Libero 14.5.10
Salone Libro: domani nuova edizione di “Istinto di morte e conoscenza”
Adnkronos
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http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=411935
l’Unità 16.5.10
Visco bastona il Pd «Tra noi c’è chi protegge gli evasori»
di Andrea Carugati
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http://www.scribd.com/documents/31428232/unita-visco
il Riformista 16.5.10
Arriva nello Statuto la norma - Vendola
Il Pd è «scalabile»
di E. C.
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http://www.scribd.com/documents/31428275/Riformista-16-5-10-Vendola-p15
l’Unità 16.5.10
La cultura per la 180 con Psichiatria Democratica
di Cristiana Pulcinelli
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http://www.scribd.com/documents/31428173/pulcinelli
Repubblica 16.5.10
L’accusa della Bresso: momento terribile per il Paese
"Le donne per far politica obbligate a passare dal letto"
di Sara Strippoli
TORINO La donna che Berlusconi pensava non potesse guardarsi nello specchio al mattino «perché avrebbe visto la Bresso», si concede adesso qualche valutazione in libertà sul ruolo delle donne in politica e nel lavoro. Dal Salone del libro di Torino, l´ex presidente del Piemonte invita le più giovani a ribellarsi contro un sistema che sempre di più le vede protagoniste di carriere spesso comprate: «Stiamo assistendo ad un avvilente messaggio per le nostre giovani donne: per far carriera, anche politica, devi passare dal letto di un uomo e il lavoro sulla propria formazione non è determinante».
L´attacco arriva durante la presentazione di Guerra e Pace, il libro firmato da Alessandra Guerra, ex-presidente del Friuli Venezia Giulia, leghista delusa ora passata nelle file del Pd. Ero diventata un lupo, ha raccontato davanti al pubblico del Salone Guerra, «sono stata costretta a correre con le regole degli altri, da uomo e non da donna». Più tardi, a margine dell´incontro, Bresso chiarisce che le sue riflessioni non riguardano soltanto la carriera politica e non solo le donne del centrodestra: «Mi sembra che il modello Berlusconi parli chiaro, ma qualche segnale si vede anche da noi. E il rischio aumenta con l´attuale tendenza al giovanilismo».
Le donne del centrodestra reagiscono con stupore, nel caso di Giorgia Meloni con indignazione: «Mi pare una grande banalità dice il ministro alle politiche giovanili Una posizione assolutamente non condivisibile, Bresso farebbe meno a citare nomi e situazioni se vuole essere credibile, ogni donna ha una storia, e ne risponde personalmente. Quante volte sono stata personalmente attaccata da intellettuali, donne e uomini di sinistra, che non si sono risparmiati epiteti come "gallinelle del potere"». Stefania Prestigiacomo considera le dichiarazioni di Bresso quelle di una persona delusa dalla sconfitta: «Queste parole hanno il triste sapore del disappunto di chi non ha ancora accettato di aver perso alle elezioni, anche se ciò non significa che non esistano problemi di mercificazione della donna». Gli elettori però sanno decidere e «chi vale va avanti, essere donne significa competere alla pari», conclude il ministro all´Ambiente. Proprio da Bresso arrivano queste dichiarazioni? La domanda è di Elena Maccanti, giovane parlamentare del Carroccio, ora assessore nella nuova giunta Cota: «Proprio adesso che le donne stanno emergendo, e molte di loro dopo un lungo percorso in politica». Un sostegno indiretto a Bresso arriva da Rosy Bindi, che alla presidente uscente del Piemonte in campagna elettorale aveva regalato uno specchio in segno di solidarietà dopo la boutade del premier: «Per anni alle donne non è stata neppure riconosciuta l´anima ha detto al Salone durante il dibattito sulla laicità per la presentazione del libro di Gustavo Zagrebelsky adesso a mala pena si riconosce la possibilità che siano intelligenti».
