domenica 9 settembre 2018

La Stampa 9.9.18
Geert Wilders: “Insieme a Salvini e Orban per gli Stati sovrani”
di Marco Zatterin


«L’apertura di Salvini a Orban per la creazione di un’alleanza fra i partiti che credono nella loro patria è una ottima mossa, noi siamo pronti a vedere cosa si può fare insieme». Il consenso di Geert Wilders per «l’amico Matteo» è netto. L’olandese, il primo a lanciare una crociata contro l’Islam in difesa delle radici cristiane dei Paesi Bassi dove «ci sono sempre più olandesi che non riescono più a sentirsi a casa», vede nel successo dell’alleato lombardo la conferma delle sue teorie. Un partner e un leader. «Dobbiamo parlarne», assicura, anche se l’impressione è che a questo punto della storia Wilders sembri rincorrere il vicepremier leghista, che lavora su messaggi meno manichei, più «attuali» e ricchi di sfumature. «Lo incontrerò al più presto», assicura. Ieri, in riva al lago, c’è però stata solo una stretta di mano.
Per essere uno costretto da una decina di anni a circolare scortato per aver detto che il Corano è come il «Mein Kampf» di Hitler, il guru dell’ultranazionalista Partito per la Libertà, socio di Salvini a Strasburgo, di persona è gentile e garbato. «Noi ci conosciamo, vero?», sorride mentre sfila sotto la veranda di Villa D’Este in una pausa del Forum Ambrosetti. Cortese e di buona memoria, così si ferma a parlare di quello che ci sta intorno, con una idea precisa da condividere. Quella di spiegare che «un’Europa di stati sovrani che cooperino» è una formula che potrebbe accettare, a patto che fosse «eliminata ogni ambizione federale». Perché è proprio il sogno di integrazione che «oggi costringe i cittadini a pagare il prezzo della crisi».
È questo il primo passo verso una Alleanza populista per le elezioni europee?
«È un progetto che ci interessa, però non è ancora il momento di impegnarsi. Al Parlamento europeo abbiamo il gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia” del quale fanno parte la Lega e il Front National. Il punto di partenza non può che essere questo. Ogni opzione che renda più rilevante la nostra unione trova la porta aperta».
Il candidato del partito popolare alla Commissione Ue, Manfred Weber, ha aperto al dialogo con Orban e Salvini. Le interessa?
«Non sono al corrente di questo progetto».
Orban è nel Ppe. Se portasse con sé la Lega, lei sarebbe isolato.
«Abbiamo molti punti in comune su cui agire, però non sono certo di volere un candidato unico per governare a Bruxelles. Magari è più interessante l’obiettivo contrario».
Siete uniti nell’offensiva per arginare il flusso dei migranti. Come pensa che uno Stato da solo possa riuscire a controllare un flusso che ha radici lontane e un respiro planetario?
«Partiamo dal punto di vista che l’azione dell’Unione europea si è dimostrata un fallimento e che in città come Amsterdam la comunità dei migranti rappresenta un terzo della popolazione. L’effetto dell’occupazione è un attentato alla nostra identità nazionale, favorita dall’Unione europea che invece un’identità non ce l’ha. Ogni Stato, come ogni cittadino, deve avere la possibilità di chiudere la porta di casa e lasciare fuori chi è indesiderato, senza dover accettare una politica di apertura imposta oltreconfine. Ad andare avanti così, non potrà che peggiorare».
Mettiamo anche che sia possibile. Ma come fate da soli?
«Non sto dicendo che si deve farlo da soli, ma che la cooperazione con altri deve essere decisa dai singoli Stati e non da altri. Io credo in un’Europa che metta insieme Stati indipendenti che lavorino insieme ognuno esercitando la propria sovranità».
Questo le ha portato accuse di xenofobia. Come lo spiega?
«Non siamo xenofobi. Il mio partito, come molti altri partiti in Europa, è votato da gente perbene che sta perdendo la speranza e vede la propria identità nazionale scomparire lentamente davanti ad una cultura come quella musulmana che è dominante».
Lei difende le radici cristiane. Ma l’insegnamento è che siamo tutti uguali, no?
«No. Non tutte le culture sono uguali».