martedì 5 giugno 2018

Il Fatto 4.6.18
C’è una Goretti pro-aborto che lotta in Nord Irlanda
Dopo la vittoria dei “cugini” di Dublino il fronte si allarga all’Ulster, che non gode, infatti, della legislazione di Londra. E per interrompere le gravidanze bisogna volare in Inghilterra
di Sabrina Provenzani


La domanda è inevitabile. Goretti Horgan risponde con una risata: “Si, il mio nome è un omaggio a Maria Goretti. Sono la quinta di sette figli, famiglia irlandese cattolica… ma mia madre era molto progressista, si sarebbe fermata a due bambini se la legge lo avesse consentito, e ha sempre sostenuto il mio impegno per il diritto delle donne all’autodeterminazione”. Docente in politiche sociali all’Università dell’Ulster, Horgan è una delle anime della Alliance for choice, costola nord-irlandese della campagna TogetherforYes che il 26 maggio scorso ha portato al trionfo del Sì nel referendum irlandese sull’aborto.
“Da Derry abbiamo passato il confine e festeggiato con le compagne irlandesi. Questa è stata sempre una campagna pan-irlandese”. Eppure, in Ulster tutto è ancora da fare. Se in Inghilterra è consentito fino alla ventiquattresima settimana, qui l’aborto è ammesso solo in casi di gravissimi rischio per la salute fisica e mentale della madre: questo perché l’interruzione di gravidanza rientra fra le questioni devolute, su cui cioè vige una legislazione autonoma. Di fatto, i casi ammessi sono pochissimi, e sono circa 700 ogni anno le nord-irlandesi costrette a viaggiare in Inghilterra per portare a termine la procedura. Almeno altre 400 si procurano pillole abortive online. La Horgan si è esposta ammettendo di averne aiutate alcune: una sfida aperta alle autorità, visto che procurare un aborto illegale può costare l’ergastolo. “Nessuno finora è finito in prigione, ma chi è stata riconosciuta colpevole si è vista privato del visto per gli Stati Uniti o per l’Australia e non può, ad esempio, lavorare con minori”.
E la pressione è costante: nell’anniversario della Giornata internazionale della donna, lo scorso anno, la polizia ha lanciato una perquisizione su larga scala alla ricerca di pillole abortive. La vittoria schiacciante del Sì nella vicina Irlanda ha fatto circolare, nei media, l’ipotesi di un referendum analogo in Ulster. “Ma non puntiamo a questo. Siamo fiduciosi che lo vinceremmo, ma le condizioni per ottenerlo ora non ci sono. Puntiamo invece alla decriminalizzazione dell’aborto per via legislativa”, spiega Horgan.
E qui, gli ostacoli sono politici e amministrativi. Sulle questioni devolute dovrebbe, per legge, decidere la Stormont Assembly, il Parlamento nord-irlandese. Ma esecutivo e Assembly sono in un limbo dal gennaio 2017, da quando sono saltati i delicati equilibri politici fra fazioni opposte che governano le istituzioni nord-irlandesi in base agli accordi di Good Friday.
TogetherforYes ha quindi aperto un dialogo con Westminster, dove un gruppo bipartisan guidato dalla deputata laburista Stella Creasy guida una campagna per i diritti delle donne nel Regno. Nel giugno del 2017, la prima grande vittoria: la Creasy raccoglie voti sufficienti ad ottenere il rimborso dei costi dell’interruzione di gravidanza in Inghilterra per le donne nord-irlandesi.
Per evitare una clamorosa sconfitta in Parlamento, il governo May è costretto a giocare d’anticipo. Da allora le spese sono coperte dal Dipartimento britannico per le Pari Opportunità. Prossimo obiettivo: inserire nella riforma della legge sulla violenza domestica in discussione a Westminster un emendamento per decriminalizzare l’aborto in tutto il Regno, compresa l’Irlanda del Nord. Emendamento sostenuto, in una significativa dimostrazione di solidarietà femminile, anche da alcuni pesi massimi dei Tory come Amber Rudd, Justine Greening, Nicky Morgan e la stessa sottosegretaria alle Pari Opportunità Penny Mordaunt.
Downing Street si è affrettata a dire “no”: si tratterebbe di una indebita ingerenza di Londra su una questione di pertinenza esclusiva di Belfast. La vera ragione del rifiuto? la tenuta del già vacillante governo May dipende dall’appoggio esterno dei dieci parlamentari unionisti nord irlandesi, la cui leader Arlene Foster è contraria a qualsiasi compromesso sull’aborto. Ma Goretti è fiduciosa: “Continueremo con le pressioni. Dopotutto, la vittoria del Sì a Dublino ha dimostrato che l’alleanza fra donne può spostare montagne”.