domenica 9 maggio 2010

l’Unità 9.5.10
L’arcivescovo di Vienna contro Sodano: «Sapeva, ha insabbiato casi di pedofilia»
Accusa dell’arcivescovo di Vienna, cardinale Schoenborn all’ex segretario di Stato cardinale Sodano: ha sabotato la linea di Ratzinger contro la pedofilia. Nuove accuse a monsignor Mixa. Dal Papa i vescovi del Belgio.
di Roberto Monteforte

CITTÀ DEL VATICANO. L’attacco è frontale. «Il cardinale Sodano nel 1995 fermò l’inchiesta contro l'allora arcivescovo di Vienna, Hans Hermann Groer, accusato di molestie verso minori». Non usa perifrasi l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christopher Schoenborn. L’accusa all’ex segretario di Stato vaticano è diretta. Sarebbe sua secondo Schoenborn e «dell’ala diplomatica» della curia romana, la responsabilità di aver impedito la costituzione immediata di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali compiuti da Groer, richiesta dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Ratzinger. Ecco chi avrebbe ostacolato la linea della fermezza contro la pedofilia nella Chiesa.
LE NUOVE ACCUSE
L’operazione trasparenza continua. Ieri il pontefice ha accolto le dimissioni del vescovo di Augsburg (Augusta) e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa presentate il mese scorso. Un gesto atteso, ma reso ancora più necessario dopo l’annuncio della procura di Ingolstadt di aver aperto un fascicolo con l’accusa di aver commesso abusi su minori quando era vescovo di Eichstatt (dal 1996 al 2005). Su monsignor Mixa, quindi, peserebbero accuse ben più gravi di quelle per le quali ha presentato le sue dimissioni anche su consiglio del presidente della conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitish: maltrattamenti su minori quando era parroco a Schrobenhausen, circostanza che in un primo tempo ha negato e poi è stato costretto a riconoscere, quindi uso personale di fondi della diocesi destinati all’istituto per l’accoglienza dei bambini. Pare per farsi costruire un solarium ed acquistare stampe antiche e bottiglie di vino pregiato. Ora l’accusa è di pedofilia. Pare sia ricoverato in una clinica per il recupero degli alcolisti monsignor Walter Mixa. Un altro brutto colpo alla credibilità della Chiesa tedesca impegnata seriamente nell’operazione verità e trasparenza. Ma anche per Benedetto XVI, che nel 2005 tra i primi suoi atti del suo pontificato impose la nomina di Mixa, espressione dell’ala più conservatrice della Chiesa tedesca.
IL DOPO BRUGES
Ieri il Papa ha ricevuto in udienza i vescovi del Belgio in Vaticano per la visita ad limina guidati dal presidente della conferenza episcopale, monsignor Leonard. La visita era prevista da tempo, ma ha avuto un segno particolare dopo le dimissioni «forzate» del vescovo di Bruges, monsignor Vangheluwe, reo confesso di aver «abusato sessualmente di un giovane» da sacerdote ed anche da vescovo. Un colpo duro per una Chiesa già in forte difficoltà nella secolarizzata società belga. Ieri il Papa ha invitato quella Chiesa «provata dal peccato» a «non scoraggiarsi» e a reagire. Ai giornalisti incontrati dopo l’udienza, monsignor Leonard ha assicurato «la totale sintonia» dell’episcopato belga con il pontefice. La linea è quella «del rigore e della trasparenza». Il Papa avrebbe dedicato solo un breve cenno al problema della pedofilia nella Chiesa, senza fare alcun riferimento specifico al caso di Bruges perché, spiega Leonard, vescovi e Papa starebbe sulla «stessa lunghezza d’onda». Pieno appoggio dell’episcopato belga, quindi, alla linea ratzingeriana della trasparenza.
Si muovono le acque anche in Italia. A Bergano si sono date appuntamento ed è la prima volta circa 150 persone vittime di abusi anche di sacerdoti per discutere e condividere «l'atroce esperienza della violenza sessuale». L'iniziativa è dell'associazione Prometeo. Al termine dell’incontro è previsto che i partecipanti firmeranno una lettera per chiedere un incontro a Papa Benedetto XVI: «Chiederemo al Santo Padre un incontro assicurano gli organizzatori che sia un momento di condivisione per ricevere da lui un aiuto spirituale e condividere questa sofferenza».

