lunedì 24 settembre 2018

Repubblica 24.9.18
Il progetto del ministro dell’Interno
Cittadinanza e revoca dell’asilo tutti i rischi del decreto Salvini
La stretta su profughi e sicurezza oggi in Consiglio dei ministri. Quirinale e Conte chiedono ritocchi, ma su tre capitoli l’incostituzionalità non è ancora scongiurata
di Fabio Tonacci


ROMA Il controverso "decreto Salvini" su immigrazione e sicurezza, che stamani alle 10 verrà discusso nel Consiglio dei ministri, contiene tre nodi politici ancora aperti. Su di essi si misurerà il grado di una eventuale forzatura delle garanzie costituzionali che il ministro dell’Interno intende far digerire ai colleghi di governo e quanto è disposto a rischiare una mancata promulgazione da parte del presidente della Repubblica.
La bocciatura non è interesse di nessuno e Matteo Salvini ieri sera in tv su La7 ha voluto precisare che «col Quirinale non ci sono problemi, perché ho ascoltato tutti». Qualche dubbio, però, rimane.
I dubbi del Quirinale e di Conte
Il corposo testo (una cinquantina di articoli) ha subito, soprattutto nella parte dedicata all’immigrazione, alcune "limature" e correzioni dell’ultimo minuto, suggerite ai funzionari del Viminale dai giuristi del Quirinale e dal Dipartimento affari giuridici della Presidenza del consiglio.
Anche il premier Giuseppe Conte ha voluto leggere di persona la bozza, indicando alcuni ritocchi.
Verbalmente, i tecnici del Colle sono stati rassicurati sul recepimento delle obiezioni avanzate, ma la parola finale spetta comunque a Salvini.
Il punto più delicato, secondo i giuristi del Capo dello Stato, è quello della revoca della cittadinanza concessa agli stranieri, quando essi si rendono colpevoli di reati gravi.
Nell’ordinamento attuale non è prevista, perché lascia spazio a possibili disparità di trattamento tra "cittadini di serie a e di serie b". Il Dl Salvini la introduce ma, a differenza di quanto trapelava all’inizio dei lavori (durati più di due mesi), in modo più circoscritto: è limitata a motivi di sicurezza nazionale, dunque colpisce chi viene condannato per atti di terrorismo o partecipazione ad associazioni terroristiche.
Domanda sospesa alla prima condanna
Andiamo al secondo nodo, la sospensione della domanda d’asilo, e l’espulsione preventiva, per i migranti che commettono certi reati in Italia. Terreno costituzionalmente scivolosissimo, tant’è che non a caso questa parte è stata scritta e riscritta più volte. Intanto la platea dei reati per cui scatterà la misura: oltre alla violenza sessuale, si aggiungono il furto aggravato in appartamento, le lesioni gravi e gravissime, la mutilazione di organi genitali, la violenza e l’oltraggio a pubblico ufficiale.
Non è stato ancora deciso se inserire nella lista pure la semplice resistenza a pubblico ufficiale, eventualità che, ovviamente, visto quel che di solito capita durante i controlli di polizia, allargherebbe moltissimo l’applicazione della norma. Per questi stessi reati, inoltre, il decreto prevede la revoca, o il diniego, dello status di rifugiato.
Il ministro Salvini pretendeva che l’interruzione dell’iter della domanda d’asilo partisse già al momento della denuncia, in palese violazione di un principio cardine del diritto: la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Nel testo che arriva stamani sul tavolo del governo il momento della sospensione, e dell’espulsione (con possibilità di ritornare e riaprire il procedimento in caso di assoluzione), è stato fissato nella prima sentenza di condanna, in primo o anche in secondo grado. Non è detto che ciò sia sufficiente a convincere Mattarella a firmare il decreto.
La protezione umanitaria
C’è poi un ultimo tema caldo, che potrebbe suscitare una reazione politica dei ministri 5 Stelle. La protezione umanitaria (che, in Italia, da residuale è diventata la via principale per i migranti per ottenere il permesso di soggiorno) viene del tutto abolita. È sostituita con il rilascio di permessi solo per gravi motivi sanitari o di sfruttamento lavorativo, per calamità naturali e per episodi di alto valore civico. Il Quirinale ha chiesto cautela, perché si potrebbero violare trattati internazionali sulla materia del diritto all’asilo.
L’articolo, però, non è stato toccato, è rimasto uguale.
E le preoccupazioni non arrivano solo da chi mastica, per professione, il diritto. «A me sembra strano che si parli di immigrati all’interno del decreto sicurezza — dice monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei — Inserirlo lì dentro significa giudicare già l’immigrato per una sua condizione e viene considerato già un pericolo pubblico per il suo essere immigrato e non per i comportamenti che può avere».