martedì 3 novembre 2015

Repubblica Salute 3.11.15
Psichiatria.
Chiusi dentro e impasticcati, Tornano i matti
Pochi soldi. Tutti a residenze dove i malati restano tali
Hanno vinto la farmacologia d’assalto e l’idea che chi sta male sia pericoloso, mentre mancano i centri di assistenza H24
Ma la ricerca dimostra che la chiave del successo è la riabilitazione personalizzata
di Peppe Dell’Acqua


L’ITALIA HA rappresentato un modello avanzato di gestione nel processo di restituzione di autonomia alle persone con disturbo mentale, a partire dalla legge Basaglia e sino al superamento degli Opg. È auspicabile che i passi avanti sino a ora compiuti conducano a ulteriori avanzamenti nella tutela della salute mentale delle persone, è dal rispetto della dignità che nasce l’idea stessa di terapia: così il Presidente Mattarella nel messaggio in occasione della giornata mondiale della salute mentale 2015 “. Ma la realtà è ben diversa.
Le morti per Tso e per contenzione, i tagli lineari, la riduzione dell’offerta di servizi denunciano ogni giorno le difficoltà per tenere dignitosi livelli di assistenza e per avviare gli “ulteriori avanzamenti” auspicati dal Presidente. La sottrazione di risorse viene considerata causa delle cattive pratiche e delle fiacche politiche di salute mentale. In realtà, le principali responsabilità pendono sulle psichiatrie che lavorano su una presunta e mai dimostrata “pericolosità” dei malati mentali, quella delle porte chiuse e delle contenzioni, ma anche su modelli operativi inadeguati, e percorsi formativi incoerenti. Il cattivo uso delle risorse aggrava irrimediabilmente il quadro: insufficienti, al di sotto delle medie europee (siamo collocati al terzultimo posto) sono disperse per l’acquisto di migliaia di posti letto in comunità, istituti e cliniche dal privato sociale e mercantile. Si spende per produrre cronicità, coltivare la malattia, radicare istituzioni e poteri economici intoccabili, fuori da ogni possibile verifica.
Con ciò che resta delle risorse, poche e spese per le politiche della “contenzione”, diventa difficile far vivere servizi territoriali capaci di accogliere, incontrare le persone, porsi il problema della guarigione, della cura, dell’abitare, del lavoro, della vita quotidiana. Come ha ben sottolineato Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale di Modena, su quotidianosanità. it , in quasi tutte le regioni, i posti letto residenziali assorbono i due terzi del bilancio per la salute mentale, e questa tendenza sembra essere inarrestabile. È preoccupante la convergenza tra amministrazioni che sperperano in assenza di programmi e di capacità di verifica e una psichiatria incapace di interrogarsi.
Tuttavia servizi di provata efficacia non mancano: sono nel Friuli Venezia Giulia, a Modena, a Pistoia, ma anche a Messina e a San Severo di Foggia. Solo per dirne alcuni tra le più radicate. Qui si investe in centri di salute mentale h24, in progetti riabilitativi personalizzati, in programmi di abitare assistito, in promozione della cooperazione sociale per l’inserimento lavorativo e in definitiva in reti orientate alla ripresa.
Il dominio delle psichiatrie farmacologiche, dei modelli psicologici fornisce strumenti inadeguati per affrontare la sofferenza delle persone, il loro bisogno di riuscire a esserci, di non scomparire. Bisognerebbe ricominciare a parlare di cittadini, di persone, di soggetti per ritrovare l’entusiasmo per le politiche della cura. La ricerca mostra che l’integrazione è la chiave del successo terapeutico; nella cura di chi è affetto da disturbo mentale, un ruolo di primo piano è svolto dal territorio e dalle sue reti. Occorre rimuovere gli ostacoli che impediscono l’integrazione, ed evitare scelte che si traducono in fenomeni di istituzionalizzazione e di marginalizzazione sociale.
* già direttore del Dipartimento di Salute Mentale e oggi professore di Psichiatria sociale all’Università di Trieste.