martedì 3 luglio 2018

il manifesto 3.7.18
Linke: «Sul caos le destre preparano nuove alleanze»
Crisi dei rifugiati. Ritrovata unità nel partito di sinistra dopo le divisioni del congresso di Lipsia a giugno
I co-presidenti della Linke, Katja Kipping e Bernd Riexinger
di Aaron Elderman


BERLINO «È del tutto evidente come Horst Seehofer abbia giocato d’azzardo. E adesso vuole lasciare il suo posto presentandosi come un martire». Nel pieno della crisi politica che sta squassando non solo il governo federale guidato dalla cancelliera Angela Merkel, ma la stessa storica alleanza tra i protestanti della Cdu e i cattolici bavaresi della Csu, la Linke prende la parola con una sola voce.
Non era scontato, dopo il Congresso federale di Lipsia agli inizi di giugno, quando si erano scontrate pubblicamente due diverse linee della sinistra tedesca sul tema delle migrazioni, e più in generale sulle decisive questioni della composizione sociale di riferimento, sul ruolo dell’Europa e degli Stati nazionali, e sull’atteggiamento nei confronti del populismo di destra.
Il Congresso ha riconfermato come co-presidenti del partito, Katja Kipping e Bernd Riexinger, con un’ampia maggioranza, e con l’approvazione di tesi che hanno riaffermato con forza la linea delle «frontiere aperte» e della «libertà di circolazione per tutte e tutti». In particolare la Linke ha rilanciato la battaglia contro le «deportazioni», ovvero l’espulsione verso Paesi dichiarati «sicuri» di quei richiedenti asilo il cui diritto non sia stato riconosciuto, e contro la «divisione delle famiglie», ovvero per il ricongiungimento anche di quei nuclei familiari cui era stata attribuita la sola protezione umanitaria.
È così che gli stessi Kipping e Riexinger hanno potuto presentarsi ieri davanti alle telecamere per offrire una lettura univoca della tempesta che sta investendo le istituzioni tedesco-federali. I cristiano-sociali stanno cercando di «prendere in ostaggio la Germania e l’Europa intera per una lotta di potere all’interno dei loro partiti». Al ministro federale dell’Interno «non interessa individuare soluzioni pratiche nella politica migratoria. La posta in gioco è più alta: vuole aprire porte e portoni al populismo di destra e rovesciare la cancelliera federale. Seehofer e Markus Söder (attuale presidente Csu del Land Baviera ndr) fanno gli scagnozzi dell’AfD».
In questo senso, secondo i rappresentanti di Linke, i leader della Csu si stanno rivelando gli artefici di una profonda svolta politica che spinge verso destra non solo l’Union tedesca, ma interi settori del partito popolare europeo.
Nelle ultime settimane era già emerso l’asse privilegiato tra l’esecutivo regionale bavarese e il governo austriaco, retto da un’alleanza tra i popolari di Sebastian Kurz e i populisti di destra dell’Fpoe: «L’obiettivo, come si è visto nel recente vertice di Bruxelles, è spingere l’acceleratore delle politiche di tutta l’Unione sulla linea tracciata da nazionalisti di destra come Viktor Orbán, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Una lotta di potere giocata sulla pelle di profughi e migranti». Ma in questo modo si sancisce la fine dell’Union come partito popolare, prima imitando e poi preparandosi ad alleanze fin qui tabù nel sistema politico tedesco, con formazioni dal rapporto quanto meno ambiguo, e in alcuni casi esplicito, con gruppi neonazisti.
Secondo Katja Kipping «il modo di agire di Seehofer è tipico della destra autoritaria del nostro tempo. Fanno finta di battersi per ripristinare l’ordine, in una situazione di crisi che essi stessi hanno prodotto. E alla fine producono solo caos, in cui possano affermarsi le loro ipotesi autoritarie». Attualmente – conclude – stiamo vivendo l’esaurimento del conservatorismo per come l’abbiamo conosciuto, di fronte al fallimento delle risposte che le “grandi coalizioni”, in Germania come su scala europea, hanno dato alla crisi economica e sociale degli ultimi dieci anni.
«Una risposta avanzata da sinistra è oggi più urgente che mai», ma essa stessa, a maggior ragione, non può darsi sullo stesso terreno saturato dalle destre, siano esse neoliberali o populiste: di fronte alle migrazioni, ad esempio, non c’è ritorno al rinserrarsi nei confini nazionali che tenga, bensì la necessità di una nuova politica europea di solidarietà e condivisione, che metta al primo posto, insieme, i diritti civili e sociali di tutte e tutti.