mercoledì 14 luglio 2010

l’Unità 14.7.10
Intervista a Pier Luigi Bersani. L’offensiva dell’opposizione
«Il berlusconismo è giunto al punto critico. Democratici, nervi saldi»
Il segretario Pd negli Usa: la corruzione infetta le istituzioni, Paese senza guida «Teniamo la barra di un’opposizione ferma e guardiamo alle forze più responsabili»
di Dimone Collini

Ai democratici dico: nervi saldi». Pier Luigi Bersani guarda con preoccupazione ai «gravissimi fatti di corruzione che stanno infettando le istituzioni e i luoghi di governo». Ora spunta “Cesare”, quello che tutto sapeva. Il leader del Pd sottolinea che al di là dei nomi di Nicola Cosentino, Denis Verdini, Claudio Scajola e di tutti gli altri invischiati in questa torbida vicenda che passa per l’eolico sardo, gli appalti per il G8 e vecchie e nuove logge segrete, quel che ormai è chiaro è che «sotto l’ombrello dell’imperatore si sono creati dei meccanismi quasi feudali, con vassalli, valvassori e valvassini che hanno ritenuto di potersi muovere avendo in mano un pezzo di potere e giostrandolo anche al di fuori dei circuiti istituzionali». Siamo arrivati, dice il segretario del Pd, a «un punto critico». E alle «forze più responsabili del centrodestra» lancia un appello: «Riconoscano che il Paese è senza guida, che non si sta facendo nulla per gli italiani, che non si può andare avanti per mesi e mesi in queste condizioni».
Bersani si ritaglia una pausa tra gli incontri previsti dall’agenda statunitense per parlare di quanto sta avvenendo in Italia. «Anche qui mi stanno chiedendo cosa succede, il tema ha già oltrepassato i nostri confini», dice il leader del Pd dopo un colloquio al Dipartimento di Stato di Washington per discutere della situazione in Afghanistan con il vicedirettore delle operazioni Nato Carleton Bulkin e prima di un incontro per parlare di crisi economica con Phil Gordon, del Bureau per gli affari europei ed euroasiatici.
E lei che risponde, a chi le domanda cosa succede da noi? «Che una brutta fase presto si andrà chiudendo, perché da ogni punto di vista la si guardi è ormai evidente che più si allunga e peggio è. E che tutto quello che si sta vedendo non si sarebbe visto senza un ruolo dell’opposizione, sia per quel che riguarda il distacco sui temi sociali tra il centrodestra e il paese, sia per quel che riguarda la difesa del tema democratico, civile, della legalità». E lei dice che questa volta è diverso dal passato, da tutte le volte che avete parlato di berlusconismo al tramonto?
«A questo punto è innegabile che siamo al secondo tempo del berlusconismo, una fase in cui il meccanismo populista si scontra con la realtà, con l’incapacità a fare le riforme necessarie e a parlare con sincerità al paese. Questo governo ha dimostrato di non essere in grado di proporre interventi e misure per far fronte alla crisi che abbiano carattere di equità e condivisione. Ha dimostrato di avere in disprezzo le regole democratiche, di volere un Parlamento succube, di pensare di poter attaccare impunemente le istituzioni dello Stato e gli organi costituzionali, di non sopportare la libertà di stampa. E ora siamo arrivati a una fase in cui l’intero impianto tocca un punto critico». Di fronte al quale Berlusconi reagisce denunciando il clima “giacobino e giustizialista”: che farà a questo punto il Pd?
«Berlusconi può tentare il colpo di coda, tentare una chiamata alle armi contro il nemico, che di volta in volta sono i magistrati, i comunisti, i giacobini, i giustizialisti, con l’idea di farla franca e di sottrarsi alle sue responsabilità e ai suoi fallimenti. Il Pd farà una ferma opposizione, tenendo assieme questione sociale e questione democratica, in modo da poter muovere uno schieramento di opinione molto ampio. E lo farà sia in Parlamento che in giro per l’Italia, attraverso giornate di mobilitazione sui temi della manovra, della legalità e della libertà d’informazione».
