giovedì 23 aprile 2015

Repubblica 23.4.15
Il premier: “Tra 10 giorni la legge elettorale poi toccherà ai diritti civili”
di Francesco Bei


ROMA Matteo Renzi guarda avanti, come se la battaglia sull’Italicum fosse già alle sue spalle. Forse per scaramanzia, forse per esorcizzare i timori in vista di un passaggio parlamentare comunque pieno di incognite, il premier con i suoi ostenta sicurezza: «Sull’Italicum la questione è chiusa, tra dieci giorni sarà legge». E dunque la mente corre alle prossime mosse. Come se il pendolo, dopo lo strappo con la minoranza del partito, dovesse puntare di nuovo a sinistra per recuperare l’unità interna. Non a caso il nuovo tema all’ordine del giorno sarà la questione dei diritti civili. «Apriremo subito la stagione dei diritti civili — annuncia — con lo “ius soli” e le unioni tra coppie dello stesso sesso. E noi queste cose le faremo davvero, a differenza di quelli che c’erano prima».
Ma certo quanto accaduto in questi ultimi giorni — la direzione, l’assemblea del gruppo, la minaccia della fiducia, le dimissioni di Speranza e le sostituzioni dei ribelli in commissione — sono cicatrici che resteranno. Il premier lo sa ma è anche convinto che «una volta incassato l’Italicum si tratterà di ricucire. E ricuciremo». Intanto però c’è da raccontare le cose come sono andate davvero, per ristabilire alcuni punti fermi e rigettare l’accusa di autoritarismo, di «democratura», di voler procedere con i cingoli infischiandosene delle proposte di modifica. «Nella discussione sulla legge elettorale — ricostruisce Renzi nei suoi colloqui privati — la minoranza ci aveva fatto quattro proposte e noi ne abbiamo accolte tre e mezza. Poi si è votato in tutti gli organismi del partito, dalla direzione ai gruppi. Ora sono “loro” a essere tenuti a rispettare la disciplina della “Ditta” ».
Il segretario si rammarica per le dimissioni di Roberto Speranza, ma non concede l’onore delle armi al giovane (ex) capogruppo: «Ha commesso un grave errore. Altro che Bersani, ha voluto seguire D’Alema. Pensavano che montando tutto quel casino io mi sarei fermato. Si sbagliavano ». Già, perché in questi ultimi giorni il premier si è persuaso che la battaglia della minoranza esulasse completamente dal merito della legge elettorale: «L’unico loro obiettivo era fermarmi. Io non avrei voluto assumere un atteggiamento muscolare ma nemmeno mi aspettavo un attacco di questo tipo sull’Italicum. Onestamente confesso che non l’avevo previsto». Parole che fanno supporre una decisione ormai scontata sulla questione di fiducia. «E se io vado sotto sulla legge elettorale, e non su un provvedimento simbolico come il Jobs Act, voglio proprio vedere come lo spiegano alla nostra gente. Sono stato a Marzabotto e ho incontrato partigiani di novant’anni che mi dicevano “vai avanti!”. Ecco, glielo spieghino a loro che hanno mandato a casa un governo del Pd». Oltretutto in un momento in cui l’opposizione di centrodestra, nonostante il caos di Forza Italia, sembra tornata pericolosa: «Ma non lo vedono che Berlusconi sta tornando? Si sono presi Spacca nelle Marche, provano a vincere in Liguria e Veneto. E con Berlusconi stavolta c’è Salvini. Se lo facessero spiegare dai partigiani di Marzabotto chi sono davvero i nostri avversari».
Renzi è un fiume in piena, lo riempie di rabbia essere dipinto dalla sinistra del suo partito come il campione della destra, il traditore dei valori della Costituzione, quando ritiene di essere proprio lui l’unico argine al dilagare dei populismi estremisti. In ogni caso, al di là delle battute sulfuree di questi giorni e del fatto che «Bersani sembra aver perso la testa», il premier si mostra sicuro del fatto suo: «La minoranza è divisa, saranno al massimo una trentina quelli che si metteranno di traverso. Noi l’Italicum l’approveremo e poi, una volta portato a casa, sono a disposizione per discutere di tutto». Renzi offre un ramoscello d’ulivo. Pur senza arretrare sul merito: «Io voglio ricucire ma senza fermarmi, loro invece volevano fermarmi e basta». La prova? «Come è possibile che nessuno di loro abbia valutato positivamente il fatto che nella nuova legge abbiamo ottenuto il ballottaggio, una nostra richiesta storica? Come è possibile che nessuno si sia rallegrato della fine della proporzionale, degli inciuci, dei governi con la destra?». Resta aperta la questione della riforma costituzionale, dopo la disponibilità a modifiche per venire incontro alla minoranza. Quello che preme a Renzi è rendere chiaro che non esiste un legame diretto, uno «scambio», tra Italicum e riforma del bicameralismo. «Io non uso la Costituzione per fare una mediazione con loro».
Dunque lunedì inizia la corrida in aula, con probabile uso della questione di fiducia per evitare i voti segreti. Anche se è opinione diffusa che persino con il voto segreto l’Italicum passerebbe ugualmente. «Fossi in Renzi — ammette il bersaniano Alfredo D’Attorre — non avrei paura del voto segreto, perché conterà il “sentiment” del parlamentare medio, la voglia di non andare a casa». Intanto martedì ci sarà la riunione del gruppo per votare il successore di Roberto Speranza. Il nuovo capogruppo sarà Ettore Rosato.