domenica 20 dicembre 2015

Corriere La Lettura 20.12.15
Viviamo nella continua attesa del futuro
Quell’eterna utopia che ci permette di continuare a vivere
di Gillo Dorfes


Viviamo nella continua attesa del futuro — del nostro futuro — e solo quest’attesa ci permette di continuare a esistere, perché se improvvisamente ci accorgessimo che questo futuro non esistesse o fosse solo destinato a scomparire, non credo che si riuscirebbe a prolungare la nostra vita. In effetti il problema del futuro — di un futuro generalizzato, globalizzato — è quello che ci permette di credere nelle vicende del nostro mondo e del nostro avvenire.
Troppo spesso abbiamo equivocato sulla portata degli eventi futuri ai quali rivolgiamo già il nostro pensiero e la nostra previsione; sarebbe, invece opportuno che il nostro pensiero fosse sempre rivolto soltanto al passato, ormai pietrificato, o al presente che si svolge sotto il nostro sguardo. Anzi, è proprio nel presente che dovremmo continuare ad esistere; fino ai limiti di quel presente, da cui riusciamo a sbirciare in quello che ancora non è accaduto. Eppure, se non esistesse in tutti noi la sicurezza dell’esistenza di un futuro, probabilmente la stessa sarebbe già troncata e sommersa.
Molto spesso ancora, i nostri studi e il nostro lavoro sono soltanto proiezioni di quello che vorremmo che fosse di là da venire; eppure è proprio questa convinzione che ci permette di esistere e di prolungare la nostra esistenza che, senza questa speranza costante, soccomberebbe a un precoce destino. È proprio attraverso questo destino, però, che noi riusciamo a costruire l’idea e l’immagine di un futuro che ci attende.
Quest’idea spesso legata alla fede, all’orgoglio, alla vendetta, o anche al raccapriccio è tuttavia l’idea fondamentale della nostra esistenza. Sicché potremmo affermare che è sempre l’idea del futuro che ci consente di procedere lungo l’incerta via del presente, senza accorgerci sovente che questa linea è interrotta e che al di là per noi non c’è che il nulla. È soltanto costruendo a mano a mano la via del presente, fatta di minuti e istanti, che riusciamo a procedere verso quel futuro che non avremmo sperato e neppure auspicato di ottenere.
Che l’idea del futuro abbia da sempre occupato l’immaginazione dell’uomo è facile provarlo attraverso gli scritti e le testimonianze di tutto il passato; e per quanto riguarda invece il presente, basterebbe citare quell’importante movimento artistico chiamato Futurismo, che fu per l’appunto una specie di proclama ufficiale che denunciava come l’uomo e soprattutto la sua arte fossero tali proprio nel miraggio di una loro esistenza al di là del tempo presente, dunque un’esistenza che evidentemente non è più quella materialistica, opportunistica, meccanicista dell’attuale civiltà, ma è un’attitudine che già in partenza è volta a carpire quello che potrà essere il prossimo svolgersi delle idee e delle azioni dell’uomo.
Una delle situazioni più affascinanti nella storia letteraria e in quella di altre arti è stata proprio l’ideazione di elementi non ancora presenti al momento in cui queste opere venivano create ed è appunto questa ipotesi paradossale e utopica a permetterci di andare con la mente oltre quanto sta avvenendo ed è sotto i nostri occhi.
Lo sguardo utopico verso il futuro anche nel territorio della scienza ha permesso all’uomo di realizzare invenzioni che avrebbero trasformato il suo futuro, anche se in partenza non ne aveva nessuna preveggenza; ed è ancora una volta un esempio di come molte delle conquiste dell’umanità nel settore scientifico e medico sono state rese possibili quasi esclusivamente da ipotesi intellettuali, basate esclusivamente sulla propria ideazione senza che ci fosse nessun precedente appiglio scientifico o antropologico.