In Parlamento avete comunque di fronte una maggioranza che ha cento voti in più, e posizionamenti diversi di alcune personalità non possono cambiare i risultati, non crede? «Noi ci rivolgeremo alle forze più responsabili della maggioranza, se ci sono, perché riconoscano che l’Italia è senza guida, che non si sta facendo nulla per gli italiani, che il paese è sopraffatto da continue notizie di fatti gravissimi di corruzione, di infezione delle istituzioni e dei luoghi di governo».
Pensa a una sede e un momento specifici? «Abbiamo chiesto una discussione al Senato per parlare dello stato della Repubblica. E bene ha fatto Anna Finocchiaro ad avanzare al presidente Schifani questa richiesta, perché siamo di fronte a una crisi sociale micidiale e a una deriva democratica che è sotto gli occhi di tutti. Quella discussione sarà l’occasione, se ritiene la maggioranza, per fare un discorso serio, per chiedersi se sono in grado di governare il paese. Questo è il punto. Si comincia a ragionare da qui in poi, da questo riconoscimento. Dopodiché, qualora ci fosse, la parola non toccherebbe a noi ma al Presidente della Repubblica, e il Pd si comporterebbe come la forza responsabile che è».
Il “riconoscimento” a cui lei fa riferimento prevedrebbe però l’uscita di scena di Berlusconi, cosa che il diretto interessato non sembra intenzionato a mettere nel novero delle possibilità...
«Per noi questo è un punto ineliminabile. Questo è il secondo tempo e un terzo non c’è. Farlo durare a lungo significa soltanto provocare altri danni al paese».
Berlusconi ha vinto le elezioni, ha fatto notare anche il leader dell’Udc Casini... «Sì, ma ha anche fallito la prova di governo, palesemente, anche se nega l’evidenza».
Berlusconi ha anche negato di aver detto che chi voterà la mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino è fuori dal Pdl. Un avvertimento comunque fatto filtrare: pensa che questa prova di forza del premier avrà successo?
«Più che di prova di forza direi che Berlusconi in questo momento ha bisogno di mostrare la forza. Ma questo vuol dire semplicemente che non ce l’ha, che è in una posizione di estrema difficoltà e che reagisce tirando colpi di coda. E sapendo quel che significa il berlusconismo è evidente che non siamo in una situazione qualsiasi. Quindi il nostro compito adesso è tenere i nervi a posto, rimanendo combattivi nel lavoro di opposizione».
Finché le opposizioni si muoveranno in ordine sparso Berlusconi ha meno da temere, non crede? «Ma infatti adesso dobbiamo anche cominciare ad accorciare le distanze fra le forze dell’opposizione. A questo punto tutte quante devono sentire la responsabilità del momentoenonfarelagaraachivaunmetro più avanti o più indietro. Tutti dobbiamo sentire la responsabilità di lavorare a un progetto riformatore per l’Italia, perché in tutta questa vicenda il nostro problema principale sarà dare un messaggio positivo al paese, stremato da questa cura berlusconiana». Parlava di corruzione e infezione delle istituzioni, ora dalle carte dell’inchiesta sulla nuova loggia sembrerebbe che Berlusconi venisse costantemente informato circa le attività della cricca.
«Quel che è certo, guardando ai nomi di Cosentino, Verdini, Scajola e di tutti gli altri, è che sotto l’ombrello dell’imperatore si sono creati dei meccanismi quasi feudali, con vassalli, valvassori e valvassini che hanno ritenuto di potersi muovere avendo in mano un pezzo di potere e giostrandolo anche al di fuori dei circuiti istituzionali».
La corruzione c’è sempre stata, le risponderebbe qualcuno... «In questo caso siamo di fronte a un salto di qualità molto grave. Le stesse legislazioni speciali sugli appalti sono state l’autostrada per la corruzione. E noi l’avevamo detto già quando le approvarono. Ora ne abbiamo prove a bizzeffe».

