giovedì 1 ottobre 2015

Repubblica 1.10.15
Lo psicoanalista Pietropolli Charmet
“Il rifiuto della diversità dietro queste mistificazioni”
intervista di M. N. D. L.


UNA mistificazione di temi e concetti, eppure la presunta teoria del Gender spaventa genitori e insegnanti. E nonostante le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giannini, sul fatto che il “Gender a scuola non esiste”, il sospetto dilaga. «Perchè colpisce tabù e paure profonde degli adulti, il cuore tradizionalista dell’Italia», spiega Gustavo Pietropolli Charmet, psicoanalista e attento osservatore dei fenomeni familiari.
Quali paure, professore ?
«Prima di tutto la paura dell’omosessualità. Le cose stanno cambiando, ma per un genitore scoprire di avere un figlio o una figlia gay è ancora oggi un trauma».
E come potrebbe l’educazione al rispetto dei generi favorire l’omosessualità?
«È una concezione arcaica ma presente ancora in molti adulti. Si pensa cioè che spiegare ad un giovane che può scegliere l’identità di genere che preferisce potrebbe spingerlo ad attuare quelle scelte diverse, che altrimenti sarebbero rimaste sopite».
Ed è così che accade?
«Naturalmente no, un giovane che percepisce la propria omosessualità la comprende anche se nessuno gli parla del Gender. Ma queste sono le paure, anzi i tabù, dei genitori».
Quindi l’Italia è più vicina a movimenti come quelli del Family Day che alla legge sulle unioni civili?
«Non credo che il movimento del Family Day possa avere un grande seguito, e so che molti in Italia condividono i percorsi delle nuove famiglie. Ma nel profondo, nella pancia profonda del Paese, la normalità vuol dire essere eterosessuali».
Quanto conta in questa disinformazione generale la mancanza dell’educazione sessuale a scuola?
«Moltissimo. Ma la crociata sul Gender sta boicottando in modo grave chi da sempre tiene i corsi sulla sessualità».
In che modo?
«Posso riferire l’esperienza dei consultori in Emilia Romagna, i cui operatori sono stati oggetto di attacchi pesantissimi. Ci sono istituti che hanno dovuto interrompere i corsi, perché nel mirino di questi gruppi. Invece la scuola è il luogo migliore».
Per una giusta informazione sulla sessualità?
«Sì, proprio perché maschi e femmine sono insieme, e nel dibattito devono per forza confrontarsi. Ma è sempre più difficile. Se tutto ciò viene smantellato ai ragazzi non resta che internet».
Ma lei ritiene che sottolineare la libertà della propria identità di genere possa favorire scelte sessuali che altrimenti sarebbero represse?
«Come dicevo, la percezione di sé è più forte dei condizionamenti. Però favorire una cultura in cui l’omosessualità non è un tabù, favorire l’integrazione, combatte l’omofobia, può aiutare chi ha paura a rivelarsi».
Quindi l’angoscia di molti genitori è che la teoria del Gender possa corrompere i loro figli?
«È la tesi dei gruppi anti-Gender. Però non dimentichiamo la famiglia tradizionale».
Cioè eterossessuale...
«Sono convinto che la maggioranza degli italiani ritenga che la famiglia naturale sia quella formata da un uomo e una donna. C’è poi un’avanguardia per fortuna sempre più larga che concepisce altri tipi di unioni e nuclei familiari. Ma è ancora un’avanguardia».