giovedì 27 agosto 2015

Repubblica 27.8.15
“Io, troppo grassa per le passerelle” La modella svedese che divide il web
Agnes ha 19 anni e lavorava da quando ne aveva 15 Poi la moda non l’ha voluta più
E la sua denuncia spopola online
di Guia Soncini


«MI CHIAMO Agnes, ho 19 anni e ho fatto la modella per cinque »: alla disoccupazione siamo sensibili quasi quanto alla discriminazione sulla base del peso, e quindi ieri, navigando in rete, era impossibile non incrociare il video che combinava efficacemente i due temi facendoci sentire in colpa in quanto società superficiale. In mutande, Agnes Hedengård indicava i propri fianchi stretti, e le cosce che non si toccavano: vedete?, per la moda sono troppo grassa, dicono che ho il culone e non mi fanno più lavorare.
Isabella Rossellini ebbe il suo massimo momento di celebrità come modella a 44 anni, quando la Lancôme la dichiarò troppo vecchia per continuare a essere loro testimonial (una mossa sensatissima: si sa che le creme di bellezza sono un consumo da giovinette, mica da signore preoccupate che caschi loro la faccia). Erano gli anni Novanta, un’epoca in cui si era più sensibili all’età e meno al peso: basta guardare le immagini di una qualunque sfilata dell’età dell’oro delle top model, per notare che avevano fianchi e cosce che, in questo secolo, le renderebbero adatte alle taglie calibrate. La differenza si può agevolmente notare su quelle ancor’oggi di grande visibilità, come Cindy Crawford: nelle prime sfilate che faceva per Dolce e Gabbana, aveva cosce che sono il doppio di quelle che compaiono sul suo Instagram in questi giorni. Gli standard di bellezza si sono fatti più esili, e la signora Crawford si è adeguata.
Agnes Hedengård non è stata, finora, particolarmente famosa come modella, ma ha un certo talento come comunicatrice, e ha capito cosa avrebbe fatto di lei una paladina del pubblico medio, e quindi – finalmente – un personaggio famoso: dire che la moda la discrimina perché ci vuole anoressiche e non ci accetta così come siamo. Ognuna bella a modo suo, la grande illusione del ventunesimo secolo, quella che ci piace raccontarci nei commenti di Facebook e la violazione della quale andiamo a stigmatizzare nei talk-show. Illusione che in realtà la moda non ostacola: le storture di Kate Moss, le sopracciglia (apparentemente) incolte di Cara Delevingne: tutto quel che fa differenza e quindi notizia fa gioco.
E nulla fa gioco a uno stilista come utilizzare la modella curvy, aggettivo furbo che può voler dire tutto, da «magra con la quarta di reggiseno» a «clinicamente obesa». Lo stilista che sembra sensibile è una casella mediatica quanto la modella che sembra vittima. Il video di Agnes è un successo: settecentomila visualizzazioni della versione in svedese, finché la ragazza ha capito che poteva monetizzare la faccenda, ha annunciato sulla sua bacheca Facebook che cercava un professionista delle p.r. da assumere, e ha aperto una pagina pubblica dicendo che la sua bacheca sarebbe invece diventata privata (la seconda versione del video, in inglese, ha fatto altre settecentomila visualizzazioni in due giorni, rendendola l’eroina di quelle che si piacciono così- come-sono); ma la versione di Agnes ha un sacco di buchi. Dice che «le agenzie» vorrebbero lavorare con lei, ma poi vedono le sue misure e cambiano idea: quali agenzie? Non dovrebbe averne una fissa, se lavora come modella da anni? E, prima di conoscere le sue misure, vorrebbero lavorare con lei in base a cosa: alla sua bellezza interiore?
Ma sono dettagli irrilevanti, perché l’eventuale sincerità di Agnes non muta il suo ruolo di catalizzatore delle nostre nevrosi. Non c’è nessuna differenza tra il suo accusare vagamente la moda di pretendere un’eccessiva magrezza (un’accusa diffusissima: è la moda che ci farebbe smettere di mangiare, giacché l’anoressia è l’unica malattia psichiatrica che si contrarrebbe sfogliando una rivista), e una Kim Kardashian che diventa famosa non rispondendo ai canoni di snellezza attuali: vogliamo fortemente vedere in loro delle eroine, ed è inutile ogni obiezione pratica. Che Doutzen Kroes, per citare una top model nordeuropea, è ben più tonda di Agnes e questo non le impedisce un gran successo nel settore. Che se lavori a livelli più bassi, per esempio come modella da atelier, devi rispettare certe misure esattamente come un pugile deve stare nei parametri del peso della sua categoria: se devi servire da manichino per il campionario della collezione, devi entrare in quella taglia.
Mi chiamo Agnes Hedengård, sono una taglia 38 come tutte le altre, e perciò dovrò accontentarmi a vita di restare una modella qualunque. Oppure posso offrirvi lo spazio dei commenti di YouTube per dire che la moda e la società sono ingiuste, e nel frattempo diventare – finalmente – un personaggio.