domenica 26 aprile 2015

Corriere Salute 26.4.15
Gli antidepressivi distruggono la mia vita sessuale, non esistono soluzioni?


Ho quarantacinque anni e, a causa di una forma di depressione bipolare, ho la necessità di assumere tre diversi farmaci: aripiprazolo, clonazepam e pregabalin. La terapia ha però indotto un totale crollo della libido e del desiderio sessuale e durante i tentativi di rapporti sessuali non riesco mai a raggiungere l’orgasmo anche se ricorro al sildenafil per arrivare a una valida erezione.
L’ andrologo-endocrinologo che mi segue mi ha detto che il problema non ha affatto ragioni psicologiche, ma è dovuto esclusivamente agli psicofarmaci che utilizzo. La mia psichiatra al riguardo non sa che cosa dire e non si pronuncia .
Tutto ciò, come è facile intuire, mi crea una fortissima frustrazione e una forte sfiducia (e perfino rabbia) nei confronti degli psicofarmaci, anche se continuo ad assumerli regolarmente.
Visto che non posso più fare a meno di utilizzare queste molecole, devo rinunciare per sempre a una soddisfacente attività sessuale? L’andrologo-endocrinologo mi ha chiaramente detto che per l’incapacità a raggiungere l’orgasmo non esiste terapia e non si può fare assolutamente niente finché assumerò questi psicofarmaci. Davvero è così? Possibile che non ci sia una soluzione?

Purtroppo una disfunzione sessuale, più o meno intensa e invalidante, è un effetto di frequente riscontro in trattamenti farmacologici cronici, non solo per quanto riguarda gli psicofarmaci, ma anche con terapie differenti (es. alcuni antipertensivi, diuretici e antiepilettici).
Sebbene sia il clonazepam che il pregabalin siano stati associati ad alterazioni della funzionalità sessuale, il farmaco più presumibilmente implicato nel fenomeno che lei descrive è l’aripiprazolo, che, come molti altri antipsicotici (che agiscono sui recettori della dopamina), può causare vari tipi di disfunzioni sessuali.
A tal riguardo va comunque segnalato che, per il suo particolare profilo farmacologico, l’aripiprazolo non è uno dei farmaci più «impegnativi».
Quanto alla sua situazione specifica, una volta esclusa la presenza di fattori organici che possano anche solo in parte motivare tale disfunzione, è importante fare alcune considerazioni. Innanzitutto, le consiglierei di effettuare un prelievo ematico per valutare la prolattinemia: l’iperprolattinemia è infatti spesso implicata in disfunzioni sessuali in corso di utilizzo di farmaci antipsicotici.
In secondo luogo, assieme al suo medico curante, è importante effettuare una rivalutazione della terapia in atto (dosaggi, principio attivo, associazioni tra farmaci).
La rivalutazione clinica va effettuata in relazione alla sua storia clinica, al tempo passato dall’ultima ricaduta, alla gravità degli episodi occorsi. Va considerato che esiste una variabilità individuale anche in relazione a farmaci appartenenti alla stessa classe farmacologica, sia per quanto riguarda la risposta clinica sia per gli effetti collaterali.
Trattamenti con differenti antipsicotici o stabilizzatori potrebbero, ad esempio, essere più tollerabili sul versante della funzionalità sessuale. È comunque importante, stanti gli effetti collaterali comunque associati a ogni trattamento, che venga effettuato un corretto bilancio tra costi e benefici, assieme al suo curante.
Rispetto a eventuali terapie in aggiunta, appare corretto l’utilizzo di sildenafil, così come potrebbero essere efficaci agonisti della dopamina (amantadina) o una terapia ormonale sostitutiva (es. testosterone).
Tale approccio va comunque riservato a casi specifici che non hanno risposto a strategie alternative, essendo gravato da effetti collaterali anche importanti.