domenica 27 settembre 2015

Repubblica 27.9.15
Il papa e Obama parlano al mondo, ascoltiamoli
Operano in settori diversi ma le finalità sono affini. Purtroppo non avranno molto tempo a disposizione
Francesco vuole una Chiesa missionaria che non deve essere deturpata dall’amore per il potere
In Italia la personalità politica più importante è Matteo Renzi
di Eugenio Scalfari


LA POVERTÀ, la discriminazione, la corruzione: questi sono i mali del mondo e tutto il male restante è da questi che deriva. Così pensa e dice papa Francesco e questa è la sua predicazione che cominciò in Argentina quarant’anni fa ed è continuata con ben altra ampiezza di ascolto da quando siede sulla sedia di Pietro.
Non era però accaduto che questo tema, che con una sola parola onnicomprensiva si può definire disuguaglianza, fosse affrontato dinanzi al Congresso degli Stati Uniti d’America e poi all’Assemblea delle Nazioni Unite. La disuguaglianza è la causa e il suo più vistoso effetto è quello della migrazione, che riguarda centinaia di milioni di persone e interi popoli che si spostano da un Paese all’altro, da un continente all’altro, rivendicando i loro diritti di persone umane e la loro libertà.
Eguaglianza, libertà, fraternità: sono questi i tre valori che tre secoli fa l’Europa rivendicò ed è su di essi che si sta realizzando l’incontro tra la Chiesa di Francesco e la modernità laica. Un Papa dal linguaggio profetico e rivoluzionario come Lui non s’era mai visto prima: gesuita fino in fondo, francescano fino in fondo, che ha saputo unificare la parte migliore di questi due Ordini della Chiesa, in apparenza molto lontani tra loro. La loro storia è diversa, ma la loro ispirazione ha le medesime finalità della Chiesa missionaria di Francesco: ama il prossimo tuo come e più di te stesso.
Più volte mi sono posto la domanda del rapporto tra questo Papa e la politica. Lui esclude che questo rapporto vi sia ed infatti combatte il potere temporale della Chiesa cattolica.
PROPRIO perché una Chiesa missionaria come Lui la concepisce non ha e non deve esser deturpata dal temporalismo, cioè dall’amore verso il potere. Gli effetti di questa lotta tuttavia si riverberano con inevitabile intensità sulla politica. Corruzione, discriminazione, povertà, sono alcuni dei connotati che caratterizzano il potere e deturpano la politica. Non a caso Francesco è stato accusato di simpatie “comuniste”. È una accusa volutamente e ingiustamente aggressiva, alla quale Francesco ha risposto cristallinamente: «Io predico il Vangelo; se i comunisti dicono le stesse cose, sono loro che adottano il Vangelo».
Qualche amico mi ha chiesto chi sono a mio parere gli uomini più importanti e che maggiormente influenzano la situazione del mondo d’oggi. La mia risposta è: Francesco e Barack Obama. Operano in settori diversi ma le finalità sono affini. Purtroppo non avranno molto tempo a loro disposizione ed è assai improbabile che i loro successori siano alla stessa loro altezza. È addirittura possibile che abbiano finalità diverse dalle loro. La storia del resto non è coerente nel suo procedere, affidata più al caso che al destino; variano le passioni, le emozioni, gli interessi e quindi i valori e gli ideali. Ma i momenti culminanti e chi li rappresenta sia nel bene sia nel male rimangono nella memoria storica e aiutano le anime vigili e responsabili a tener conto del prossimo e della “polis”, due parole che indicano la stessa realtà vista da due diverse angolazioni: il prossimo si configura in una convivenza tra liberi ed eguali. Così vorremmo che fosse.
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Sarebbe altrettanto interessante capire chi sono le personalità più rimarchevoli in Europa e in Italia, luoghi geopolitici, sociali, economici e culturali che ci riguardano molto da vicino.
Nel nostro continente Angela Merkel, Mario Draghi e anche Putin: la Russia è bi-continentale ma la sua parte politicamente essenziale è quella ad Ovest degli Urali o addirittura ad Ovest del Volga. Quindi Europa.
La Merkel nelle ultime settimane ha perso improvvisamente peso, anzitutto con quanto è accaduto e sta tuttora accadendo con le ondate di migranti e la reazione che hanno provocato nei Paesi dell’Est europeo e nella stessa Germania. Poi, ancor più recentemente, con lo scandalo Volkswagen che ha messo in crisi non soltanto una delle principali case automobilistiche del mondo intero, ma l’industria tedesca nel suo complesso, con possibili chiamate di correo perfino politiche.