l’Unità 14.7.10
Allarme Onu per il bavaglio «Rischi per la libertà»
«Se adottata nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia». È il giudizio sulla legge bavaglio del relatore speciale Onu sulla libertà di espressione. L’ira di Frattini...
di Umberto De Giovannangeli

Gli ultimi Paesi di cui si è occupato non sono certo campioni di democrazia e di libertà di stampa: Venezuela, Sri Lanka, Birmania...E ora, l’Italia. L’Italia del Cavaliere-Bavaglio. Il Governo italiano deve «abolire o modificare» il progetto di legge sulle intercettazioni perché «se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia». Ad affermarlo, in una nota ufficiale, è il relatore speciale dell'Onu sulla libertà di espressione, Frank La Rue. Secondo il progetto di legge 1415, ricorda la nota, chi non è accreditato come giornalista professionista può essere condannato alla reclusione fino a quattro anni per la registrazione di qualsiasi comunicazione o conversazione senza il consenso della persona coinvolta e la diffusione di tali informazioni. «Una sanzione così severa sottolinea La Rue minerebbe seriamente il diritto di tutti gli individui a cercare e comunicare informazioni, in violazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'Italia è parte».
J’ACCUSE ARGOMENTATO
La Rue, guatemalteco, incaricato dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu di monitorare la situazione del diritto alla libertà di opinione ed espressione nel mondo, ha inoltre espresso preoccupazione per la prevista introduzione di una sanzione per i giornalisti e gli editori che pubblicano materiale intercettato prima dell'inizio di un processo. «Una tale punizione, che include fino a 30 giorni di carcere ed una sanzione fino a 10.000 euro per i giornalisti e 450.000 euro per gli editori, è sproporzionata rispetto al reato», spiega. Inoltre, «queste disposizioni possono ostacolare il lavoro dei giornalisti di intraprende-
re giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, quali la corruzione, data l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, sottolineata a più riprese dal Consiglio d'Europa», osserva La Rue che ha auspicato una missione dell'Onu in Italia, nel 2011, per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione. «Frank La Rue è un esperto che fa capo al Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite con base a Ginevra e presta il proprio servizio in veste indipendente all'Onu senza ricevere alcun pagamento», precisa l'Onu, sul suo sito di informazione.,
FRATTINI INSORGE
Da Ginevra a Roma. Da una denuncia argomentata a una furente reazione. Quella del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Sono fortemente sconcertato e sorpreso per la posizione del rappresentante dell'Onu» sul Ddl intercettazioni», tuona il titolare della Farnesina. «Il processo mediatico è una barbarie. Non un principio di diritto», insorge Frattini, partito lancia in resta contro il relatore Onu sulla libertà di espressione. «In tutti i Paesi liberali e democratici del mondo non è consentito alla pubblica accusa di divulgare prima della sentenza definitiva elementi di indagine che devono restare segreti. «Questo insiste il ministro per la semplice ragione che, in democrazia, si tutelano anche i diritti degli indagati. Il processo mediatico è una barbarie, non un principio di diritto». Il Cavaliere e i suoi fedelissimi contro l’Onu: la storia si ripete. L’opposizione insorge. «Non mi stupiscono le reazioni scomposte e, aggiungo, imbarazzanti, che vengono da autorevoli esponenti del governo e della maggioranza al richiamo che l'Onu ha rivolto al Ddl intercettazioni. Sono rimasti solo gli amici di Berlusconi, perché nemmeno tutto il Pdl è unito, a difendere la legge che questa maggioranza ha partorito sulle intercettazioni», rimarca la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. «Non c’è commentatore, non c’è giornalista, non c’è giudice o rappresentante delle forze di polizia che consideri quel Ddl una buona legge osserva Finocchiaro -. L'Onu non fa che confermare questo giudizio. Aggredire in maniera violenta e arrogante l'Onu è sintomo del grande nervosismo che serpeggia dentro la maggioranza devastata da tensioni e da una evidente questione morale che nessuno, nemmeno questa pessima legge, riuscirà a nascondere...».

l’Unità 14.7.10
Intervista a Corradino Mineo
«Rainews va bene e costa poco. Mi cacciano per logiche politiche»
Il direttore del canale all news: Masi non mi ha informato ma ho ricevuto tanta solidarietà «Negli ultimi giorni abbiamo raggiunto Sky. Il mio successore Ferraro? So che ha altri modelli»
di Natalia Lombardo