Repubblica 16.5.10
La manica larga dei professori di religione
risponde Corrado Augias
Gentile Augias, il ministro dell'Istruzione Gelmini ha esultato alla sentenza del Consiglio di Stato che riconosceva la legittimità delle ordinanze nelle quali si equiparava la religione alle altre materie. In altre parole, ai fini dell'attribuzione del credito scolastico, basato sulla media dei voti riportata dall'alunno, occorre tener conto anche del giudizio espresso dal docente di religione. Il Consiglio di Stato infatti ha stabilito che, nel caso l'alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all'attribuzione del credito scolastico. Tutto giusto. Però sarebbe anche giusto che il professore di religione, come è sempre accaduto ed ancora accade, non fosse troppo di manica larga nei suoi giudizi. Dico questo, perché anch'io come tutti i miei colleghi di religione, ho fatto così finché ho insegnato. Le insufficienze in religione sono rare come le mosche bianche. Sarebbe giusto che la materia fosse insegnata seriamente e studiata seriamente, alla stregua delle altre materie. Lo dico perché ho anch'io le mie colpe.
Renato Pierri renatopierri@tiscali.it
La sentenza del Consiglio di Stato suscita alcuni rilevanti quesiti. Uno dei primi è il seguente: se frequentare l'ora di religione produce crediti, lo stesso dovrebbe darsi per chi frequenta l'ora 'alternativa'. In caso contrario si crea una palese disparità come lo stesso Consiglio ha rilevato: «la mancata attivazione dell'insegnamento alternativo può pertanto incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglie, e di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico». Che farà il ministero? Si troveranno i fondi per attivare queste ore 'alternative'? Domande che un paese civilizzato europeo non può ignorare. Mi scrive per esempio il preside Cardinetti del liceo Copernico di Pavia: «A parte l'incidenza minima sui crediti (non sono otto, ma uno per fascia di media), in ogni caso si creerebbe disparità di trattamento, visto che il ministero non assegna alcun fondo per i docenti di attività alternative eventualmente richieste dalle famiglie». Si impegnerà il ministro Gelmini? O si riterrà invece paga della sua 'vittoria' di principio? Altra questione di uguale rilievo è quella sollevata dal prof. Pierri: se gli insegnanti di religione si dimostrano così di manica larga, magari per invogliare gli allievi alla frequenza, si verrà ugualmente a creare una disparità con gli altri allievi. Un corretto sistema scolastico non dovrebbe consentirlo. Tanto più che la spaventosa ignoranza in materia religiosa di molti italiani consiglierebbe semmai una manica non larga bensì stretta, strettissima.
l'Unità 15.5,10
«Poche culle, gli italiani sono a rischio estinzione»
Lo studioso inglese: «Il vostro è un paese dominato dagli anziani Se i tassi di natalità non aumentano, perderete l’86% della popolazione»
di Cesare Buquicchio
Gli italiani sono in via d’estinzione, ma a nessuno sembra importare. Sembra bizzarro, ma non sembra importare nemmeno a chi sulla tutela degli “italiani” ci costruisce slogan e campagne elettorali. Per tutto questo c’è anche una spiegazione, ma la rimandiamo a tra poco. Intanto, va detto, che il destino della popolazione del nostro paese interessa a Fred Pearce, giornalista scientifico inglese pluripremiato per i suoi libri e per le sue inchieste.
Pearce ha da poco pubblicato un libro (edito in Italia da Bruno Mondadori) che si intitola Il pianeta del futuro. Dal baby boom al crollo demografico e che studia gli andamenti demografici della popolazione umana e gli scenari futuri. Affrontando questo studio ricco, oltre che di dati, di testimonianze e racconti raccolti in giro per il mondo, Pearce non ha potuto non soffermarsi sul paese più vecchio del mondo (l’Italia) e con un tasso di crescita demografica disastroso (sempre l’Italia).
Italiani in via d’estinzione, dicevamo, perché, scrive Pearce, se si continuerà a fare figli con questo ritmo entro la fine del secolo gli italiani sarebbero l’86% in meno di adesso, scendendo a 8 milioni di abitanti contro i 56 milioni attuali. Perché sta succedendo?
«Quello sta capitando in Italia è una anteprima di una tendenza mondiale che vedrà nei prossimi anni un picco di crescita della popolazione umana e poi un brusco e prolungato calo – ci spiega Pearce in un incontro nella redazione de l’Unità –. Ci sono spiegazioni diverse in ogni paese per questo: dalla legge del figlio unico cinese, agli effetti della recessione globale per le economie avanzate. Ma, lo “sciopero delle culle” italiano risponde a dinamiche anche più concrete».
Quali sono?
