martedì 20 ottobre 2015

Corriere 20.10.15
Renzi e le truppe in Afghanistan
Le mosse per ampliare il consenso
760 i militari italiani impegnati nella missione Nato in Afghanistan
Il premier vede Mattarella. Il timore di aprire un altro fronte nel partito


ROMA Fino a qualche giorno fa era un’ipotesi sulla quale, come aveva spiegato Matteo Renzi, il governo stava «ragionando». Adesso è diventata qualcosa di più di un’ipotesi: dopo la decisione di Obama di lasciare i soldati Usa in Afghanistan, anche l’Italia, come altri Paesi Nato presenti in quell’area (Germania e Turchia) manterrà le sue truppe nella regione. Ne hanno parlato, nel corso del loro incontro di ieri, al Quirinale, lo stesso premier e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il capo dello Stato e il presidente del Consiglio torneranno a discutere della permanenza dei nostri soldati in Afghanistan (attualmente sono 760 i militari italiani lì stanziati) domani, nel Consiglio Supremo di Difesa, che era già stato convocato. Non si tratta dunque di una riunione ad hoc , ma sarà quella l’occasione per definire la posizione del nostro Paese, dopo il pressing degli Stati Uniti e della Nato, che hanno chiesto all’Italia, come ad altri alleati, di non abbandonare quell’area.
Formalmente non c’è bisogno di un voto del Parlamento per decidere il prolungamento o meno della nostra missione (voto che, invece, è necessario per il finanziamento). Basta che il governo (come, peraltro, è già accaduto) annunci la propria decisione in una riunione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa della Camera dei deputati e del Senato.
In questa fase così delicata (la legge di Stabilità sta per arrivare alla prova dell’Aula di Palazzo Madama), il premier non vuole però nuove contrapposizioni e polemiche. Per questa ragione intende discuterne a breve all’interno del partito. É questo il vero motivo per cui, l’altro giorno, Renzi ha chiesto al presidente del Pd Matteo Orfini di convocare la Direzione. È in quell’organismo che verrà affrontata la questione, perché il premier, in quest’occasione, non intende prestare il fianco alle critiche della minoranza che lo accusa di decidere tutto da solo, senza passare per una discussione collegiale negli organismi dirigenti.
Dunque, discussione sarà, perché, come ha spiegato il presidente del Consiglio ai suoi collaboratori, «il governo intende coinvolgere le forze politiche» su questa questione.
Ma, di fatto, la decisione è stata presa, benché non ancora formalmente. L’Italia ha già assicurato gli alleati che non mancherà il sostegno del nostro Paese per mantenere la pace in Afghanistan. E infatti ieri pomeriggio l’agenzia di stampa Reuters rivelava che, secondo alcune fonti della Nato, «Germania, Turchia e Italia manterranno il dispiegamento di truppe» in quell’area.
Il prolungamento della missione dovrebbe durare un anno. La decisione definitiva, comunque, verrà presa all’inizio di dicembre, a Bruxelles, in un incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi Nato. Ma Matteo Renzi, che vuole arrivare all’appuntamento avendo alle spalle un Paese unito, sta già aprendo la strada a questa prospettiva perché ha bisogno di tempo per avere un ampio schieramento di forze politiche favorevole all’iniziativa. E, per ottenere questo risultato, deve innanzitutto coinvolgere il suo partito, ottenendo dal Pd un «via libera».