sabato 8 dicembre 2018

Il Fatto 8.12.18
“Ho pianto, vivo un dolore” “Mica so se Renzi mi chiama”
I fedelissimi di Matteo - Dopo lo choc del ritiro di Minniti: la confessione di Emanuele Fiano e lo sfogo del falco Michele Anzaldi
di Antonello Caporale


Aperto al mondo, estroverso, con una significativa massa corporea, il milanese Emanuele Fiano è stato deputato renziano di primissimo complemento, membro della seconda segreteria del matador fiorentino. Oggi segue un pallido percorso revisionista, tenuemente afflittivo. Chiuso di carattere, gran lavoratore, di mezza età e mezza altezza, il palermitano Michele Anzaldi, esperto di comunicazione, vive da parlamentare la renzianitudine con sobrietà e un qualche disincanto.
Fiano: Ero in aula, è accaduto tutto d’un colpo. Quando lo stress si accumula, e anche il dolore (la notizia delle dimissioni di Minniti è stato un colpo fortissimo), non restano che le lacrime. Anche un evento privato angoscioso mi ha indotto nel pianto liberatorio. I miei compagni di gruppo mi si sono fatti intorno. Viviamo un lutto politico.
Anzaldi: Quando hanno saputo della rinuncia di Minniti sono sbiancati in volto, tutti a domandarsi: mamma mia che succede? Era il loro destino a fargli paura o quello del partito? (Opterei per la prima considerazione).
Fiano: Io resto nel Pd. È la mia casa e la mia vita.
Anzaldi: Il Pd è distrutto, finito.
Fiano: Questo mondo ha bisogno della sinistra.
Anzaldi: Minniti ha fatto tre dichiarazioni. La prima che non era renziano, la seconda anche, la terza pure. Sarà concesso a Matteo Renzi di dire: ma bello mio, se questa è la considerazione che hai di me allora sai che c’è? Bye bye.
Fiano: Ho avuto una grande passione per la stagione di Matteo, oggi gli chiedo sempre se ha preso decisioni diverse dalla storia del Pd, di spiegarle, di condividerle, di non farle durante il congresso del Pd.
Anzaldi: Nel partito nessuno fa più nulla. Non solo non si parla più di politica, ma nemmeno si lavora. Possibile che sulla questione delle auto ibride siamo stati solo in tre ad essere intervenuti?. E gli altri?
Fiano: C’è un mondo nuovo e ci sono temi urgenti che hanno bisogno di una risposta. Ho capito che qualcosa andava storto quando i Cinquestelle hanno portato in Parlamento precari, giovani, laureati disoccupati. Era un mondo che ci apparteneva.
Anzaldi: Non dimentico che è stato Paolo Gentiloni a portarmi qua dentro ma non dimentico che è stato Renzi a togliermi dal frigo. Mi avevano messo in un frigorifero e lì stavo.
Fiano: Io non dimentico che la politica è passione.
Anzaldi: Renzi taglia teste come se fossero cocomeri, quindi che ne so se mi porterà con lui, se farà qualcosa, se andrà via oppure no. So che è uno dei pochi che si dà da fare.
Fiano: Sono affranto, mi sono stati vicini mia moglie, i miei figli.
Anzaldi: A me non piace il signorsì. Se Renzi un giorno dice: bastoniamo quel coglione, un suo portaordini dirà: “Sì, è un fascista di merda”. E l’ultimo della fila pur di fare l’inchino proporrà di tagliargli la testa. Io sono di diverso parere. Se Renzi fa una cazzata bisogna dirglielo. E lui magari apprezzerà anche.
Fiano: È la nostra unità a rischio. Ma quale bene più supremo c’è? Oggi è il Pd e guardi, glielo dico col cuore, domani magari, dovessero presentarsi le occasioni, potremmo valutare in quale modo presentarci, sotto quale forma, con quale coalizione.
Anzaldi: Renzi si fa il suo partito? Embè? Il cinque, il sei il sette o il dieci per cento? È comunque una cosa. Qui c’è il deserto. Manca una testa che diriga, delle menti che organizzino l’opposizione, un metodo di lavoro. Ciascuno fa quel che gli pare. Ma dove ti imbarchi, andiamo!
Fiano: So che l’avventura politica presto o tardi finirà ma non ho paura del domani. Verrà il mattino e il sole sorgerà di nuovo, diceva mio padre. Sono architetto, qualcosa mi inventerò.
Anzaldi: Mica so cosa farò? Mica so se Renzi mi chiamerà? Le ho detto che con lui ho un rapporto di lealtà ma non di fedeltà. Capisco però le sue buone ragioni. E dai, Minniti, muovi il culo dalla sedia. Sei candidato alla segreteria? E incontra i sindacati, incontra la Fnsi che è sotto botta, fatti vedere, sentire. Invece tre dichiarazioni. Per dire cosa? Che non era renziano.
Fiano: Io ho pianto per Berlinguer, la politica è anche sentimento, passione pura. La politica è corpo, è fegato. La politica ti riempie la vita.
Anzaldi: Quando Minniti si è ritirato c’era chi piangeva ma c’era anche chi rideva. Uno su tutti: Zingaretti. Grazie, ora corre da solo!
Fiano: I grandi temi della contemporaneità: dall’immigrazione, all’ecologia, al potere di internet. Dico ai miei compagni: dobbiamo esserci ora che siamo dentro lo snodo della storia. Ripeto sempre: leggete i libri, leggete cosa è successo tra il 1929 e il 1932 (ma non ho alcuna sicurezza che leggano i libri).
Anzaldi: Io ho lavorato con Rutelli, poi con Gentiloni, infine con Renzi. Mi sono sempre occupato della comunicazione e si trottava. Adesso mi sa dire l’ufficio stampa che fa? Battagliamo in tre o quattro, il resto della truppa è assente. Spettatori di un film, ecco cosa siamo divenuti.
Fiano: Trovo un po’ astratta la discussione sul domani. Pensiamo all’oggi.
di Antonello Caporale | 8 dicembre 2018