lunedì 22 giugno 2015

Repubblica 22.6.15
Quelle segrete affinità elettive tra gelosia e letteratura
Mondi diversi ma uniti dal potere della fantasia:la lectio di Grossman
di David Grossman


Una delle più comuni e angoscianti ossessioni umane è la gelosia. Esistono vari tipi di gelosia. Quella tra fratelli, per esempio, come tra Caino e Abele che fu causa del primo omicidio della storia. O come la gelosia dei figli di Giacobbe per il fratello minore Giuseppe. E la gelosia per il partner, per la persona amata. Non una gelosia momentanea, transitoria, ma una gelosia che diventa un’ossessione, intorno alla quale ruota l’intera vita. Il “mostro verde-occhiuto” come Iago definisce la gelosia. Un sentimento che qualcuno, per errore, considera una specie di “propaggine” dell’amore.
Mentre, a mio parere, nulla è più lontano dall’amore di una gelosia dispotica, possessiva e talvolta “soffocante” nel senso letterale del termine. Mi sono dedicato a questa ossessione per un anno intero. Ne sono diventato dipendente. Mi ci sono tuffato, crogiolato. È successo all’incirca 15 anni fa quando scrissi un racconto intitolato
Follia il cui protagonista, uno studioso assennato e razionale, impazzisce di gelosia per la moglie. Mentre scrivevo il racconto mi sono reso conto di quanto la gelosia — soprattutto quella ossessiva — contenga elementi inventati, di fantasia, talvolta talmente vividi da rasentare la follia, il tormento. Di quanto in essa palpiti il bisogno, l’impulso, di costruire un intero mondo, incredibilmente sofisticato, che nonostante le sue componenti fantastiche instilla nella mente di chi soffre di questa ossessione una sensazione di realtà, di vitalità. In altre parole ho capito fino a che punto chi è geloso agisce, in un certo senso, come un autore, come un artista.Dimentichiamo quindi per un istante i terribili patimenti che chi ne soffre arreca al proprio partner e la sensazione di meschinità e di strazio che causa a se stesso e prendiamo in considerazione il lato creativo della gelosia. La gelosia racconta immancabilmente una storia e, mediante la ripetizione di questa storia, si rivitalizza e si rinfocola. Talvolta nella storia c’è del vero, talaltra, invece, è tutto frutto di fantasia. Si potrebbe tracciare un parallelo — parziale, ma interessante — tra lo stato d’animo di chi è afflitto da gelosia ossessiva e quello di uno scrittore. Penso alla foga con cui uno scrittore crea nella fantasia un mondo governato da leggi proprie, all’intensità con cui si dedica a una realtà che spesso è del tutto soggettiva ed esiste solo nella sua mente. Penso al modo in cui non solo immagina fortemente una qualsiasi realtà, ma deve anche credere a quella realtà con tutto se stesso. Penso alla gioia e alla sofferenza che accompagnano il processo di involuzione psichica che sperimenta e che lo porta a toccare i materiali fondamentali, primari e primordiali dell’anima. Penso alla dolcezza che lo scrittore prova nel dedicare tutto se stesso a una “possibilità di esistenza” estrema, selvaggia, che gli palpita dentro, senza dover “scendere a compromessi” con le esigenze della realtà e con la logica comune. E penso all’infinita scrupolosità con la quale chi soffre di gelosia ossessiva raccoglie dettagli della realtà per fonderli nel delirio della sua fantasia, comporre un grande e complesso mosaico e creare così una “ visione del mondo” e una storia completa.
Potremmo fare un ulteriore passo e immaginare che anche la forza di seduzione e la frenesia dell’immaginazione e dell’inventiva abbiano una parte rilevante nella dipendenza di chi soffre di gelosia ossessiva. E altresì una parte (non decisiva, ma efficace) nel trasformare la gelosia ossessiva in un qualcosa di tanto soggiogante che risulta difficile liberarsene. Anche se la persona risucchiata nel vortice della gelosia è razionale, equilibrata, posata. Di colpo questa persona equilibrata e misurata si trasforma in un inventore di storie immaginarie, complesse e grandiose, il cui scopo è creare ripetutamente — talvolta nella maniera più assurda e folle — presunte situazioni in cui l’oggetto della sua gelosia incontra l’amante.
Nonostante la tentazione di paragonare la gelosia a un atto creativo ci sono differenze sostanziali e abissali tra i vaneggiamenti di chi è afflitto da questa ossessione e le fantasie creative di un artista, in primis la questione della libertà. Un’opera artistica in cui non vi sia libertà non può essere definita tale nel senso pieno del termine. E nella gelosia non c’è libertà. Al contrario: la gelosia è una prigione. Un’opera d’arte è libera anche quando rappresenta una costante sorpresa per l’artista. Malgrado sia lui a concepire un libro, una pièce teatrale o una sinfonia, una vera opera d’arte, per natura, sorprende spesso il suo autore durante il processo di creazione con idee nuove. Viceversa, nella gelosia ossessiva, nonostante la sua sorprendente creatività non ci sono sorprese. Tutto è prevedibile. È questo “l’interesse” profondo e costante di chi è geloso: confermare a se stesso, ripetutamente, i fatti che “dimostrano” la fondatezza della propria gelosia, sia che questa abbia radici nella realtà o no. Un interesse per il quale lui (o lei) recluta tutte le forze della sua anima e della sua immaginazione. E laddove sono presenti i termini “interesse” e “reclutare” non c’è libertà né creatività. Di più, c’è grande miseria.
«Forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la gelosia» ha scritto Salomone, autore del Cantico dei Cantici . Ed è interessante che abbia paragonato l’amore alla morte, cioè a una situazione definitiva e statica, men- tre la gelosia al regno dei morti, ovvero a un luogo in cui, nel nostro immaginario, arde un fuoco eterno, un tormento al quale non si può sfuggire.
Chiunque sa che quando si prova gelosia ci si trasforma, con la forza dell’immaginazione, in testimoni passivi, miserabili e soprattutto impotenti. Testimoni di uno spettacolo emotivo grande e potente, di un fiotto di sensazioni e istinti che “travolge” i due amanti e da cui siamo esclusi. A noi sarà permesso solo di guardarli in segreto, di sbirciarli dal buco della serratura della gelosia. La gelosia ci porta a creare, con tutto il potere della nostra immaginazione, un giardino dell’Eden da cui saremo scacciati.
È questo, mi sembra, lo scopo principale del paradiso immaginario che creiamo con la gelosia: il vederci scacciati da quel paradiso. La possibilità di rivivere, volta dopo volta, la sensazione di venire estromessi, esiliati.
E in conclusione non resta che domandarci: perché facciamo questo a noi stessi? Probabilmente le risposte sono tante quanti gli esseri umani sulla terra ma scrittori, pittori, compositori e drammaturghi hanno dato, ognuno a modo proprio, una risposta a questa domanda. Anche altri continueranno a rappresentare su palcoscenici e pagine di libri personaggi gelosi che esiliano se stessi da una qualche fonte, vera o presunta, di bontà, di calore, di bellezza, per lanciarsi nel gelo e nell’estraneità, nell’immagine in negativo del Paradiso, nel terribile e solitario inferno di chi soffre di gelosia.
Traduzione di Alessandra Shomroni © David Grossman