Corradino Mineo, direttore di RaiNews, sembra davvero sul filo della rimozione, non giustificata se non con le mire della Lega sul canale all news, per regionalizzarne l’identità in un futuro accorpamento con RaiTre, anche questa resa «federalista».
Oggi e domani si riunisce il Cda della Rai: continua il braccio di ferro del direttore generale, Mauro Masi, per impedire che Annozero riprenda a settembre. E poi l’ultimo repulisti: via Mineo da RaiNews per fare entrare, dall’esterno, Franco Ferraro, conduttore di Seven a Sky, giornalista professionista da due anni, dato in quota Lega per lo sponsor Antonio Marano. Potrebbe fermarsi, invece, la nomina di Susanna Petruni a RaiDue, scalzando Liofredi che annuncia una causa. La prepara anche Raffaele Genah, vicedirettore del Tg1 rimosso dalla conduzione.
In difesa di Mineo si è sollevato un fronte bipartisan: non solo il Pd, l’Idv, i radicali, l’Udc, ma anche Granata e il ministro Rotondi. Protestano per le nomine politiche e le assunzioni dall’esterno i dirigenti dell’Adrai, e l’Usigrai annuncia un «voto sul Dg Masi». Mineo, una difesa trasversale...
«Fa piacere che qualcuno abbia apprezzato il nostro lavoro. Con il “Caffè” abbiamo alimentato il dibattito all’interno della maggioranza e dell’opposizione. Il compito della tv all news non è quello di sparare notizie a raffica, ma di muovere il confronto, uscire dalla propaganda».
Il Dg Masi l’ha informata della sua volontà di cambiare direttore, o l’ha saputo solo dalle indiscrezioni? «No, ne so quanto voi. Ma dico, avete mai visto l’azienda vantare i risultato di RaiNews? No, quindi non mi stupisco del fatto che non mi dicano niente. Negli ultimi tre giorni siamo in parità di ascolti con Sky: domenica eravamo in testa, sabato e lunedì eravamo sotto di 50 spettatori di media. In prime time, la mattina presto, siamo leader assoluti: su RaiTre facciamo il 10 per cento di share, quasi il 2 sul digitale e sul sito. Mi hanno chiuso Il Caffè per dare spazio a Buongiorno Italia su RaiTre, e me lo restituiscono l’estate dalle 7 alle 8 perché non hanno i soldi per la tv glocal».
Un rimozione dalla logica politica?
«Non so che dire. Non è legata agli ascolti, né ai costi perché costiamo pochissimo e non ci hanno dato niente. C’è un’altra idea di all news? Qual è? Questo piano industriale è secretato. Si parla di fusione con Televideo. Si parla molto, il che spiegherebbe la scelta del giornalista Ferraro, che spero che sia un ottimo professionista, per le attribuzioni di fede che gli danno, che il modello dovrebbe essere quello di Buongiorno Italia: notizie a mitraglia dal burka all’assassinio alla festa locale. Un modello non vincente e che costa molto. Le uniche tv all news del mondo che vanno bene hanno un’identità netta: Fox News e Al Jazeera. La Cnn ha 200mila telespettatori in prime time, Fox News un milione. RaiNews 50mila, perché ha un’idea chiara: dare la notizie sempre animata dal dubbio, e discutere tutto. Se Masi le proponesse di dirigere il Gr Parlamento, però sotto la supervisione di Preziosi, accetterebbe? «Come faccio a prendere sul serio un proposta da un editore che per un anno e otto mesi mi ha lasciato in trincea senza darmi niente, né un riconoscimento né mi ha comunicato alcunché».
Pensa che farebbe causa?
«Non so. Questo sì che è da regime: uno prima spara e poi tratta. Io non faccio la vittima, i direttori si cambiano, ma dopo un confronto onesto con chi ha lavorato. C’è una redazione che si è comportata benissimo pur senza mezzi. Il problema non è Corradino Mineo, il problema è RaiNews. Quando, per ragioni che non conosco, mi toglieranno allora mi preoccuperò di cosa fare».

l’Unità 14.7.10
L’appello online degli africanisti: diritti ai profughi eritrei in Libia

