lunedì 23 novembre 2015

Corriere 23.11.15
Un impero dimenticato Il colonialismo belga
risponde Sergio Romano


Dopo gli attentati di Parigi in cui si è parlato della cittadinanza belga di uno o più attentatori e il timore di attentati nella capitale del Belgio, mi è venuto in mente che in effetti quando ho visitato Bruxelles mi era subito apparso evidente che fosse una città con una forte presenza di immigrati africani. Eppure non mi sembra che il Belgio fosse una potenza coloniale di rilievo come, ad esempio, Francia e Regno Unito.
Cesare Scotti

Caro Scotti,
La storia coloniale del Belgio è una lunga sequenza di paradossi. Nella seconda metà dell’Ottocento, mentre la febbre coloniale si stava diffondendo in Europa, la borghesia belga, soprattutto fiamminga, era impegnata nella costruzione di una grande economia industriale e poco sensibile agli argomenti commerciali con cui altri Paesi giustificavano le loro ambizioni asiatiche o africane. Se fosse stato chiamato ad assicurare i mezzi finanziari per una spedizione coloniale con fini politici, il Parlamento del Belgio avrebbe respinto la richiesta. Ma il suo secondo re (Leopoldo di Sassonia Coburgo Gotha, salito al trono nel 1865) sognava un impero ed era perfettamente in grado di comprarlo. Dopo averlo cercato in Asia (propose al governo spagnolo la vendita delle Filippine), lo trovò in Africa centrale dove alcune recenti esplorazioni avevano trasmesso al mondo l’immagine di un Eldorado traboccante di ricchezze naturali. Sotto la guida di Leopoldo, la colonizzazione della Valle del Congo fu realizzata, come sempre, grazie a una serie di contratti d’acquisto stipulati con notabili locali; ma il risultato fu uno Stato privato, proprietà di una singola persona, ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale nel 1885. Come ricorda Henri Wesseling in La sparti zione dell’Africa 1880-1914 (Corbaccio 2001), Leopoldo avrebbe potuto proclamarsi imperatore del Congo, ma “si accontentò del più modesto titolo di «re sovrano».
Fu un grande successo personale, ma offuscato dalla brutalità e dalla spregiudicatezza con cui il Congo venne sfruttato dai suoi padroni e amministratori negli anni seguenti. Di quel periodo esistono tre documenti. Il primo è un rapporto redatto da un diplomatico britannico di origine irlandese, Sir Roger Casement, che gli inglesi impiccheranno nel 1916 per le sue relazioni con l’Intelligence della Germania imperiale. Il secondo è Heart of Darkness (in italiano Cuore di tenebra ), il grande romanzo di Joseph Conrad, apparso nel 1899. Il terzo è V oyage au Congo di André Gide, apparso nel 1927 e seguito un anno dopo da Retour du Congo .
Vi furono alcuni miglioramenti quando il Congo divenne formalmente una colonia belga il 18 ottobre 1908. Più tardi, dopo la fine della Grande Guerra, il Paese partecipò alla spartizione delle colonie tedesche e fu, come il Portogallo, il più piccolo proprietario di un enorme impero coloniale. Come nel caso del Portogallo, il declino e il tramonto sono stati tempestosi e sanguinosi. Nel Congo post-coloniale, la pace non è ancora arrivata.