«I giovani non hanno nessuna fiducia nel futuro, si sentono a stento in grado di badare alla propria sopravvivenza, figurarsi a quella di una famiglia. Le giovani donne, inoltre, condividono queste preoccupazioni e ci aggiungono la scarsa affidabilità dei loro compagni a condividere il peso dei figli e le scarsissime tutele che il mercato del lavoro assegna loro».
Scusi Pearce, ma come si fa ad immaginare un paese che tutela i suoi giovani se, dall’altra parte, invitiamo gli anziani, che sono sempre di più e che occupano tutti gli spazi decisionali della società, a comportarsi come trentenni, a godersi la vita, a vendere
le loro grandi case rimaste vuote per pagarsi viaggi o corsi di skateboard (tutti esempi presi dal suo libro). Insomma, quelle grandi case vuote non sarebbero utilizzate meglio come incentivo ai giovani per mettere su famiglia?
«Gli anziani sono destinati rapidamente a diventare il blocco sociale più numeroso e potente, non solo in Italia ma in tutto il mondo. E questo accadrà per la prima volta nella storia dell’umanità, quindi non si sa cosa succederà. Possiamo solo avanzare delle ipotesi: gli anziani come risorsa per le società del futuro, con la lo-
ro saggezza, pacatezza e frugalità che influenza anche i comportamenti degli altri membri della comunità. Oppure potremmo avere anziani individualisti ed egocentrici che tentano di non invecchiare mai e, aiutati dalla medicina, si comportano secondo i modelli culturali consumistici». Tipo un settantenne molto popolare in Italia, coinvolto in scandali sessuali e che non perde occasione per dire di sentirsi un trentacinquenne... «Esatto. Il vostro premier è l’unico in Europa nato prima della seconda guerra mondiale e da come si comporta non sembra dare molta attenzione alle esigenze dei giovani e, davvero, non sembra rispecchiare quel modello di anziano saggio, frugale e attento al bene della comunità».
Ed ecco qui una delle spiegazioni al perché si parla tanto di famiglia e di “italiani” ma in concreto non si fa niente per tutelarla.
«Per garantire la sopravvivenza degli italiani e, più in là, del genere umano, occorre che ci sia un patto tra le generazioni. I giovani devono cominciare a considerare gli anziani non più come un peso, ma come una risorsa. Questi ultimi devono sentirsi più responsabilizzati, devono prolungare la loro età lavorativa, soprattutto le donne, e mettersi al servizio della società».
A guardarsi intorno, ad osservare il massiccio trasferimento di risorse dalla fase iniziale dell’età lavorativa a quella finale coinciso con la diffusione del precariato nel nostro paese,
«Sì, così sembra. Ma se vogliamo che i giovani ricomincino a fare figli e a guardare con fiducia al futuro la situazione deve cambiare. Deve cambiare l’atteggiamento dello Stato, innanzitutto, ma non solo quello. È importante che anche il rapporto tra uomini e donne sia diverso. Non dobbiamo mettere in condizione le donne di dover scegliere tra i figli e il lavoro, non è ammissibile. E poi servono soluzioni creative, livelli retributivi che non abbiano un andamento banalmente crescente per tutta l’età lavorativa, ma che sostengano la nuova organizzazione sociale».
Un altro elemento che dal suo libro appare essenziale per un futuro equilibrato è quello della libera migrazione delle persone dalle società più povere a quelle più ricche.
«Sono convinto che l’immigrazione sia un dato di fatto e che avremo sempre più bisogno di stranieri per mantenere i nostri livelli demografici e rispondere alle domande del mercato del lavoro. Il Giappone, il paese più vecchio del mondo dopo l’Italia, da florida potenza economica è entrato in una profonda recessione e in tanti ora rimpiangono il fatto di aver impedito una massiccia immigrazione».
