mercoledì 29 aprile 2015

Corriere 29.4.15
Al Sisi: «Se crolla l’Egitto per l’Europa danni terribili»
Il leader del Cairo: «Con il potere in mano ai Fratelli musulmani Libia, Siria, Mali e la penisola arabica… tutto andrebbe alla deriva»
intervista di Casimiro Garcia Abadillo


Tunisia, Egitto, Libia, Siria… quattro anni dopo la Primavera Araba ha deragliato. Ma gli arabi sono pronti per la democrazia?
«La democrazia è la volontà della popolazione, la libertà di eleggere i propri rappresentanti. In effetti c’è libertà in Egitto e la gente è pronta alla democrazia. Immagino che nessuno al mondo sia disposto a rinunciare alla libertà di partecipare alle elezioni, e noi arabi non facciamo eccezione».
A breve scade un anno dalla sua ascesa al potere. L’Egitto oggi è più democratico?
«Sì, perché esiste la volontà politica di rispettare la volontà della gente. Per il mio popolo nutro amore e rispetto. Quella volontà esiste ed è molto più forte. Gli egiziani hanno fatto una scelta democratica con l’elezione di Morsi. Il 25 gennaio del 2011 (data d’inizio della rivolta contro Mubarak) hanno insistito per esercitare le proprie scelte e Morsi è stato eletto, però quando si sono accorti dell’esistenza di un pericolo, hanno saputo rompere con lui. Gli egiziani possono anche mandare a casa Al Sisi se così vogliono. Se non fossi intervenuto, sarebbe scoppiata una guerra civile».
Lei ha vinto con il 96,91% dei voti. Crede che il dato rifletta la volontà popolare e che i Fratelli Musulmani rappresentino una minoranza?
«I Fratelli Musulmani sono una minoranza. Gli egiziani temono per il futuro dei propri figli e oggi si sono uniti per salvare la patria. Questo è il momento di restare fermi e coesi. La prova è quello che sta accadendo in Siria, Libia, Iraq e Yemen. Quando soccombono alla violenza, i Paesi non possono salvarsi».
Chi si nasconde dietro l’Isis?
«Esiste una percezione errata dello Stato Islamico da parte della società. I gruppi terroristi ricevono aiuti facendo credere che si tratti di un vero stato organizzato. Dimenticano che il mondo è cambiato... L’Islam deve progredire. Coloro che appoggiano l’Isis non capiscono quale pericolo esso rappresenti. L’Isis usa la religione come uno strumento per raggiungere obiettivi politici e ha messo in piedi una forza incontrollabile. Occorre affrontare questa realtà, e affrontarla insieme, perchè verranno coinvolti il Mediterraneo, l’Europa e il mondo intero. La mappa del terrorismo si va allargando e lo sforzo che stiamo facendo non basta. Non si tratta semplicemente di iniziative militari ed economiche, ma anche di discorso religioso. Voi siete disposti a collaborare?».
L’Egitto non fa parte della coalizione che colpisce l’Isis in Siria e Iraq perché siete impegnati contro l’Isis nel Sinai. Quanti sono?
«Non condivido l’affermazione che vi siano miliziani dello Stato islamico nel nostro territorio. Esiste il terrorismo, ma resta concentrato di una zona confinante con la striscia di Gaza, al nord del Sinai».
L’Egitto saprà ritrovare la stabilità senza integrare quella parte della popolazione che sostiene l’Islam politico e che oggi è emarginata?
«Il tempo farà capire ai simpatizzanti dei Fratelli Musulmani che la convivenza è possibile. Non vogliamo fare la guerra alla gente per le sue idee, ma devono sapere che noi non le condividiamo. Se vogliono votare per difendere la loro ideologia possono farlo, ma senza imporla alla maggioranza e accettando le regole del processo politico, il trasferimento del potere e la libertà di voto. Finora non l’hanno fatto».
Eppure lei non è riuscito a convincere nè gli Usa nè l’Unione Europea. Di fatto, i Fratelli Musulmani continuano ad agire legalmente dalla loro sede londinese…
«La vostra principale preoccupazione è la sicurezza e capisco le vostre posizioni nei loro confronti. Tuttavia, se l’Egitto dovesse crollare, l’Europa patirà danni terribili e l’intera zona mediterranea resterà esposta al disastro. L’Egitto non è nè la Libia, nè l’Iraq, Siria o Yemen, Paesi che contano 25 milioni di abitanti ciascuno. Noi siamo 90 milioni».
Con i Fratelli Musulmani al potere, crescerebbe la minaccia jihadista per l’Europa?
«Il pericolo sarà molto più grave di quanto si possa immaginare. Libia, Siria, Mali, Chad, Etiopia e la penisola arabica… tutto andrebbe alla deriva. Voi sapete combattere contro eserciti regolari, non contro gruppi armati, come facciamo noi».
(trad. di Rita Baldassarre)