mercoledì 24 giugno 2015

La Stampa 24.6.15
ll Pd a caccia dell’escamotage per salvare Azzollini
di Ilario Lombardo


Ed è uno. Giuseppe Castiglione è il primo dei salvati. Il governo e il Pd si schierano a difesa del sottosegretario di Ncd indagato nel filone dell’inchiesta Mafia Capitale che riguarda il Cara di Mineo. Tre mozioni, di M5S, Sel e Lega che chiedevano le sue dimissioni dal governo, e tre no. La maggioranza tiene. Il Pd, pure: vota compatto, e solo Alfredo D’Attorre fa mancare la sua presenza in aula: «Sarebbe stato giusto chiedere e ottenere un passo indietro del sottosegretario» spiega allineandosi a Beppe Grillo che accusa «i garanti del malaffare di voler salvare la pelle al governo». Una decisione presa in «assoluta serenità» confermano dalla segreteria del Pd, sulla linea garantista ribadita più volte da Matteo Renzi.
Non sarà, però, così semplice per il Pd opporre lo scudo parlamentare a difesa di Antonio Azzollini, senatore anche lui di Ncd, per cui la procura di Trani ha chiesto l’arresto. Ieri la Giunta per le immunità presieduta da Dario Stefano si è riunita e ha accettato all’unanimità di sentire un’ulteriore e imprevista testimonianza del senatore. Il giorno prima era arrivata la memoria difensiva che, secondo gli avvocati, contiene le prove del fumus persecutionis. La faccenda è complicata e potrebbe avere un risvolto inedito. Il «paradosso Azzolini» sta tutto in un cortocircuito politico-giudiziario. I fatti: Azzollini è accusato dai pm di aver brigato da presidente della commissione Bilancio del Senato per favorire la casa di cura pugliese Divina Provvidenza. «Ma erano decisioni politiche prese in parlamento» spiega la senatrice Stefania Pezzopane, membro del Pd in Giunta, che rivela lo stato emotivo con cui i democratici affrontano il voto: «Se dovessimo decidere solo sulla richiesta di arresto sarebbe chiaro che i presupposti per la reiterazione del reato, a cui si appigliano i magistrati, non c’è». È un’inchiesta «dai risvolti trash, alla Lino Banfi» e l’arresto «appare un po’ pesante». Però, continua Pezzopane, «noi senatori purtroppo siamo chiamati a esprimerci solo sulla presenza o meno del fumus persecutionis, e questo non mi pare ci sia». Così il Pd si trova di fronte a una scelta difficile. Non si tratta della decadenza di Silvio Berlusconi, dove la sentenza della magistratura era passata in giudicato. I senatori del Pd non vorrebbero l’arresto, ma qui è sul fumus che devono decidere, e le prove portate da Azzolini contro i pm non basterebbero per salvarlo. Tutte le speranze del neocentrista, a questo punto, sono affidate al Tribunale del Riesame che si pronuncerà sul ricorso entro il 29 giugno. Il calendario gli potrebbe essere favorevole. La Giunta si ritroverà il 1 luglio e in quell’occasione Stefano farà la sua proposta in qualità di relatore. Ma se il Riesame si sarà già pronunciato a favore di Azzollini, il lavoro dei senatori si fermerà. Nel frattempo, però, in coda alla seduta di ieri, la Giunta ha deciso all’unanimità di considerare non ministeriale il reato di cui è accusato dalla procura di Milano l’ex ministro Giulio Tremonti, per una presunta tangente ricevuta da Finmeccanica. La parola ora passa all’aula.