martedì 12 giugno 2018

Repubblica 12.6.18
Psichiatria
Nostalgia. E la nostra storia diventa terapia
Il nuovo libro di Eugenio Borgna. Un’indagine sui modi in cui il passato riesce a farci affrontare il presente
di  Valeria Pini


Lo sguardo si ferma su una tovaglia a quadretti o su un barattolo di caramelle. Accarezza un viso che ricorda quello di una persona amata che non c’è più. Sono dettagli che fanno riemergere sensazioni che sembravano perdute. Si alza un velo e ci ritroviamo indietro nel tempo. I colori del nostro passato sono il tema che lo psichiatra Eugenio Borgna affronta nel suo ultimo libro, La nostalgia ferita. « Viviamo in un’epoca divorata da quello che accade nell’immediato, nulla viene inquadrato nel tempo, nella storia. Gli individui rifiutano la propria interiorità e questo ci svuota. Porta a vivere solo ciò che è occasionale».
Professor Borgna, perché è necessario rielaborare quanto accaduto?
«È importante recuperare la storia pubblica e interiore, perché quanto ci è accaduto dà continuità alla nostra esistenza. Gli episodi che ci hanno salvato nel passato ci danno forza per affrontare presente e futuro. Conoscere gli errori di ieri è prezioso. Serve nella sfera pubblica, per questo i politici dovrebbero conoscere la storia, ma anche nel privato. Le tracce di chi abbiamo amato e conosciuto devono restare ».
Perché pensiamo volentieri alla nostra infanzia e adolescenza?
« L’adulto ripensa a quel tempo inconsapevole in cui era “protetto” e dipendente dai genitori. Attingere a quel periodo ci aiuta, anche se si tratta di anni infelici. Ci dà la sensazione che oggi la vita ci può far realizzare quello che vogliamo. Ricordare la vita infantile o adolescenziale non è mai tempo perduto. È la premessa perché genitori, educatori e insegnanti possano avvicinarsi agli adolescenti, a quelli che stanno male in particolare, cercando di rivivere le proprie esperienze personali di gioventù».
Anche un sapore può riportarci
indietro nel tempo, come nel caso della madeleine di Marcel Proust.
« Tutte le sensazioni: le immagini, gli odori e i sapori regalano emozioni importanti. Arricchiscono la nostra vita interiore e ci aiutano a vivere in comunione con gli altri».
Ma la nostalgia può essere anche un modo per tirarsi indietro e non guardare avanti?
«In questo caso, temendo la paura e l’angoscia della morte, che sono rivolte al futuro, ci rifugiamo nel passato, nella nostalgia di un passato, quando le abbiamo già vissute, e siamo riusciti a superarle. Dalle esperienze di ieri rinascono allora le tracce di una speranza che ci consenta di guardare avanti. Passato, presente e futuro si ricongiungono così l’uno nell’altro».
La nostalgia può essere dolce, ma può fare anche ammalare.
« Quando si fa dolorosa e bruciante, si accompagna a depressione e ad angoscia. Diventa espressione di uno stato d’animo logorato dalla tristezza. Allora il male di vivere diventa malattia».
È spesso la condizione del migrante che abbandona tutto?
«Per chi deve fuggire dalla terra natale a causa delle terribili condizioni di vita, questo si accompagna a un infinito dolore. Lo si vede dai volti che la televisione ci fa vedere. Sono esistenze ferite che hanno bisogno di gesti concreti, ma anche di parole silenziose, come testimonianza di ascolto. Sono molti i migranti che si ammalano per il dolore».
Come curare chi si ammala?
«Con il dialogo, che non deve essere mai giudicante. È necessario cancellare le barriere fra paziente e medico. Solo così lo si può accompagnare verso la guarigione. Bisogna consentire di portare alla luce le sue esperienze per evitare che il suo cuore si spezzi. A volte servono anche i farmaci».
Come si conciliano i traumi subìti con il concetto di nostalgia?
«Anche in questo caso il passato va rielaborato. Non è possibile cambiare quanto accaduto, ma bisogna ripartire da lì per costruire qualche cosa. È necessario conoscere anche un passato doloroso e traumatico per fare luce sulla propria esistenza».
Perché alcune persone sono più nostalgiche di altre?
«Perché le emozioni sincere sono considerate inutili. La nostalgia è una levatrice di sentimenti che rende la vita più calda. Ma alcune persone sono prese da se stesse, vivono o nel narcisismo o nell’autismo, in un presente pilotato che non dà spazio alla nostalgia. Sono prigioniere di un mondo senza passato e senza speranza».