domenica 19 aprile 2015

Il Sole Domenica 19.4.15
Conflitti religiosi
Feroce Saladino contro l’Islam
di Karima Moual

L’ultimo lavoro di Pietrangelo Buttafuoco sull’Islam si intitola Il Feroce Saraceno, la guerra dell’Islam, il califfo alle porte di Roma, edito Bompiani. E lo conosce davvero bene Buttafuoco quel Saraceno, perché ci regala un pamphlet tutto italiano ricco di storia con citazioni profonde che arrivano proprio da quel mondo. Si parla dell’Islam, e finalmente si attinge alle fonti dirette e non per sentito dire. Si parla con il “nemico” più che del nemico. Un dettaglio non da poco in questi tempi dove la frenesia del tempo e della diretta televisiva all news ha imposto anche «l’opinionista tutto fare», che sul tema Islam ha fatto non pochi danni.
In primo piano l’incontro culturale con questo mondo, dalla Sicilia alla Francia del filosofo Henry Corbin. Ed è proprio nella terra di Giovanna d’Arco che si consuma il contrappasso dell’Islam. «La terra dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese è oggi la più popolosa nazione islamica nell’Unione Europea», e lo è anche «come eco di un orgoglio issato da Napoleone innanzi alle Piramidi, in Egitto, quando, nel luglio 1798, alla folla radunata all’ombra della Sfinge pronuncia ciò che senza gigioneria è fato: “Io sono musulmano”».
L’Islam, spiega Buttafuoco, è stato a lungo «confinato nell’indistinta marea di orienti», magari raccontato attraverso un Emilio Salgari, o un albo di Tintin o dai souvenir del colonialismo. Ha dovuto attendere la «fine della storia» per riscattarsi dalla condizione di «culto residuale». Per gli italiani per un bel po’ l’Islam più che la scimitarra sono le forbici cucite sul fez del Turco napoletano. Una delle più fortunate maschere di Totò.
Ma quando torna è tutto un terrore e la scimitarra è davvero tale, con l’Isis che decapita in mondo visione. Anche se «chi uccide un solo uomo» ammonisce il Corano «uccide tutta l'umanità». «L’epoca della messa a morte dell’umanità – scrive Buttafuoco – è il tempo a noi contemporaneo, e ha un solo luogo. A lungo atteso, tra le ossessioni dei fanatici e nel mercato della democrazia e della libertà: è la Siria ed è la terra dove si consumano tutti i pretesti, perfino esoterici se vale il dettaglio del Saladino, sepolto a Damasco, il cui sepolcro è già indicato dall’Isis tra le vestigia dell’onore dei guerrieri – l’imperituro orgoglio dell’Islam – da cancellare». Ma la Siria è lo spazio del compimento. Tutto, in termini escatologici «è destinato a coincidere nel territorio della sabbia e dei leoni. Il luogo della messa a morte del tempo e dell’essere è la Siria».
Un’affascinante ricostruzione dell’attualità che riprende a prestito la verità escatologica dell’Islam. Ma quello che rimane ancora impresso nella memoria attuale di molti è quel video di un marciapiede di Parigi, dove due Mohamed si scontrano dietro la redazione di Charlie Hebdo. Il poliziotto Mohamed che invoca Allah prima di morire per mano di un'altro Mohamed che invoca sempre Allah Akbar prima di ucciderlo. «Un fotogramma, un’istantanea. È il racconto della doppia guerra civile: sunniti contro sciiti. E guerra, poi, di sunniti contro altri sunniti. Sono i fanatici contro gli ortodossi per la conquista dell’egemonia in tutta la umma, ossia, la comunità dei credenti».
Al trauma delle Torri Gemelle, dunque, si aggiunge la fitna, ossia la “separazione”. La fitna, una categoria teologica, una dimensione metastorica, spiega Buttafuoco, che da sempre accompagna il cammino dell’Islam. Fitna significa “discordia” ed è qualcosa di più di una scissione all’interno della Umma, la comunità musulmana. È l’insanabile che al di là delle radici d’origine di musulmani da sempre attraversa l’intero universo multipolare dell’Islam.
Eppure l’Islam è Wasat ovvero la via di mezzo. «Allah non ama gli eccessi» dice l’Hadith di Muhammad. La ricerca della via di mezzo è alla base dell’insegnamento islamico. L’eccesso infatti, è l’ingrediente che sconvolge il mondo musulmano e lo travolge nel caos, di un califfato che vuole essere più giusto del giusto, allontanandosi dalla tradizione e dalla misericordia, radice stessa dell’Islam.
Il feroce saracino attuale è così in cammino verso un suicidio lento che inizia con la decapitazione non solo dell’umanità ma della radice della civiltà islamica stessa. Non solo cancellando il Wasat, ma anche con la distruzione dei luoghi chiave della storia dell’islam. A Partire dalla Mecca. Dove i Wahabiti, per lasciare spazio all’Hotel Hilton e ai bagni pubblici, hanno raso al suolo siti storici come la casa di Khadija, moglie del profeta.
Un’istantanea chiara di triste declino, pur se Pietrangelo Buttafuoco, nelle ultime pagine sorprende svelandosi con il nome da musulmano, Giafar al-Siqilli, che grazie a Dio dice, ha conosciuto l’Islam prima di conoscere i musulmani. E grazie a Dio, può farlo conoscere un po’ di più anche a noi.

Pietrangelo Buttafuoco, Il feroce Saracino. La guerra dell’Islam. Il Califfo alle porte di Roma , Bompiani, Milano, pagg. 208, € 12,00