Una lettera aperta degli africanisti italiani (promotori Anna Maria Gentili, Alessandro Triulzi, Uoldelul Chelati Dirar) ai ministri Frattini e Maroni sulla vicenda dei 245 profughi eritrei nelle prigioni libiche ha raccolto più di cento firme in due giorni. A quei 245, dicono gli africanisti, come a tutti i profughi, «dovrebbe essere riconosciuto il diritto di vedere presa in considerazione la propria eleggibilità allo status di rifugiati». Continuano: «Il dramma di questo gruppo di eritrei abbandonati in un limbo caratterizzato dalla più totale e indiscriminata negazione dei diritti elementari è sotto gli occhi di tutti, perché finalmente ne hanno parlato anche i nostri giornali e si sono mobilitate autorevoli organizzazioni umanitarie. L'Italia tende a rifiutare le critiche, ma non può non riconoscere quanto e come la responsabilità di questa drammatica situazione sia l’inevitabile conseguenza della politica dei respingimenti collettivi, in palese violazione degli obblighi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che l’Italia ha sottoscritti, e del divieto di refoulement della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato».
Questa politica illegale e disumana «finanziata col nostro denaro, non riguarda certo solo eritrei, ma di questi abbiamo saputo con maggiori dettagli perché in Italia abitano e lavorano molti famigliari o amici... L'Eritrea ha fornito all'Italia intere generazioni di ascari che hanno combattuto coraggiosamente sotto la sua bandiera, anche nelle stesse terre libiche dove ora i loro nipoti sono sottoposti a un trattamento disumano nel silenzio se non col consenso del Governo italiano». Tra le richieste, il vincolo al rispetto dei diritti nell’uomo per gli accordi sul pattugliamento e sospensione dei respingimenti in Libia; che l’accordo preveda il ritorno dei funzionari Unhcr così che ascoltino i migranti possano deciderne la sorte e la vita.

Repubblica 14.7.10
Perché gli uomini uccidono le donne
di Michela Marzano

La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati E poco importa il contesto sociale Spesso sono uomini che non accettano l´autonomia femminile
Molti di questi delitti passionali sono il sintomo del "declino dell´impero patriarcale", l´unico modo per sventare la minaccia della perdita

Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l´amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l´assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell´opera di Bizet prima di uccidere l´amante: «Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen». Ma cosa resta dell´amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all´interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?
Per secoli, il "dispotismo domestico", come lo chiamava nel XIX secolo il filosofo inglese John Stuart Mill, è stato giustificato nel nome della superiorità maschile. Dotate di una natura irrazionale, "uterina", e utili solo - o principalmente - alla procreazione e alla gestione della vita domestica, le donne dovevano accettare quello che gli uomini decidevano per loro (e per il loro bene) e sottomettersi al volere del pater familias. Sprovviste di autonomia morale, erano costrette ad incarnare tutta una serie di "virtù femminili" come l´obbedienza, il silenzio, la fedeltà. Caste e pure, dovevano preservarsi per il legittimo sposo. Fino alla rinuncia definitiva. Al disinteresse, in sostanza, per il proprio destino. A meno di non accettare la messa al bando dalla società. Essere considerate delle donne di malaffare. E, in casi estremi, subire la morte come punizione.
Le battaglie femministe del secolo scorso avrebbero dovuto far uscire le donne da questa terribile impasse e sbriciolare definitivamente la divisione tra "donne per bene" e "donne di malaffare". In nome della parità uomo/donna, le donne hanno lottato duramente per rivendicare la possibilità di essere al tempo stesso mogli, madri e amanti. Come diceva uno slogan del 1968: "Non più puttane, non più madonne, ma solo donne!". Ma i rapporti tra gli uomini e le donne sono veramente cambiati? Perché i delitti passionali continuano ad essere considerati dei "delitti a parte"? Come è possibile che le violenze contro le donne aumentino e siano ormai trasversali a tutti gli ambiti sociali?
Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all´uomo, tanto più l´uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l´unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che proviene necessariamente da un milieu sociale povero e incolto. L´uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l´autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere. Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l´uccidono.
Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell´impero patriarcale". Come se la violenza fosse l´unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso. Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l´amore si dissolve e sparisce. Certo, quando si ama, si dipende in parte dall´altra persona. Ma la dipendenza non esclude mai l´autonomia. Al contrario, talvolta è proprio quando si è consapevoli del valore che ha per se stessi un´altra persona che si può capire meglio chi si è e ciò che si vuole. Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito, l´amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un´altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere. Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa. L´altro non è a nostra completa disposizione. L´altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all´altro la possibilità di esistere.

