domenica 27 settembre 2015

Corriere 27.9.15
Sul futuro del Paese pessimisti in calo
Ora sono uno su tre
di Nando Pagnoncelli


Tutti i barometri sul clima economico in Italia dicono che negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle valutazioni positive e una riduzione del pessimismo tuttora largamente diffuso. In uno scenario nel quale permangono acute preoccupazioni per la situazione economica personale e per quella del Paese, si registra un aumento della fiducia e una contrazione del pessimismo: ora si dice pessimista un italiano su tre.
T utti i barometri sul clima economico in Italia fanno segnare un miglioramento degli indici. Intendiamoci, non significa che nel Paese prevalgano gli ottimisti, ma che negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle valutazioni positive e una riduzione del pessimismo tuttora largamente diffuso.
L’indice di fiducia dei consumatori, rilevato ogni mese dall’Istat, nel dicembre dello scorso anno si attestava a 95,7 mentre ad agosto era pari a 109 e in tutti i mesi di quest’anno, pur facendo registrare oscillazioni, si è mantenuto sopra quota 100.
I risultati del sondaggio odierno vanno nella stessa direzione, sebbene si confermi un atteggiamento di fondo alquanto preoccupato. Solo il 13%, infatti, giudica positivamente la situazione economica dell’Italia, con un aumento di 3 punti rispetto al novembre dello scorso anno. È interessante osservare che ponendo la stessa domanda in 25 Paesi, l’Italia si colloca agli ultimi posti insieme a Francia e Spagna, mentre ai primi posti si trovano non solo le economie forti e quelle emergenti ma anche diversi Paesi che hanno una situazione non certo migliore di quella italiana. Ciò significa che tra i nostri connazionali c’è una propensione a rappresentare la situazione generale in termini peggiori rispetto alla realtà. Basti pensare che una larga parte dell’opinione pubblica paragona l’Italia alla Grecia, nonostante le profonde differenze della situazione economica e dei cosiddetti «asset» dei due Paesi.
Rispetto alla crisi iniziata nel 2008 prevale, sia pure di poco, l’opinione che il peggio debba ancora arrivare: la pensa così poco più di un italiano su tre (37%), mentre nel novembre dello scorso anno erano uno su due; il 32% pensa che siamo all’apice della crisi e circa uno su quattro (23%) ritiene che il periodo peggiore sia alle nostre spalle. Gli ottimisti sono più che raddoppiati rispetto al 2014 (erano l’11%) e risultano più presenti tra l’elettorato centrista (52%) e quello del Pd (42%). Al contrario i pessimisti sono nettamente più numerosi tra i leghisti (47%), i grillini (44%) e nell’area dell’astensione e dell’indecisione (45%).
Riguardo ai problemi economici della propria famiglia, rispetto allo scorso anno permane una larga preoccupazione (69%) che, anche in questo caso, presenta valori più elevati tra gli elettori dei partiti dell’opposizione. E su questi temi, guardando al prossimo futuro, gli ottimisti aumentano del 7%, passando dal 26% nel novembre scorso al 29% nel mese di maggio al 33% odierno. La differenza tra pessimisti e ottimisti diminuisce quindi da 21 a 8 punti.
Ma, a fronte di un italiano su tre che si mostra ottimista, solo uno su cinque ritiene che altri italiani lo siano. È un aspetto che emerge sovente dalle rilevazioni demoscopiche: molti di coloro che si attribuiscono atteggiamenti positivi o meriti non sono disposti a riconoscerli negli altri e ciò rischia di diventare una sorta di profezia che si auto-avvera alimentando un clima di sfiducia.
Da ultimo, a fronte dei positivi dati economici nazionali (in primis l’aumento del Pil superiore alle previsioni), solo il 28% crede che il Paese sia entrato in una fase di crescita, mentre la maggioranza assoluta (54%) si mostra scettica, con punte comprese tra il 72% e il 76% tra gli elettori dei partiti dell’opposizione. Più ottimisti risultano i laureati, i ceti dirigenti e impiegatizi (che più di altri trovano riscontri nell’andamento della propria azienda, soprattutto rispetto agli anni scorsi), gli studenti (i dati occupazionali fanno segnare un’inversione di tendenza sul fronte della disoccupazione giovanile), le casalinghe (lieve ripresa dei consumi e calo dei costo del petrolio e dell’energia). Al contrario risultano molto pessimisti i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti: la loro attività guarda in larga misura al mercato domestico e la domanda interna stenta a decollare in misura significativa.
Il sondaggio restituisce quindi un quadro complessivo fatto di luci e ombre: infatti, in uno scenario nel quale permangono acute preoccupazioni per la situazione economica personale e per quella del Paese, si registra un aumento della fiducia e una contrazione del pessimismo che, tuttavia, si mantiene prevalente. Le opinioni sono influenzate soprattutto dai miglioramenti registrati in famiglia e sul lavoro ma anche dall’appartenenza politica.
E sullo sfondo emerge una percezione della situazione complessiva che può differire dalla realtà, in positivo e in negativo, alimentando talora «fiammate» di ottimismo, talaltra disillusione e scetticismo. Pertanto, la ripresa di fiducia non deve essere considerata un dato acquisito perché le opinioni degli italiani sembrano «sospese», in attesa del consolidamento di alcuni segnali. E non va dimenticato che la fiducia rappresenta la precondizione non solo per far ripartire i consumi ma anche per acquisire il consenso necessario per portare avanti le riforme di cui il Paese ha bisogno: infatti, se manca la fiducia nel futuro solitamente i cittadini si arroccano in difesa e si mostrano poco propensi ad accettare i cambiamenti e a mettere in discussione i diritti acquisiti e le proprie abitudini.