sabato 17 ottobre 2015

La Stampa 17.10.15
Afghanistan, i soldati italiani resteranno un altro anno
Renzi dice sì al “pressing” di Obama: ma nel 2017 tutti a casa
La permanenza dei nostri militari costerà 150 milioni di euro
di Francesco Grignetti


Il governo conferma: a differenza di quanto previsto, i nostri soldati resteranno in Afghanistan anche nel 2016 come ci chiedono pressantemente l’Alleanza atlantica e l’Amministrazione Usa. Non se ne parla, invece, d’impegnarsi per il 2017. Dentro l’Esecutivo, peraltro, c’era chi frenava e avrebbe voluto concedere soltanto sei mesi. Ma tant’è. La risposta di Roma probabilmente deluderà Washington.
È Matteo Renzi in persona ad annunciare, in un passaggio del suo discorso all’Università di Venezia, che l’Italia sta «decidendo in queste ore» quale posizione tenere in Afghanistan. «Avete sentito tutti cosa ha detto il presidente Obama», dice il premier. Già, tutti hanno saputo che Obama, di malavoglia, ha dovuto confermare la presenza dei marines per il 2016 e il 2017. Rispetto alle richieste dei suoi generali, ha dimezzato le presenze, ma l’annunciato ritiro totale degli americani non ci sarà. Con l’occasione, Obama ha anche detto che conta sulla presenza in Afghanistan degli alleati.
Italiani e tedeschi
Sono una quarantina i Paesi presenti con proprie truppe in Afghanistan, eppure l’appello è rivolto essenzialmente agli italiani e ai tedeschi. Si consideri infatti che i francesi sono già rientrati in patria da un paio di anni, gli spagnoli stanno smobilitando, gli inglesi hanno mollato la posizione di Helmand e c’è soltanto un contingente di circa 200 soldati a Kabul.
Il pressing è per gli italiani, insomma, perché i nostri militari sono molto apprezzati per il lavoro che svolgono sul terreno, ma soprattutto per una questione politica e simbolica: gli americani temono di restare soli in quel pantano. Perciò è nato questo riferimento afghano, con sottolineatura di come vanno davvero le cose, nel discorso di Renzi a Venezia. «Stiamo valutando in queste ore se prolungare di un altro anno la nostra presenza in Afghanistan, come ci è stato chiesto dall’amministrazione americana».
Un altro anno a Herat, allora? A questo punto è scontato. La Difesa, però, è in affanno. La missione costa 150 milioni di euro all’anno, altri 120 milioni (come da impegni presi nel summit Nato Chicago 2012: ma a quel tempo eravamo sicuri di rientrare nel 2014) li versiamo per pagare gli stipendi dell’esercito afghano, e Roma vorrebbe concentrare quei soldi sul Mediterraneo, che è la nostra vera priorità. Se mai partisse la missione di «peace keeping» in Libia, poi, uomini e mezzi sarebbero chiamati a un nuovo impegno gravoso.
Le difese della Russia
È un fatto, comunque, che la Nato ritiene molto pericolosa la situazione in Afghanistan. Un ritiro completo degli occidentali, mancando oltretutto il supporto aereo, potrebbe spingere l’esercito regolare di Kabul al collasso. E non solo l’Alleanza atlantica vede una realtà pericolante. Putin ha deciso ieri di mandare truppe alla frontiera tra Afghanistan e Tagikistan. «Terroristi di varia natura - ha spiegato il presidente russo - stanno guadagnando sempre maggior influenza e non nascondono i loro piani per una ulteriore espansione. Uno dei loro obiettivi è quello di irrompere in Asia centrale. Dobbiamo essere pronti a reagire».