lunedì 25 maggio 2015

Corriere 25.5.15
La cultura ritorna nei secoli bui
di Pierluigi Battista


Stiamo entrando spensieratamente in un’èra di oscurantismo culturale al cui confronto gli anni più bui del Medioevo sembrano un’oasi di libertà. Se, come ha scritto Serena Danna sul Corriere di sabato, alla Columbia University di New York (di New York, non di Teheran) vogliono avvisare con un «bollino rosso» i pericoli delle Metamorfosi di Ovidio, perché la lettura di Ovidio e delle sue Persefone e Dafne possono veicolare un messaggio «offensivo e violento» che «marginalizza le identità degli studenti nella classe», vuol dire che siamo ben oltre gli eufemismi grotteschi del politicamente corretto. Vuol dire che in un angolino sempre più ingombrante della cultura in Occidente si annidano i germi dello stesso fanatismo che anima i vandali di Palmira, di Ninive, di Mosul. L’idea che la cultura sia un pericolo, che i libri non conformi vadano distrutti, che tutto ciò che non è dogma sia peccaminoso, sulfureo, da indicare con il «bollino rosso».
Solo che il dogma dei fanatici fondamentalisti è un assoluto religioso. Il nostro oscurantismo è invece dettato dalla paura della realtà. Temiamo che la realtà stessa sia offensiva e violenta, e dobbiamo censurarla, addomesticarla, anestetizzarla. Dovremmo castrare simbolicamente Machiavelli, perché si è permesso di dire che la politica non è la ricerca del Bene, e dunque ci offende e ci violenta: bollino rosso. Censurare Copernico perché deprime gli esseri umani, levandoli senza garbo dal centro dell’universo: bollino rosso. Al bando Dostoevskij perché offende le persone anziane, diffamate come usuraie da abbattere: bollino rossissimo. Hanno già depurato Mark Twain perché i suoi libri conterrebbero elementi offensivi a sfondo razziale. Il sorpasso di Dino Risi istiga a guidare senza la cintura di sicurezza: bollino rosso. Cappuccetto Rosso mette un marchio infamante sui lupi e sugli animali con maltrattamenti morali di ispirazione specista: bollino di pericolo. E i Grimm dovrebbero essere arrestati per istigazione al femminicidio. Siamo così immersi nell’oscurantismo culturale che ci opprime, da non accorgerci dello scempio che stiamo facendo della nostra tradizione culturale, così simile all’iconoclastia dei fanatici. Cambiare le parole di un classico è oscurantismo, cambiare le parole di un inno è oscurantismo. Il nuovo oscurantismo è dominato dalla paura: paura della realtà soprattutto, così intrisa di sentimenti e passioni poco buone, poco istruttive. La realtà infastidisce? Bolliniamola.