La Germania è sulla difensiva su tutti i fronti: quello delle immigrazioni, quello dell’economia industriale, quello della dominanza europea. Questa crisi indebolisce l’Europa perché con una Germania incerta anche l’Europa diventa più incerta. Il futuro del nostro continente è strettamente legato alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa. L’ultimo e più autorevole appello perché quest’evento si compia è stato di Giorgio Napolitano che al convegno sulla giustizia promosso a Piacenza ha avuto in proposito parole nettissime. Se quest’evento sfumasse verso un tempo indeterminato – ha detto Napolitano – l’Europa e tutti gli Stati nazionali che la compongono diventerebbero insignificanti nel panorama mondiale con effetti negativi di carattere economico sociale e di conseguenza politico. Una chiarezza di giudizio encomiabile, ma purtroppo Napolitano non dispone più di strumenti concreti per dare seguito a ciò che pensa e dice su questo tema. Per fortuna Mattarella la pensa allo stesso modo e lui qualche strumento di concreta pressione lo ha.
In questo panorama di incertezza e indebolimento dell’Unione europea, chi dispone di strumenti importanti e concreti è Mario Draghi e li sta usando sempre più drasticamente: ha aumentato nel tempo e nella misura il “quantitative easing”; ha penalizzato la liquidità delle banche quando se ne servono per interessi propri anziché della clientela; sta estendendo le garanzie ai depositanti e alle banche e l’acquisto di titoli pubblici. Nella sua ultima dichiarazione pubblica ha chiesto alla Commissione di Bruxelles e al Parlamento di istituire un ministro del Tesoro europeo che sia il solo interlocutore politico della Banca centrale, responsabile d’un bilancio europeo molto più ampio di quello attuale, un debito pubblico sovrano con relativa emissione di titoli e una propria politica di investimenti. Il tutto con le necessarie cessioni di sovranità. Ha sollecitato infine l’Italia a varare leggi del lavoro e sgravi fiscali che abbiamo come obiettivo quello di incentivare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro. Quanto all’aumento dei tassi di interesse Usa, ormai deciso dalla Fed americana, produrrà un rafforzamento del tasso di cambio del dollaro con ulteriore deprezzamento dell’euro che favorirà ancor più le esportazioni di merci europee (e italiane) verso l’area del dollaro.
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In Italia la personalità politica più importante è Matteo Renzi, per suo merito e per la debolezza degli altri. Personalità politicamente e moralmente più rilevanti della sua ce n’è più d’una ma sono persone, non forze politiche. Per di più una parte rilevante del popolo italiano lo segue con rassegnato entusiasmo, come fece in altri tempi con Berlusconi.
Quanto agli oppositori, il consenso che raccolgono è nettamente minore del suo: Il Movimento 5Stelle è l’inseguitore più prossimo ma il distacco è ampio e non pare destinato a diminuire. Quanto all’opposizione interna, alla resa dei conti ha mostrato la sua fragilità, maggiore di quanto si pensasse, negoziando e accordandosi con lui su dettagli e abbandonando l’obiettivo numero uno che loro stessi definivano il recupero di quei valori, ideali e concreti, d’una moderna sinistra. La realtà ha dimostrato che quei valori si sono persi per strada e assai difficilmente saranno recuperati.
Il problema dell’elezione diretta dei senatori – che comunque è stato anch’esso di fatto abbandonato – era uno strumento per recuperare quei valori. La battaglia sul Senato rappresenta un grimaldello per ottenere che il regime monocamerale non fosse subordinato al governo come di fatto sarà in una Camera di “nominati”. Questo era l’obiettivo, smarrito per strada da senatori democratici che l’avevano indicato molte volte e poi l’hanno mandato in soffitta.
Può darsi che un Renzi che governa da solo in un Paese come il nostro sia una soluzione ottimale.
Va notato tuttavia che le leggi fin qui prodotte sono di modestissima qualità, le abbiamo su questo giornale esaminate con attenzione e ne abbiamo individuato pregi e difetti. Debbo dire che i difetti sono molto più numerosi dei pregi e lo dimostra un esperto come Gianluigi Pellegrino e perfino un “renziano” come D’Alimonte, sul Sole 24 Ore di venerdì. Civati sta raccogliendo firme per un referendum abrogativo. Vedremo domani se avrà ottenuto il numero previsto dalla legge ma se quel referendum si facesse la decisione passerebbe al popolo e forse sarebbe un fatto positivo.
Ma il modo più idoneo a recuperare valori costituzionali in gioco potrebbe essere la ripresentazione di quella proposta di legge che non ebbe la possibilità di essere votata, presentata nel 1995 con una settantina di firme tra le quali quelle di Mattarella, Napolitano, Walter Veltroni, Piero Fassino, Leopoldo Elia, Rosy Bindi. Il nucleo essenziale suonava così: «La democrazia parlamentare deve dispiegarsi appieno per quanto riguarda le scelte del governo, ma deve trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali, delle regole democratiche, dei diritti e della libertà dei cittadini; principi, regole, diritti che non possono essere rimessi alle decisioni della maggioranza pro-tempore».
Ho ricordato questa proposta nel mio articolo di domenica scorsa. Oggi ne propongo la ripresentazione perché è il solo modo di rafforzare la fragile democrazia esistente senza con ciò impedire a Renzi di dare il meglio di sé evitandone il peggio.