l'Unità 15.5.10
«La guerra sporca di Gaza. L’ordine era sparare a tutto ciò che si muoveva»
I racconti di soldati israeliani confermano che l’Operazione Piombo Fuso lanciata da Israele fu condotta violando le regole di ingaggio «Sulla spiaggia camminavamo su pezzi di vetro, è l’effetto del fosforo bianco»
di Umberto De Giovannangeli
Aron, 24 anni
«Non potevo tacere su ciò che ho visto, mi sarei sentito un traditore»
Il racconto
«La potenza di fuoco è stata enorme, la terra tremava continuamente»
So che c’è chi ci considera dei traditori, dei venduti al nemico. Ero orgoglioso di vestire la divisa di Tsahal e di difendere il mio Paese. Ma quello a cui ho assistito è qualcosa che va contro ciò in cui credevo. E se fossi rimasto in silenzio, allora sì che mi sarei sentito un traditore...». Aron ha 24 anni ed ha combattuto in un reparto di élite dell’Idf (l’esercito dello Stato ebraico) durante l’operazione «Piombo Fuso» condotta dalle armate israeliane a Gaza. Aron è a conoscenza delle denunce di associazioni umanitarie internazionali sull’uso di armi non convenzionali a Gaza. «Qualcosa circolava tra noi al riguardo dice a l’Unità ma chi provava a saperne di più veniva subito zittito». Le considerazioni di Aron riportano a quanto denunciato in un libretto dall’organizzazione Breaking the silence, organizzazione di veterani israeliani che dal 2004 raccoglie testimonianze dei colleghi sugli abusi commessi dall’esercito nei Territori Occupati. Tutte le 54 testimonianze raccolte sono anonime. Esse mettono in luce la facilità con cui si sono distrutte case e moschee, anche se non erano obiettivi militari; l’uso di bombe al fosforo in zone popolate da civili; l’uccisione di vittime innocenti; la distruzione di proprietà private; regole vaghe su cosa fare di fronte ai palestinesi, che ha permesso un uso spropositato delle armi da fuoco per uccidere. Mikhael Mankin di Breaking the silence afferma che «le testimonianze provano che il modo immorale in cui la guerra è stata condotta è dipeso dal sistema in atto, più che dagli individui».
Fosforo banco 1 Testimonianza: Che cos’era la storia dell’uso di bombe di mortaio al fosforo bianco? Il comandante della compagnia dà al comandante del plotone che ha il mortaio un obiettivo e gli ordina di fare fuoco. Che cosa c’era, lo sa? Un obiettivo. Li definiscono obiettivi. Non so veramente dire cosa fosse. Qualche volta si sentiva alla radio: «Via libera, fosforo nell’aria». Tutto qua. Non mi ricordo se venisse confermato dal comandante della compagnia, ma so anche di un ufficiale che sparò senza chiedere l’autorizzazione. Perché sparare fosforo? Perché è divertente. Fantastico. Professionalmente avete del fosforo da usare contro queste minacce? Non so a quale scopo sia usato. Ne stavo proprio parlando ieri. Non capisco come queste munizioni siano tra i nostri rifornimenti se poi non dobbiamo usarle. È ridicolo»
Fosforo bianco 2 Poi siamo ritornati a nord, a circa 500 metri dal recinto, e siamo rimasti là di guardia tutta la notte. Non abbiamo visto niente di speciale. Il giorno dopo siamo tornati alla base per prendere
nuovi ordini della missione e siamo stati di nuovo assegnati ad un’unità del battaglione *** con cui siamo entrati. Abbiamo camminato con loro sulla spiaggia e abbiamo visto tutte le bombe al fosforo bianco di cui le ho detto, abbiamo visto vetri sulla sabbia. Può descriverlo? Che cosa ha visto? Cammini lungo la sabbia e senti questo scricchiolio di qualcosa che viene frantumato. Abbiamo guardato per terra e abbiamo visto delle cose che sembravano frammenti di mi-
gliaia di bottiglie di vetro rotte. Che colore avevano? Marrone sporco. Ne ha visto dei resti da altre parti nelle vicinanze? C’era un’area di circa 200-300 metri quadrati di sabbia vetrosa come quella. Abbiamo capito che veniva dal fosforo bianco ed è stato sconvolgente. Perché? Perché durante l’addestramento si impara che il fosforo bianco non si usa, e si impara che non è umano. Si vedono dei film e si vede quello che fa alla gente che ne è colpita, e ti dici “Ecco, è quello che stiamo facendo”. Non è quello che mi aspettavo di vedere. Fino a quel momento, avevo pensato di appartenere all’esercito più umano del mondo....».
Fosforo bianco 3 Lì è stato senz’altro usato del fosforo bianco, l’ho visto e non ci si può sbagliare, si vedono proprio degli ombrelli infiammati. «È successo qualcosa di nuovo nell’Operazione Piombo Fuso a Gaza, qualcosa che non era mai accaduto», ribadisce Yehuda Shaul, 26 anni, uno dei fondatori di Breaking the Silence. «Non ho mai sentito storie come queste. L’aggressività dei comandanti, l’uso massiccio dell’artiglieria in un’area urbana, la scomparsa della distinzione tra civili e combattenti. Sono entrati a Gaza senza regole d’ingaggio. Si sparava a tutto ciò che si muoveva e che non si muoveva. Ci sono testimonianze sulla demolizione di massa di abitazioni senza che ce ne fossero necessità operative».
