giovedì 29 ottobre 2015

Il Sole 29.10.15
Dal Giubileo al debito, le urgenze della città in attesa di una risposta
di Massimo Frontera e Andrea Marini


Il casus Marino e la partita della revoca o meno delle sue dimissioni lascia in sospeso dossier fondamentali per la capitale. Lavori pubblici, Giubileo, risanamento delle aziende comunali Atac (trasporti) e Ama (igiene urbana) e l’approvazione del bilancio previsionale 2016.
In una situazione normale, si inizierebbe già a discutere del documento di bilancio 2016 che di norma dovrebbe essere approvato entro dicembre (anche se c’è tempo fino al 31 marzo). Secondo l’agenzia di rating Fitch, nel 2015 il comune di Roma dovrebbe raggiungere un pareggio nel bilancio corrente, in miglioramento rispetto al leggero disavanzo inferiore all’1% delle entrate nel 2014. Sul fronte debito, dopo i precedenti piani di rientro, Fitch si aspetta per il debito diretto di Roma un aumento nel medio-lungo termine fino a 1,5 miliardi, circa un terzo del bilancio, rispetto agli 1,2 miliardi di fine 2014. La cifra, rivela comunque l’agenzia, raddoppierebbe «considerando il finanziamento del disavanzo di amministrazione, nonché il debito finanziario di Ama e Atac».
Proprio Atac, martedì, con l’ok dell’assemblea dei soci, ha approvato il bilancio 2014. L’azienda, spesso finita nel mirino per il caos trasporti, ha chiuso l’anno scorso con un passivo di 141 milioni. Che però dovrebbe scendere a 93 milioni quest’anno, per poi arrivare al pareggio l’anno prossimo. Dopo la ricapitalizzazione da 180 milioni varato in extremis (per evitare il fallimento di Atac) con l’ultimo assestamento di bilancio del Comune, è ancora tutta da giocare la partita della ricerca di un partner industriale. Il comune vuole mantenere comunque, con il 51%, il controllo dell’azienda. Ama ha ottenuto dal Comune, il 25 settembre, il rinnovo dell’affidamento del servizio per altri 15 anni (che vale quasi 800 milioni di ricavi annui). La delibera apre anche le porte ai privati per la pulizia di alcune aree della capitale. Un nodo ancora da sciogliere.
A poco più di un mese dall’inizio del Giubileo, il bilancio dei cantieri programmati appare pericolosamente in ritardo. Il temuto scenario di vedere i lavori in corso in coincidenza del flusso di pellegrini comincia a farsi concreto: ieri il Cda Enac ha «espresso preoccupazione per la crescita del traffico prevista sull’Aeroporto di Roma Fiumicino sia in vista dell’imminente Giubileo, sia per il costante aumento» nei prossimi anni.
Ieri, segnala un comunicato del Comune, si sono aperti i primi due cantieri giubilari (Porta Ardeatina e Piazzale Ostiense). Ma gli interventi in programma sono 29 (solo per citare quelli di opere pubbliche). E gli altri? Secondo l’aggiornamento a cura dell’assessorato di Lavori pubblici, mancano ancora tre procedure da avviare, mentre quelle avviate non sono arrivate al cantiere (o all’aggiudicazione). L’immagine di una città che non riesce a rispettare un cronoprogramma neanche per appaltare un marciapiedi a trattativa privata è il plastico emblema della crisi politica, surreale, di cui la città è spettatrice.
A parte il Giubileo, restano in stand by almeno un paio di maxi-appalti di opere di cui la città ha estremo bisogno: la maxi gara stradale da 97 milioni di euro in 12 lotti, che la giunta Marino aveva concepito per voltare pagina sulla scarsa qualità dei lavori stradali nelle principali strade della Capitale. Incertezza anche per il maxi-ponte dei congressi in zona Magliana-Eur, l’opera da 145 milioni di euro che la giunta aveva deciso di delegare al Provveditorato alle Opere pubbliche, dopo aver faticosamente ottenuto i fondi necessari dal governo.
Non meno importanti sono le novità legate alla riorganizzazione della macchina capitolina, che restano a metà: il nuovo regolamento sui lavori pubblici, con la centrale unica di committenza che cancella alcune prerogative dei municipi capitolini, è stata approvata dalla giunta, oggi dimissionaria, e avrebbe dovuto essere discussa dall’assemblea Capitolina.