domenica 17 maggio 2015

Repubblica 17.5.15
Il Medio Oriente di Papa Francesco
risponde Corrado Augias


Caro dottor Augias, le sarò grato se vorrà dare spazio alla voce di un vecchio ebreo italiano che da decenni persegue con impegno laico rapporti di fraterno dialogo con amici cristiani nelle sedi più diverse: dai Colloqui di Camaldoli alle sessioni estive del Segretariato per le attività ecumeniche. Sento il bisogno di esprimere a Papa Bergoglio la mia più profonda gratitudine per il riconoscimento dello Stato di Palestina annunciato dal Vaticano. Si tratta di un passo fondamentale in direzione della pace nel Vicino Oriente che non si materializzerà fino a quando in quella regione non vi saranno due Stati, Israele e Palestina. Con questa storica decisione, Papa Francesco si erge quale autentico leader del mondo libero, dimostrandosi capace di operare per la promozione della giustizia in tutte le sue declinazioni. Ne fa fede, oltre alla sua caparbia volontà di riconciliazione tra i popoli e tra le fedi, la sua intransigenza nel denunciare e combattere le condizioni miserabili in cui vivono oggi miliardi di donne, uomini e bambini un po’ ovunque nel mondo, e nell’esigere da tutti i politici misure più consapevoli ed efficaci di protezione dell’ambiente globale.
Bruno Segre

Quale fosse la linea strategica vaticana s’era capito ancora prima che papa Bergoglio venisse eletto (marzo 2013). L’anno precedente, in novembre, l’Assemblea generale dell’Onu aveva approvato una risoluzione che accoglieva la Palestina come “Stato osservatore” e la Santa Sede — a sua volta “Stato osservatore” — s’era espressa a favore. Bergoglio ha poi invitato nel giugno 2014 i due presidenti Shimon Peres (Israele) e Abu Mazen (Palestina) in Vaticano. Il gesto simbolico fu l’ulivo piantato insieme nei giardini pontifici; ma il significato sostanziale fu di aver affiancato Peres e Abu Mazen in posizione di parità come capi di Stato. Chi voleva capire capì già allora. Il nuovo passo è rappresentato dall’”accordo globale” firmato nei giorni scorsi, il primo in cui figuri la dicitura “Stato di Palestina”. Come già avvenuto con l’opera di riavvicinamento tra Cuba e Stati Uniti, Bergoglio continua in iniziative diplomatiche che sembrano capaci di superare l’impasse o la mollezza di tanta parte dei rapporti internazionali, a partire da quelli dell’Unione europea. Nel caso del Medio Oriente la sua azione coincide con quella di una robusta corrente di opinione israeliana che condivide queste speranze di pace, le sole che potrebbero assicurare un avvenire alla tormentata regione, beninteso con confini sicuri e riconosciuti per Israele. Questa posizione è condivisa dall’opinione ebraica più avanzata che trova nel movimento “Peace now” il suo riferimento politico. È una corrente forte ma non maggioritaria, come hanno confermato le recenti elezioni vinte ancora una volta dall’ultraconservatore Benjamin Netanyahu.