giovedì 4 giugno 2015

Repubblica 4.6.15
Caos Forza
Italia Verdini ora pensa di sostenere Renzi
di Carmelo Lopapa


ROMA Persi Fitto, i suoi dodici senatori e i 13-14 deputati che lo seguono, Silvio Berlusconi vuole evitare che le fuoriuscite si trasformino in esodo, con l’addio di Denis Verdini e della sua squadra, che farebbe ancora più male. Arriva così in serata la telefonata del leader di Forza Italia, rimasto per qualche giorno ad Arcore, al senatore toscano e braccio destro di un tempo.
I due si vedranno, così hanno concordato, nei prossimi giorni, per l’ennesimo faccia a faccia. Il fatto è che l’ex coordinatore per tutto il giorno è stato dato con un piede fuori dal partito. Ma per nulla intenzionato a compiere lo strappo che invece Raffaele Fitto ha ufficializzato proprio ieri, con la nascita del gruppo dei Conservatori e Riformisti (solo al Senato, alla Camera non ancora, ne servono 20 ma sono fermi a poco più di una dozziana). Verdini piuttosto vuole fare di «peggio », nell’ottica dei fedelissimi berlusconiani. Cioè restare con i suoi ma alimentare il caos, votando col governo, dal ddl scuola alla riforma del Senato. Alla riunione di gruppo convocata da Paolo Romani dopo la fuoriuscita dei dodici fittiani che ha ridotto il gruppo da 60 a 48, Verdini non si è nemmeno presentato. Resta sul piede di guerra. È anche per questo che Berlusconi ha preferito correre ai ripari. Anche se nelle telefonate con i dirigenti a Roma, dalla Rossi alla Bergamini, passando per Giovanni Toti andato a trovarlo ad Arcore, il capo ha ostentato il più ostile distacco da chi si è messo ormai in rotta. «Fitto se ne vada pure, finalmente, vorrebbe conquistare l’Italia e non è stato in grado di andare oltre il 9 per cento nella sua regione», si è sfogato. E Verdini viene accreditato dalla cerchia ristretta di «non più 2-3 senatori e 5-6 deputati». Il fatto è che perdere anche lui, al di là della rilevanza numerica, comporterebbe un colpo d’immagine che Berlusconi preferirebbe evitare.
Fitto il suo gruppo al Senato in mattinata lo ha battezzato, guidato da Cinzia Bonfrisco. Poi si è spostato a Montecitorio dove si è intrattenuto a lungo con Saverio Romano, assai scettico sull’operazione se non è destinata a coinvolgere Verdini, ipotesi che Fitto non contempla. Sulla stessa linea du Romano, Giuseppe Galati. «Noi restiamo alternativi a Renzi e alle sue riforme, su quello non discuto», ha ripetuto l’eurodeputato pugliese. Il deputato siciliano resta in freddo e alle 19,30 viene visto a un tavolino di Piazza San Lorenzo in Lucina proprio con Verdini. Fitto non si scompone. «Alla Camera? Calma, lavoriamo, c’è tempo, per ora il progetto, poi i numeri». In realtà le trattative per raggiungere quota 20 sono in corso. Con lui ci sono già sette pugliesi, Capezzone, Latronico, Castiello, Bianconi e Picco, ultimo arrivato l’ex Fdi Massimo Corsaro. Ma ci sono contatti coi tre leghisti di Flavio Tosi e ex grillini come Walter Rizzetto. Verdini per il momento non fa operazione, troppo alto adesso il rischio di uscire e restare ai margini (come pronosticano ad Arcore), ma anche quello di correre in aiuto di Renzi risultando però non determinante.
A Villa San Martino Berlusconi ha riabbracciato il neo governatore Toti, facendo con lui una prima disamina del voto. Dal successo in Liguria e i buoni risultati in Umbria, al mezzo disastro in Campania (soprattutto a Salerno) e nelle Marche. Le primarie di Salvini? Il leader tornerà a dire la sua (e a stroncarle) dopo i ballottaggi. A Palazzo Madama invece la riunione di gruppo diventa psicanalisi collettiva. Romani minimizza sugli esodi, Minzolini avverte che le primarie «o le regoliamo noi o Salvini ce le impone», Nitto Palma sbotta: «C’è qualcosa che non va, non nascondiamoci, se non posso prendere un caffè al bar con Verdini senza essere accusato di alto tradimento».