venerdì 27 novembre 2015

il manifesto 27.11.15
Consulta, il Pd persevera
Martedì prossimo i democratici intendono riproporre la stessa terna (Barbera, Sisto, Pitruzzella) di candidati giudici costituzionali, malgrado l'accordo con Forza Italia non abbia retto alla prova del voto segreto. Grasso minaccia: scrutini a oltranza
di A. Fab.


ROMA «Scrutini a oltranza». Nel primo dei quattro giorni concessi ai partiti — ma essenzialmente al Pd e ai suoi alleati — per provare a sciogliere il rebus delle nomine alla Consulta, il presidente del senato Grasso agita lo spauracchio del conclave. Se anche martedì prossimo la seduta comune del parlamento non dovesse riuscire a ricostituire il plenum della Corte costituzionale — che manca da 17 mesi e 27 scrutini — «si può ritenere che sia venuto il momento di scrutini a oltranza, finché non si arrivi a una soluzione». «Abbiamo dato fino a martedì perché maggioranza e opposizione possano trovare delle soluzioni», aggiunge Grasso. Ma al momento è ancora muro contro muro. Del Pd contro il Movimento 5 Stelle e viceversa.
Malgrado l’unico precedente positivo — quello di oltre un anno fa che ha portato all’elezione della giudice Silvana Sciarra — sia passato per un accordo tra i democratici e i grillini (che ottennero i voti per mandare il loro prescelto al Csm), al Nazareno si preferisce insistere nel guardare dall’altra parte. L’asse con Forza Italia ha portato al disastro mercoledì scorso, quando tra assenti e franchi tiratori sono spariti nel segreto dell’urna oltre 150 voti. Non ce l’hanno fatta né il favorito del Pd Augusto Barbera, fermato 36 voti sotto la soglia minima del quorum richiesto per l’elezione a giudice costituzionale, né il senatore di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, né tantomeno il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella sul quale puntavano i centristi che immaginavano di approfittare della rottura tra grillini e renziani.
Rottura che persiste. Perché i 5 Stelle dopo aver dato segnali di poter accogliere la candidatura Barbera hanno velocemente sterzato, rifiutandosi di sottoporla al giudizio della rete — come del resto è stato per la stessa candidatura grillina, venuta fuori da una riunione semideserta di parlamentari che ha designato il costituzionalista Franco Modugno, immediatamente gradito dal Pd. E il Pd ancora ieri sera insisteva: «Noi abbiamo accettato senza batter ciglio la proposta di Modugno, ci saremmo aspettati lo stesso per Barbera», ricordava il deputato Mauri. E invece no, anche se le motivazioni dei 5 Stelle hanno avuto bisogno di qualche giorno per affinarsi. All’inizio hanno detto che il nome era stato fatto troppo tardi perché potesse essere sottoposto al giudizio degli iscritti online. Poi hanno rimarcato l’incidente giudiziario del professor Barbera, intercettato dalla Guardia di Finanza di Bari mentre al telefono si interessava di un concorso a cattedra, una vicenda per la quale non risulta indagato; l’argomento è adesso assai sfumato sul blog di Grillo. Dove si insiste invece sui trascorsi politici di Barbera, che in effetti è un ex parlamentare ma soprattutto è un accanito sostenitore delle riforme di Renzi in mille occasioni pubbliche. Sul blog si stroncano facilmente anche le candidature di Sisto e Pitruzzella. Con argomenti che sono gli stessi di Sinistra italiana, che ieri in una conferenza stampa ha parlato di «figure fortemente segnate dallo scontro politico che si è consumato in questi mesi e trasmettono l’idea dei partiti che mettono le mani sulla Consulta».
Stando così le cose, martedì dovrebbe cambiare poco, a meno che una più occhiuta vigilanza di Pd e alleati non riporti a votare quella trentina di assenti della maggioranza che si sono contati due giorni fa, non perdendone neanche uno nel voto segreto potrebbe farcela il solo Barbera, ma è davvero assai difficile. Il Pd ha già dato prova di sapersi incaponire, portando al massacro il nome di Violante in nove votazioni consecutive, ma passato un anno il parlamento non può concedersi il lusso di sprecare un altro mese. Da qui la minaccia di votazioni ad oltranza. Che possono servire a forzare la mano ai due litiganti. Se Pd e M5S si ritrovassero, a rimetterci potrebbe essere il candidato di Forza Italia Sisto, in favore del centrista Pitruzzella. Molto presto, però, vista l’annunciata rinuncia di ancora un altro giudice eletto dal parlamento, i berlusconiani potrebbero avere la loro piccola fetta di Corte costituzionale.