Repubblica 9.5.10
Pedofilia, Schoenborn contro Sodano "Coprì i colpevoli e offese le vittime"
L’arcivescovo di Vienna: l´ex segretario di Stato insabbiò le denunce
"Congiura del silenzio sul caso di monsignor Groer, accusato di violenze su minori"
di Andrea Tarquini

BERLINO Lo scontro nella Chiesa cattolica sullo scandalo degli abusi sessuali e delle accuse di violenze pedofile arriva a un´escalation senza precedenti. Per la prima volta un cardinale, l´arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, accusa un ex segretario di Stato vaticano, cioè Angelo Sodano, di aver coperto i presunti colpevoli e di aver offeso le vittime. Il duro "j´accuse" del cardinale Scheonborn arriva proprio nel giorno in cui la Santa Sede, cogliendo un successo nella promessa di linea di tolleranza zero venuta da papa Benedetto XVI, accettava le dimissioni del vescovo di Augsburg, Walter Mixa. Il quale, capofila fino a ieri della corrente ultraconservatrice del clero tedesco, è ormai indagato dalla magistratura per la grave accusa di abusi sessuali.
Ex allievo e da tempo amico del Pontefice, e noto per le sue posizioni riformatrici e aperte, il cardinale Schoenborn, in una conversazione con un gruppo di giornalisti di cui riferisce l´agenzia di stampa cattolica Kathpress, per la prima volta accusa per nome Angelo Sodano. Prima di tutto spiega che egli ha arrecato grave danno alle vittime delle violenze e degli abusi sessuali e all´immagine della Chiesa, avendo affermato che le loro denunce erano semplicemente «pettegolezzi e chiacchericcio». In secondo luogo, egli indica in Sodano il responsabile dell´insabbiamento di ogni inchiesta vaticana su uno dei casi più gravi, cioè quello delle ripetute violenze sessuali su minorenni compiute da monsignor Hans Hermann Groer, a lungo arcivescovo della capitale austriaca.
Più volte il cardinale Schoenborn aveva detto che Groer era stato salvato e coperto da una congiura del silenzio di una maggioranza della curia vaticana. L´ultima volta, lo aveva affermato nella Domenica delle Palme, senza però fare nomi di alcun presunto responsabile. Aveva semplicemente asserito di conoscere Joseph Ratzinger da tempo, e di ricordare bene che all´epoca del caso Groer l´attuale pontefice allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede aveva chiesto chiarezza totale e tolleranza zero, ma gli confessò di essere stato messo in minoranza dalla Curia.
Ma questa volta, secondo il resoconto della Kathpress, Schoenborn punta il dito. Fu Sodano, egli avrebbe affermato in sostanza, a impedire la costituzione di una commissione d´inchiesta vaticana sul caso Groer, nonostante che l´allora arcivescovo di Vienna fosse stato denunciato ai media da una sua ex vittima, e nonostante il parere di Ratzinger. «A lungo il principio della Chiesa è stato il perdono, ma questo principio è stato interpretato in modo falso, a favore dei responsabili e non delle vittime», ha aggiunto il cardinale Schoenborn. Continuando: ora la Chiesa è cambiata, ma non tutti nella Curia appoggiano la svolta e la tolleranza zero voluta dal Papa.
Sulle accuse di Schoenborn, Sodano al momento tace. Mantiene il silenzio anche sulle accuse rivoltegli dal National catholic reporter circa le coperture al responsabile dei Legionari di Cristo. In una coincidenza probabilmente casuale ma importante, le accuse di Schoenborn vengono proprio in contemporanea con la caduta di Mixa. In aprile, l´arcivescovo di Augsburg allora accusato di percosse ai danni di minorenni era stato invitato dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, ad autosospendersi.

