lunedì 31 agosto 2015

La Stampa 31.8.15
Fine ferie Al ritorno dalle vacanze il Pd si troverà ad affrontare in Parlamento una serie di questioni rimaste sul tavolo: i rapporti con la minoranza, il nuovo Senato, il confronto con Verdini e le unioni civili
“Al voto solo nel 2018. Sul Senato non si cambia”
Serracchiani: chi non la pensa così se ne assume la responsabilità
intervista di Francesca Schianchi


«Parafrasando qualcuno, io penso positivo. Anche questa volta ce la faremo». A una settimana dalla ripresa della discussione sulla «capitale» riforma del Senato, mentre opposizione e minoranza del Pd promettono battaglia, il vicesegretario dem Debora Serracchiani fa sfoggio di fiducia: «Spero ci sia molto buonsenso in giro a settembre».

La minoranza del Pd chiede l’elezione diretta del Senato: c’è qualche spiraglio?
«Ricordo che da trent’anni l’obiettivo del centrosinistra è il superamento del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari: ho ritrovato una dichiarazione di Berlinguer del 1984…».
Aspetti: sono obiettivi pure della minoranza, ma li vuole raggiungere con l’elezione diretta del Senato.
«Ma a diventare senatori saranno sindaci e consiglieri regionali votati direttamente dagli elettori! Abbiamo già fatto due passaggi parlamentari che ci hanno consegnato questo tipo di Senato. E poi, scusi, se anche loro sono per il superamento del bicameralismo, perché stiamo tanto a discutere di Senato elettivo, anziché magari di Titolo V e competenze Stato-Regioni?».
Perché, secondo lei?
«L’impressione di molti di noi è che qualcuno pensi più alle dinamiche interne che alle riforme. Sto girando le Feste dell’Unità e le assicuro che anche i nostri militanti più critici con Renzi non tollerano che il Pd si divida: e non capiscono come possa succedere sul Senato elettivo».
O su berlusconismo e antiberlusconismo?
«Polemiche da ceto politico che non arrivano agli italiani neanche di striscio».
La decisione spetta al presidente Grasso, ma secondo lei l’art. 2 della riforma non va più aperto?
«Deciderà il presidente Grasso, ma c’è già stata una doppia lettura di quell’articolo, e credo che la prassi in tal senso sia molto chiara».
Qual è allora la soluzione che si può trovare di cui parla Renzi?
«Quello che abbiamo sempre detto: tutte le riforme le facciamo partendo dal Pd. Anche questa volta stiamo cercando un punto di equilibrio. Nessuno vuole sbattere porte in faccia, ma ciascuno faccia uno sforzo. Sapendo che non possiamo ricominciare da capo».
Ma se non concedete qualcosa rischiate di non avere i numeri al momento del voto, no?
«Guardi, ho fatto decine di interviste sulle varie riforme in cui dovevano mancare i numeri, e poi ci sono sempre stati. Il governo ha preso un impegno fino al 2018 e il Pd sta lavorando per questo: sono convinta che i numeri li troveremo».
E se non li trovate si va a votare?
«Non prendo nemmeno in considerazione un’ipotesi diversa da quella di arrivare con questo governo al 2018, stiamo lavorando per questo. Dopodiché, ognuno si prende la propria responsabilità».
Cosa vuole dire? Quale responsabilità?
«Voglio dire che noi abbiamo agito sempre in modo trasparente, discutendo ampiamente delle riforme tra noi negli organi del partito. L’indicazione data dal Pd ai suoi parlamentari è chiara: in una comunità politica, si rispetta la minoranza, ma anche la maggioranza. E chi decide diversamente si assume la responsabilità delle conseguenze».
Insisto: anche quella del voto?
«Ripeto che noi intendiamo arrivare fino al 2018: finalmente ci sono dati economici positivi, arrivano notizie importanti dal fronte turismo come dall’Eni, come abbiamo appreso in queste ore. Dobbiamo lavorare per consolidare questi dati positivi, non ci possiamo fermare. Mi auguro che sia questo l’obiettivo di tutto il Pd».
Pronti, se serve, anche a sostituire i voti della minoranza con quelli di Verdini?
«Mi stupisce questa polemica sulla “sostituzione dei voti” con pezzi di Forza Italia, che non c’è mai stata, quando è stata la minoranza Pd a votare talvolta con Fi contro alcune riforme».
Parlerete con Fi per convincerli a votare la riforma del Senato?
«Quando ricominceranno i lavori siamo pronti alla discussione. Nella massima trasparenza, come è stato finora, per allargare il percorso a più forze possibile».
Alla ripresa si parlerà anche di unioni civili: Renzi dice che si faranno, ma quando e con chi?
«Non solo si faranno, ma vanno fatte come ci siamo presi l’impegno di farle, entro l’anno. Ci sono le condizioni per un voto largo del Parlamento».
Eventualmente escludendo Ncd, critico sul testo?
«Non sarebbe la prima volta che Ncd non vota col Pd. Le unioni civili vanno fatte, come abbiamo promesso».