Repubblica 14.7.10
La notte Caravaggio
Roma apre le porte al genio divenuto una rockstar
di Francesca Giuliani

Si potranno ammirare anche l´Oloferne di Palazzo Barberini e il Battista della Galleria Corsini
È il pittore dei record: seicentomila visitatori alla mostra appena chiusa alle Scuderie del Quirinale
Si comincia sabato alle 19, si va avanti fino a domenica alle 9: niente biglietto, niente prenotazione, basta mettersi in fila. Galleria Borghese, Piazza del Popolo, San Luigi dei Francesi, Sant´Agostino. Più altre opere "prestate" per l´occasione

Di Caravaggio s´è detto che sapeva vedere nel buio, che nell´oscurità riusciva a riconoscere la luce e da lì, dalla violenza dei contrasti, si generavano i suoi dipinti. È un tratto, questo, che aggiunge senso all´iniziativa "La Notte di Caravaggio", dedicata all´artista più amato di tutti i tempi, colui il quale ha ormai superato in popolarità globale persino i suoi "pari" Michelangelo e Leonardo. E proprio il suo lato oscuro è tra gli aspetti di seduzione, attrazione, bramosia, che lo hanno fatto paragonare a un idolo rock, rendendolo un fenomeno di consumo culturale del tutto moderno.
Sabato 17 luglio, nell´esatta ricorrenza del quarto centenario della morte, Roma gli rende omaggio con l´apertura dei luoghi che custodiscono le sue opere. I musei e le chiese, raccordati da una linea continua di bus-navetta, inviteranno alla visita: dal tramonto all´alba, l´ingresso sarà libero, le visite guidate ma senza prenotazione e secondo la capienza dei luoghi. Un´idea di Rossella Vodret, soprintendente, studiosa e appassionata del maestro, promossa e poi realizzata dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio e per il polo museale della città di Roma, con il coordinamento di Mondomostre. La stessa squadra reduce dal recente successo dell´esposizione record alle Scuderie del Quirinale. «Le tante opere di Caravaggio conservate nelle chiese e nei musei romani fanno rivivere il suo genio assoluto e irripetibile agli occhi di chi, ancora oggi, si emoziona davanti alle sue splendide tele», spiega Vodret.
Porte aperte, orario continuato dal tramonto a giorno fatto (dalle 19 alle 9): una sfida non da poco se si pensa ai quasi seicentomila visitatori della mostra Caravaggio alle Scuderie che, nonostante il rush finale dell´apertura notturna, ne ha lasciati certo molti desiderosi di rivivere quella vertigine che può dare l´osservare da vicino (a lungo, con concentrazione) un dipinto del maestro, aldilà di ogni conoscenza storico-artistica: la Notte di Caravaggio è per tutti loro.
Nell´occasione, i capolavori di casa alla Galleria Borghese ovvero il Ragazzo con il canestro di frutta, il Bacchino malato, il San Girolamo scrivente, la Madonna dei palafrenieri, Davide con la testa di Golia (il San Giovanni è in queste settimane esposto a Porto Ercole, dove il Merisi morì) saranno raggiunti dal Narciso e dalla Giuditta che taglia la testa a Oloferne di Palazzo Barberini oltre che dai due San Giovanni Battista, quello della Galleria Corsini e l´altro conservato alla Pinacoteca Capitolina. Tutti insieme verranno allestiti nella magnifica magione-museo del Cardinal Scipione, in modo da restituire larga parte della fenomenale parabola che trasformò Caravaggio da poverissimo, sconosciuto emigrante ad apprezzato artista, oggetto di contesa e status symbol tra le famiglie blasonate del primo Seicento.
A Roma, Michelangelo Merisi arrivò nel 1592 poco più che ventenne dove si diede da fare come garzone di bottega fino all´incontro, nel 1595, con il potente fra i potenti, quel cardinal Del Monte che lo toglie dalla strada, offrendogli alloggio e protezione nella sua residenza di Palazzo Madama. Sono i tempi delle prime glorie e delle grandi committenze, che lo portano a trasformare le già sontuose chiese della città del Papa. La cappella Contarelli, a San Luigi dei Francesi è il suo primo incarico pubblico, occasione di debutto ufficiale nell´ambiente romano per cui realizzò il Martirio di San Matteo, la Vocazione di San Matteo e San Matteo e l´Angelo. Solo due mesi più tardi inizia l´avventura della Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo, dove oggi si fronteggiano la Conversione di Paolo e la Crocifissione di San Pietro e tra il 1604 e il 1605 dipinge la Madonna dei pellegrini in Sant´Agostino.
In questi stessi anni avvengono gli episodi più turbolenti della sua vita: le risse, le denunce e la frequentazione dei salotti del potere, ma anche di popolani, bevitori, bari, delinquenti che prendono forma piena e forza scandalosa in una pittura che porta questa bassa umanità nei luoghi più sacri. Una vita tormentata e leggendaria fino alla drammatica condanna per omicidio nel 1606, e alla fuga da Roma, dove non tornò più.
In questo quarto centenario ricco di celebrazioni, la Roma del Caravaggio-rockstar invita a un viaggio al termine della notte, nel ricordo di quella che fu la sua ultima quando si ritrovò solo, in fuga, malato. "La Notte di Caravaggio", oltre ai nove dipinti raccolti alla Borghese, condurrà i visitatori nelle chiese-tempio della sua opera, in un rito collettivo degno di un idolo che non smette di nutrire la passione di chi ama l´arte.

