giovedì 27 agosto 2015

Repubblica 27.8.15
L’attacco di Steven Pinker: “La bioetica ostacola la ricerca”
Lo psicologo canadese: “È ormai una corporazione dannosa”
intervista di Giuliano Aluffi


IL vero imperativo morale per la bioetica oggi può essere riassunto in una sola frase: togliersi di mezzo ». Così Steven Pinker, massimo esponente contemporaneo della psicologia evoluzionistica, attacca i bioeticisti sulle pagine del Boston Globe .
L’accusa? La bioetica sarebbe soprattutto lo strumento di una corporazione che imbriglia la scienza e ostacola il progresso. Osserva Pinker: «Una bioetica davvero etica non dovrebbe impantanare la ricerca con moratorie e minacce basate su principi nebulosi e vaghi, né dovrebbe impedire ricerche che hanno benefici nel presente o possono averli nell’immediato futuro, seminando panico su potenziali rischi in un futuro remoto. Con richiami impropri a distopie fantascientifiche come Il mondo nuovo di Huxley o Gattaca , o a scenari grotteschi come eserciti di cloni di Hitler o gente che vende le proprie pupille su eBay».
Per Pinker la questione è soprattutto logica: nessuna obiezione sul futuro può giustificare la sofferenza, nel presente, di milioni di persone affette da malattie come Parkinson, Alzheimer e Huntington: «Il numero di anni di vita persi per morte prematura o rovinati per disabilità gravi è stimato dall’Oms intorno a 2,5 miliardi all’anno. Dal mero punto di vista quantitativo è un danno mondiale più grave di quello inflitto da guerre e criminalità» argomenta Pinker.
Quindi la scienza deve sentirsi libera di procedere speditamente, affrancata dalle istituzioni bioetiche ufficiali: «Queste ormai sono una corporazione, in preda a un conflitto di interesse: è un’industria accademica e burocratica che ha bisogno di giustificare la propria esistenza. Oltretutto silenziando le considerazioni morali più ragionevoli», ha aggiunto poi Pinker, intervistato dal biologo Paul Knoepfler a corredo della polemica. «Prendiamo l’Abc dell’etica: sul fatto che la vita sia preferibile alla morte e la salute alla malattia dovremmo essere tutti d’accordo, ma incredibilmente bioeticisti come Leon Kass, uno dei più influenti d’America, bollano come immaturo e superficiale il desiderio di allungare la vita».
Pinker non è solo nella sua battaglia. La provocazione segue l’uscita di due saggi dai titoli eloquenti: The Ethics Police dello psichiatra Robert Klitzman e
The Censor’s Hand: the misregulation of human-subject research del giurista Carl Schneider. Ma soprattutto Pinker risponde a una nota di fine maggio della Casa Bianca, che sottolineava il veto agli esperimenti sugli embrioni umani, smorzando così il crescente entusiasmo degli scienziati per la rivoluzionaria tecnologia CRISPR, che ha reso particolarmente facile modificare il genoma e quindi apre la strada alla correzione di tratti genetici collegati alle malattie più gravi. Anche il mercato si schiera nella querelle: sta con Pinker. Un gruppo di investitori che comprende Bill Gates ha appena investito 120 milioni di dollari su Editas Medicine, società biotech che sta già usando la tecnica CRISPR per sviluppare terapie per curare la leucemia.