mercoledì 8 luglio 2015

La Stampa 8.7.15
I duellanti all’ultimo scontro
Tsipras mai stato così forte
Merkel sempre più in crisi
Il voto ha stravolto gli equilibri. E ora Angela rischia
di Tonia Maastrobuoni


Messaggino da Bruxelles di metà pomeriggio, da una fonte governativa greca: «Non ci faremo sabotare dall’Eurogruppo, discuteremo stasera e domani», cioè al vertice dei Capi di Stato e di governo e al Parlamento europeo.
Ancora una volta, Atene ha deciso ieri di stravolgere le regole e imporre la sua agenda da «figliol prodigo» d’Europa. La discussione si è arenata troppo spesso nella sede «tecnica»; meglio delegare ai leader. Soprattutto, ad Alexis Tsipras: nella capitale sono convinti che non sia mai stato così forte come dopo il referendum. E la scommessa (o illusione) del leader di Syriza è quella di riavviare il negoziato con condizioni più favorevoli per i greci, sconfessando la visione darwiniana di Schaeuble e altri «falchi» decisi a buttare fuori la Grecia e ricompattare l’eurozona attorno alla spericolata idea che ne potrebbe uscire rafforzata (un’idea sconfessata dall’inconsistenza del recente documento dei cinque Presidenti, ma tant’è).
Uno degli uomini più fidati di Alexis Tsipras riassume, sorseggiando un caffè in un bar di Monastiraki: «Abbiamo vinto il referendum, ricompattato Syriza e messo a tacere l’opposizione, che ci appoggia in tutto. Merkel pensava di spaventare i greci con le banche chiuse, pensava di cacciare Tsipras con i “sì”; ha ottenuto l’effetto opposto». Dopo i negoziati disastrosi delle ultime settimane, culminati nel referendum, Tsipras è partito ieri per Bruxelles con due certezze. Un mandato popolare forte - ha fatto una campagna furba, ha detto ai greci che un «no» avrebbe rafforzato la sua posizione negoziale con i creditori, mai che avrebbe significato un’uscita dall’euro - e interlocutori di cui ci si può fidare poco.
Jean-Claude Juncker, spiega uno dei negoziatori greci partiti ieri per Bruxelles a microfoni spenti, «ha tentato seriamente di mediare, ma i suoi uomini sono più tedeschi di Schaeuble… sull’Iva prima hanno detto che aumentandola dal 13 al 23% sui ristoranti avremmo avuto introiti da 1 miliardo, poi invece hanno detto che no, non bastava, che dovevamo aumentare anche quella sugli alberghi, ammazzando il turismo, poi di nuovo che andava bene così. Come facciamo a fidarci?». Se anche si dovesse consumare la rottura totale, il governo non è spaventato. Ha un «piano B», come raccontato lunedì da «La Stampa». Sequestrerebbe la Banca centrale greca e le sue riserve in euro, introdurrebbe una valuta parallela, nazionalizzerebbe aziende, unificherebbe i fondi pensione e rastrellerebbe ogni euro nascosto nel Paese. Nella capitale, qualcuno ha messo in giro persino la voce che il governo potrebbe sequestrare le cassette di sicurezza per costringere i greci a mettere i soldi sui conti correnti e scongiurare il fallimento delle banche. La viceministro delle Finanze, Nadia Valavani, ha già fatto sapere che l’accesso ai contanti delle cassette di sicurezza è vietato «finché è in vigore il controllo dei capitali».
Ma il problema vero è lo scontro tra i due protagonisti, entrambi induriti sulle proprie posizioni, Alexis Tsipras e Angela Merkel. La cancelliera è arrivata ieri sera alla riunione brussellese con una posizione durissima. Merkel è scossa da una fronda anti-greca che nel partito e nella maggioranza si sta allargando a macchia d’olio e secondo alcuni potrebbe addirittura costringerla a chiedere il voto di fiducia, per far passare l’eventuale nuovo piano di aiuti greco. Nei sondaggi, la linea dura adottata di recente dalla Cdu/Csu premia: ha guadagnato ben tre punti. E la lettura trasversale che i politici tedeschi hanno dato al referendum è univoca: «Hanno tagliato i ponti con l’Europa» ha sintetizzato il vicecancelliere Gabriel.
In questo clima incancrenito - ieri Barack Obama ha chiamato di nuovo sia Merkel sia Tsipras per scongiurare lo scenario peggiore - c’è una novità importante: il ruolo di mediazione della Francia. Anche perché Hollande è alla ricerca di consenso a sinistra del suo disastrato partito. Quando Tsipras ha annunciato il referendum, pare che il più imbestialito non fosse Schaeuble, ma il suo collega francese Michel Sapin. Proprio per gli sforzi spesi per avvicinare le posizioni tra Berlino e Atene. I francesi sono stati i primi, domenica, a chiedere che si riavviasse il dialogo con Atene a prescindere dal risultato del referendum. Speriamo siano gli ultimi ad alzarsi dal tavolo.