Repubblica 9.5.10
La rottura nella Chiesa
di Giancarlo Zizola

La critica pubblica indirizzata dal cardinale Christoph Schoenborn all´ex segretario di Stato cardinale Angelo Sodano rompe il costume apologetico che copre di nebbie d´incenso i vertici della Chiesa e rivela i contraccolpi profondi della bufera della pedofilia nel clero sugli equilibri interni del sistema centrale della Chiesa cattolica.
Il cardinale di Vienna mette in gioco la sua vicinanza teologica e umana con Papa Ratzinger, fin da quando lavoravano fianco a fianco sul Catechismo della Chiesa cattolica. E dà voce a quella corrente di pensieri nella Chiesa che interpreta l´attuale crisi come strumento necessario di liberazione del male oscuro,a lungo rimosso, passaggio doloroso ma necessario per recuperare la prospettiva della riforma ecclesiale. Egli si schiera con quanti sono convinti che subire questa crisi aspettando che la nuvola nera passi e tornare anzi all´idea di una Chiesa «società perfetta» sia una strategia perdente.
Contrariamente al messaggio trionfalista lanciato da Sodano a Pasqua, che denigrava come «chiacchiericcio» il ruolo dei media mondiali nelle indagini sullo scandalo, Shoenborn ritiene che sia erroneo accusare i media o la cultura permissiva. Egli mostra di apprezzare la copertura mediatica degli abusi clericali come un aiuto offerto alla Chiesa nella ricerca della verità dei fatti, e dunque un implicito alleato all´azione purificatrice intrapresa da Ratzinger, che ha smantellato il sistema organizzato dell´omertà : misura decisiva per avviare il radicale risanamento istituzionale e interiore del sistema ecclesiastico. È la stessa convinzione che ha portato il cardinale Carlo Maria Martini a salutare «con favore» il fatto che la società esiga che venga fatta piena luce su questi fatti delittuosi e che le vittime abbiano avuto il coraggio «di denunciare tali crimini secondo verità».
Più che in altre congiunture drammatiche, la prova attuale mette a nudo il carattere sistemico della crisi della pedofilia e indica che la guarigione, per essere radicale, non può che essere cercata in una ripresa dell´autoriforma della Chiesa, non nella sua sepoltura. La crisi trova infatti la sua chiave di lettura pertinente se ricondotta alle resistenze istituzionali alle spinte innovatrici del Concilio Vaticano II. Non a caso si moltiplicano i segnali del coinvolgimento di esponenti di alto rango del governo centrale della Chiesa nel sistema omertoso invalso. E lo stesso, celebrato sistema di selezione centralista dei candidati all´episcopato si sta dimostrando al di sotto della sua fama. Il caso del cardinale Groer, citato dal suo successore a Vienna, è tipico del grado di opacità istituzionale, misto alla presunzione di certi esponenti ecclesiastici: egli resistette a lungo alle ingiunzioni di Giovanni Paolo II che esigeva le sue dimissioni, e rifiutò di aderire alla rinuncia alla porpora, che pure gli era stata richiesta.
E´ possibile che anche questa crisi, se recepita in modo appropriato, possa accelerare col tempo la trasformazione di un modello di Chiesa rimasto troppo attaccato alla figura regale e politica della cristianità avvitata intorno alla casa clericale e alla curia romana, in un modello più spoglio, meno privilegiato e patriarcale, più egualitario e fraterno, meno autoritario e centralista. È opinione di molti vescovi che misure repressive o di tipo poliziesco non siano sufficienti. Benvenute le innovazioni annunciate come l´avvento della psicologia nei seminari, la messa in valore della sessualità umana, la ricezione della figura della donna in quell´universo monosessuale che è la struttura del clero. Nelle analisi più lungimiranti la crisi della pedofilia è causata meno da perversioni individuali che da un modello clericale di Chiesa divenuto insostenibile. Dopotutto, le perversioni di potere, i compromessi del clero con il regno del denaro non ricevono un rilievo comparabile a quello ottenuto dagli abusi clericali sui minori. Eppure è in questione, in entrambi i casi, la struttura di potere della Chiesa. Tipico il caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo recentemente inquisiti: ai crimini di pedofilia congiungeva la sua stretta alleanza con i grandi poteri finanziari del Messico, ben felici della sua lauta lotta contro la Teologia della Liberazione. Prova quasi apologetica che se la Chiesa non fosse così strettamente associata al clero, se fosse una reale comunità, con ministeri anche laicali, a uomini e donne e se tornasse alla «Chiesa dei poveri» dimenticata, probabilmente neanche queste deviazioni sarebbero state possibili né avrebbero scatenato la disaffezione che la Chiesa sta subendo. Sembra dunque plausibile la tesi di Martini, Schoenborn e altri secondo i quali la purificazione deve venire associata a misure di trasformazione del modello di Chiesa, un modello più umile, più interiore e meglio adatto alla situazione di minoranza dei cristiani nel mondo .