giovedì 10 settembre 2015

il manifesto 10.9.15
Xenofobi e destra europea tifano per il caos
Destra europea. La prima prova l'11 ottobre per le elezioni municipali a Vienna
di Guido Caldiron


Scommettono sul caos e tifano per il peggio, puntando sulla possibilità che le politiche di accoglienza evocate per prima da Angela Merkel, e quindi da molti premier europei, possano tradursi in un fallimento e quindi in nuovi consensi nei loro confronti. A prima vista si potrebbe pensare che gli esponenti dell’estrema destra e dei movimenti populisti e xenofobi del Vecchio continente, che hanno fin qui puntato tutto sull’evocare una minacciosa «invasione di migranti», possano sentirsi spiazzati dal rapido cambio di linea dell’establishment politico europeo.
Eppure, l’impressione è che proprio il nuovo isolamento in cui sembrano trovarsi oggi gli imprenditori politici dell’intolleranza, possa in prospettiva giocare paradossalmente a loro favore.
Questa almeno l’istantanea che si può trarre dalle reazioni suscitate a caldo in questi ambienti dagli annunci della cancelliera tedesca e le prime, sommarie analisi proposte sul tema. Come quella avanzata da Michael Haltzel, dell’Istituto finlandese di relazioni internazionali e raccolta dal New York Times. «In alcuni paesi, come la Germania e la Svezia, la proposta di accogliere i profughi sta raccogliendo un ampio consenso popolare, ma altrove le reazioni oscillano tra l’indifferenza e la netta ostilità». C’è il rischio, ha ammonito Haltzel, «che si crei una sorta di sovraccarico e temo che a beneficiare delle conseguenze di tutto ciò possa essere proprio l’estrema destra»
In ogni caso, ad annunciare il tono della contro-offensiva della destra razzista è stata nei giorni scorsi Marine Le Pen che a conclusione dell’Università d’Estate del Front National, svoltasi a Marsiglia, ha ribadito quelle che Le Monde ha bollato come le sue «detestabili ossessioni». Vale a dire che «l’immigrazione rappresenta un fardello insopportabile» per la Francia e che dietro i migranti si nascondono in realtà i terroristi islamici pronti a colpire.
Anche se oggi, Le Pen dixit, «vogliono impedirci di pensare, gettandoci in faccia la morte di un bambino (la foto del piccolo Aylan) per far avanzare il loro sinistro progetto». «Loro» in questo caso sono «le altre potenze (Berlino e Washington) di cui la Francia è diventata un semplice vassallo», accusate, soprattutto la Germania, di voler continuare a «reclutare dei nuovi schiavi per la sua economia».
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, anche se si deve tenere conto che i francesi si mostrano tiepidi verso l’accoglienza degli stranieri, come documentato da un sondaggio successivo alla svolta di Merkel. In questo senso, come sottolineava il quotidiano parigino, malgrado il cambio di clima, il Front National «continua ad imporre la sua retorica nel dibattito pubblico».
Diversa la situazione in Germania, dove la prima reazione di Pegida, cui si è avvicinato negli ultimi tempi anche il partito populista dell’Alternative für Deutschland, è stata quella di scendere in piazza a Dresda per gridare la propria opposizione per le scelte della Cancelliera. A segnalare come il clima sia rapidamente cambiato da queste parti, il fatto che non è stata organizzata alcuna contro-manifestazione. Solo un migliaio di persone hanno ascoltato il leader del movimento, Lutz Bachmann, criticare Merkel e fare l’elogio di Marine Le Pen: «Sogno, che la leader del Front National e il premier ungherese Victor Orbán vengano a celebrare qui il primo anniversario dalla fondazione di Pegida alla metà di ottobre». Questo mentre la folla, tra bandiere tedesche, spesso fatte in casa, scandiva slogan come «l’Islam non fa parte della Germania, signora Merkel».
Come si sa, qui il problema maggiore è la violenza neonazista che quest’anno ha fatto registrare un netto incremento, più che il peso elettorale dell’estrema destra. Ciò detto, resta da capire come sarà vissuta nei lander orientali la svolta di Berlino, visto che secondo un sondaggio della Ard, il 45 % dei tedeschi dell’ovest considera che l’immigrazione offra dei vantaggi al paese, mentre il 33% pensa che comporti soprattutto degli inconvenienti: percentuali che si capovolgono esattamente ad est.
Se invece il sostegno del governo austriaco alla linea Merkel potrà pesare o meno nelle urne, lo si vedrà già il prossimo 11 ottobre in occasione delle elezioni municipali di Vienna, dove i liberalnazionali del Freiheitlichen Partei Österreichs di Heinz Christian Strache, l’erede politico di Haider, sono dati in grande crescita; questo mentre gli ultimi sondaggi nazionali indicano l’Fpö come primo partito del paese. Strache, candidato a sindaco della capitale, sostiene la linea dura di Orbán, chiede di schierare l’esercito alla frontiera e che siano accolti solo i profughi di religione cristiana. «Non vogliamo che questa nuova ondata di arrivi dia il colpo di grazie alla cultura cristiana e occidentale dell’Europa», ha spiegato alla radio nazionale.
Dove l’estrema destra già pesa sugli equilibri di governo, come nel caso di Copenhagen — qui lo xenofobo Partito del popolo sostiene un esecutivo di centrodestra — le posizioni sono altrettanto nette.
Dopo aver acquistato alcune pagine sui maggiori quotidiani libanesi per avvisare i potenziali richiedenti asilo che, in controtendenza con la Merkel, loro hanno deciso di rendere più severe le norme sull’ingresso nel paese, le autorità danesi hanno deciso nelle ultime ore di bloccare i collegamenti stradali e ferroviari con la Germania per sbarrare la strada ai rifugiati, molti dei quali diretti nella vicina Svezia.