Un soldato che operò al cannone di un carro armato al nord est della frangia spiega che se dovevano girare e non c’era visibilità «si sparavano dodici bombe alle case intorno e si continuava». In due settimane di offensiva dice di aver sparato 50 bombe, 32 casse di munizioni da mitra-
gliatrice media (più di 7.000 colpi), 20 colpi di mortaio da 60mm e 300 cariche da mitragliatrice pesante Browning 0.5. «E questo è solo un carro: ce n’erano più di duecento», aggiunge.
Una scala completamente diversa. Lei ha servito nell’esercito a Gaza per anni, è stata una distruzione in qualche modo simile a quelle che ha conosciuto prima? No, nel modo più assoluto. Si è trattato di una scala completamente diversa. Questa è stata una potenza di fuoco come non ne ho mai conosciuto. Non posso dire che quando ero a Gaza non si fosse usata l’aviazione. Ma no, la terra non tremava di continuo. Voglio dire, c’erano tutto il tempo esplosioni. Se fossero lontane o vicine, questa è già semantica. Ma la nostra sensazione di fondo era che la terra tremasse costantemente. Si sentivano tutto il giorno esplosioni, la notte era piena di bagliori, un’intensità che non avevo mai provato prima. Molti bulldozer D-9 operavano 24 ore su 24, erano costantemente occupati. Questa è stata una scala di intensità molto diversa da quelle conosciute prima. Molto più grande...
Guardi, quando ci sparavano, non vedevamo veramente il nemico con i nostri occhi. D’altra parte, ci sparavano e noi rispondevamo al fuoco verso punti sospetti. Che cos’è un punto sospetto? Significa che decidevi che era sospetto e potevi riversargli addosso tutta la tua rabbia». Una rabbia «non convenzionale». Come le armi utilizzate.
I vertici politici e militari israeliani hanno contestato queste affermazioni e proposto controdeduzioni. Ma la forza di una democrazia e quella israeliana è tale sta nel non chiudere gli occhi di fronte alle pagine più nere, alle denunce più gravi. «La risposta ai razzi Qassam è stata sproporzionata e le testimonianze dei soldati non fanno che dimostrare quanto brutale fosse la situazione sul campo», rileva Valentina Azarov. esperta legale di HaMoked, il Centro per la Difesa dell’Individuo associazione dei diritti umani con sede a Gerusalemme Est.
Corriere della Sera 16.5.10
Slansky, il contrappasso del «grande spazzino»
Il comunista ceco che da carnefice divenne divenne vittima
di Sergio Romano
qui
http://www.scribd.com/documents/31427539/Corriere-Della-Sera-Memorie-16-Mag-2010-Page-1
Corriere della Sera Salute 16.5.10
Mezz’ora di Mozart al posto delle pillole
di Elena Meli
qui
http://www.scribd.com/documents/31427569/Corriere-Della-Sera-Mezz%E2%80%99ora-di-Mozart-al-posto-delle-pillole-16-mag-2010-Page-62
Corriere della Sera Salute 16.5.10
Italiani «veloci» in amore, troppe false credenze
qui
http://www.scribd.com/documents/31427600/Corriere-Della-Sera-Italiani-%E2%80%9Cveloci%E2%80%9D-in-amore-troppe-false-credenze-16-mag-2010-Page-63
Corriere della Sera Salute 16.5.10
Ascoltiamo i pareri degli esperti sull’EP
di Emmanuele Jonnini
qui
http://www.scribd.com/documents/31427616/Corriere-Della-Sera-Ascoltiamo-il-parere-degli-esperti-sull%E2%80%99-EP-16-mag-2010-Page-63
Terra 16.5.10
L’Europa verso il suicidio dell’austerità
di Luca Bonaccorsi
qui
http://www.scribd.com/doc/31427949/Terra-16-5-10-p1-2
Terra 16.5.10
L’amore di una pivellina
di Alessia Mazzenga
qui
http://www.scribd.com/documents/31428073/Terra-16-5-10-p-7