia indica in 14,2 miliardi gli incassi del 2014, di cui solo 8 derivanti dall’attività di controllo vera e propria e altri 6 derivanti invece dall’attività di liquidazione.
Numeri che spingono a una considerazione: è sbagliato dire che sull’evasione non si stia facendo nulla. Certamente, però, si deve fare molto di più.
E soprattutto si deve individuare una strategia chiara e coerente. Perché il tira-e-molla tra blitz, compliance, redditometri, anagrafe dei conti, studi di settore...aumenta la confusione ma non l’efficacia delle azioni di contrasto all’illegalità.