giovedì 3 gennaio 2019

La Stampa 3.1.18
Xi Jinping, promesse e minacce a Taiwan
“Potremmo usare la forza per unire la Cina”
Il presidente: la riunificazione è inevitabile, garantiremo libertà e proprietà privata. Taipei: non cederemo mai
di Francesco Radicioni


La riunificazione della Cina con Taiwan è «inevitabile». Parlando nella Grande Sala del Popolo, il presidente cinese Xi Jinping è tornato lanciare un monito a Formosa dicendo che ogni movimento per l’indipendenza potrebbe portare «al disastro», ma anche che «la riunificazione è la tendenza della storia e la strada giusta».
Pur senza fissare una data, il leader della Repubblica Popolare ha ribadito che la riunificazione con Taiwan è un passo cruciale per il grande rinascimento della Cina. «Che i due lati dello stretto di Formosa non siano pienamente uniti è una ferita per la nazione cinese», ha chiosato il leader della Repubblica Popolare. Sottolineando che «i cinesi non combattono i cinesi», Xi ha poi aggiunto che «non promettiamo di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo di usare tutti i mezzi necessari» contro l’interferenza «di forze esterne e di un piccolo numero di separatisti».
Nel discorso che celebrava il 40° anniversario dal «messaggio ai compatrioti di Taiwan» che portò a un primo disgelo nelle relazioni nello stretto, Xi Jinping ha detto che la riunificazione potrà essere governata dal modello «un paese, due sistemi» simile a quello che dal 1997 regola i rapporti tra Pechino e Hong Kong. A Taiwan - una delle più vibranti democrazie dell’Asia - il leader cinese ha promesso che Pechino rispetterà le proprietà private dei taiwanesi, le loro convinzioni, la libertà religiosa e gli altri «legittimi interessi».
Mentre gli attivisti democratici di Hong Kong denunciano la progressiva erosione dell’autonomia dell’ex-colonia britannica, i sondaggi indicano che meno del 16% dei taiwanesi vuole la riunificazione con la Cina. I rapporti tra le due sponde dello stretto sono regolati da un vero contorsionismo linguistico: sia Pechino che Taipei riconoscono di essere parte «un’unica Cina» - anche se le due parti intendono cose diverse - e Formosa non ha mai formalmente dichiarato l’indipendenza. «Devo ribadire che Taiwan non accetterà mai la formula un paese, due sistemi», ha replicato la presidente di Formosa, Tsai Ing-wen.
Secondo alcuni analisti, in un momento in cui rimane alta la tensione con Washington e molte sono le sfide interne per la Repubblica Popolare, il discorso di Xi Jinping puntava soprattutto a soffiare sul nazionalismo. Sempre più forte è la dipendenza economica che lega Taiwan alla Repubblica Popolare. Negli anni dei governi del Kuomintang, le relazioni tra Pechino e Taipei sono diventate più strette, fino ad arrivare allo storico incontro del 2015 a Singapore tra Xi Jinping e l’ex-presidente taiwanese Ma Ying-jeou.
Pechino non invece ha ma voluto sedersi al tavolo con l’amministrazione del Partito Democratico Progressista, perché Tsai Ing-wen non ha riconosciuto il «principio di un’unica Cina». Mentre tra dodici mesi Taiwan andrà a nuove elezioni presidenziali, il discorso di Xi Jinping arriva solo poche settimane dopo una pesante sconfitta alle urne per l’amministrazione di Tsai: con il Pdp che ha perso 7 delle 13 città che amministrava, compresa la roccaforte «verde» di Kaohsiung. Negli ultimi anni, spinti dal corteggiamento economico di Pechino, uno dopo l’altro gli storici alleati di Taiwan hanno troncato le relazioni diplomatiche con Formosa, per passare a riconoscere il governo della Repubblica Popolare.
A Pechino alimentano nervosismo gli stretti rapporti in materia di sicurezza che continuano a legare Taipei e Washington, mentre diversi esponenti dell’amministrazione Trump hanno più volte espresso la volontà di rafforzare le relazioni con l’isola. La scorsa primavera Donald Trump ha scatenato l’ira della Cina dopo la firma del Taiwan Travel Act che incoraggia gli scambi di visite di esponenti di governo tra Washington e Taipei, mentre solo qualche settimana più tardi gli Stati Uniti hanno inaugurato un’imponente nuova rappresentanza nella capitale taiwanese costata 250 milioni di dollari.