Repubblica 14.7.10
Dall'urlo di "Golia" agli aguzzini di Pietro fino al martirio di Matteo
Buio dell´anima e luce divina
di Carlo Alberto Bucci

La notte di Caravaggio comincia la sera del 28 maggio 1606 quando uccide in una rissa Ranuccio Tommasoni e fugge da Roma. Un incubo che prende corpo nel Davide e Golia che l´artista dipinge, ritraendosi come peccatore nella testa mozzata del gigante, nella speranza di ottenere il perdono della curia romana. Intorno al capolavoro di Michelangelo Merisi ruotano gli altri cinque dipinti della Galleria Borghese, punto di partenza della "Notte di Caravaggio" che, dalle 19 di sabato alle 9 di domenica, terrà aperta la collezione allestita dal cardinal Scipione Borghese nella sua villa ma anche tre chiese che conservano sei dipinti del maestro: Santa Maria del Popolo (aperta solo fino all´una di notte), Sant´Agostino e San Luigi dei Francesi. Una "notte bianca caravaggesca" per ricordare, quattrocento anni dopo, la morte avvenuta a 39 anni il 18 luglio 1610 a Port´Ercole.
Niente prenotazioni e ingresso gratuito alla Galleria Borghese. Basterà mettersi in fila per ammirare l´altro autoritratto di Caravaggio (quello giovanile da Bacchino malato), la potente Madonna dei palafrenieri, lo straziante San Girolamo e il pasoliniano Ragazzo con il canestro di frutta esposti accanto a tre dipinti prestati per l´occasione: l´"esecuzione" di Oloferne di palazzo Barberini e i due Battista della galleria Corsini e dei Musei capitolini.
Passando in navetta o a piedi in santa Maria del Popolo, il buio della morte è squarciato dalla luce divina che colpisce e redime Saulo sulla via di Damasco e che si posa lieve sul corpo di Pietro issato sulla croce. In primo piano Caravaggio pone i piedi sporchi di uno degli aguzzini. Stesso dettaglio realistico che ritroviamo nei pellegrini adoranti la Madonna di Loreto in Sant´Agostino. Pochi metri più in là, in San Luigi dei Francesi tre dipinti raccontano lo straordinario exploit pubblico: nella cappella Contarelli, la storia di Matteo dalla vocazione fino martirio al quale l´artista prende parte ritraendosi tra le comparse di questa drammatica "esecuzione".

Repubblica 14.7.10
Da Augé a Bauman alla rassegna di settembre I filosofi e la fortuna un festival di lezioni
di Marco Filoni

ROMA - Il tema che quest´anno vedrà protagonisti fra i maggiori filosofi e intellettuali al Festival di Filosofia sarà la fortuna. Un augurio di buon auspicio per i dieci anni della manifestazione che, fra Modena, Carpi e Sassuolo, dal 17 al 19 settembre ospiterà un ricco programma di iniziative: lezioni magistrali, dibattiti, spettacoli e concerti. Per l´occasione interverranno i più grandi maestri del pensiero: Jean-Luc Nancy, Zygmunt Bauman, Marc Augé, Peter Sloterdijk, Remo Bodei, Massimo Cacciari, François Jullien, Michela Marzano, Maurizio Ferraris, Enzo Bianchi, Niles Eldredge e tanti altri. Oltre 200 appuntamenti per confrontarsi con le molte declinazioni della fortuna fra caso e rischio, probabilità e imprevisto. Cioè il carattere dell´inatteso e il lavoro simbolico delle culture per addomesticare il futuro all´esperienza dell´azzardo e della scommessa. Vi sarà spazio per affrontare il tema nella scrittura (Erri de Luca e Stefano Benni), nel teatro (Paolo Rossi e Paolo Hendel) e nel cinema con una rassegna dedicata al personaggio di Fantozzi. Ci saranno anche cene filosofiche proposte da Tullio Gregory.