il manifesto 30.5.18
Cannabis light: il ministero dà il via libera
Fuoriluogo.
Dalle Politiche agricole una circolare che fornisce alcuni chiarimenti
applicativi rispetto al mercato dei derivati della canapa
di Giacomo Bulleri
Dopo
circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge per la
promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della
canapa (L. 242/2016), il ministero delle Politiche agricole ha ritenuto
opportuno fornire con una circolare alcuni chiarimenti applicativi
rispetto al mercato dei derivati della canapa.
Appare evidente
come tale intervento sia stato mosso dall’esigenza di regolamentare il
fenomeno della cosiddetta cannabis light che, nell’arco di un anno, ha
dimostrato di costituire un fenomeno mediatico, culturale e soprattutto
economico. Si parla di circa 1000 nuove aziende – agricole e commerciali
– sorte intorno a tale produzione con il conseguente indotto in termini
occupazionali ed economici.
La circolare si propone di fornire
chiarimenti su due tematiche che, a detta dello stesso Mipaaf,
rappresentavano delle «zone grigie» della normativa, ossia il
florovivaismo e le infiorescenze. La previsione sulle infiorescenze
rappresenta sicuramente la nota positiva del provvedimento in commento.
La
circolare, richiamando la norma comunitaria, ribadisce il valore dello
0,2% quale limite del tenore Thc (il principio attivo psicotropo della
cannabis) nei prodotti di canapa, menzionando sia quella greggia (e
quindi anche le infiorescenze), sia le sementi destinate sia alla semina
che ad usi diversi. Dal tenore letterale della circolare si evince
quindi come il ministero ritenga questo il limite di principio attivo,
in conformità con la normativa comunitaria in materia sia di regime
degli aiuti sia in materia di importazioni.
Quella prevista
dall’art. 4 della legge, lo 0,6% di Thc, rappresenta dunque soltanto una
soglia di tolleranza per l’agricoltore, a tutela del coltivatore per
non incorrere in sanzioni in caso di sforamenti che in agricoltura si
possono sempre verificare.
La circolare sancisce la legittimità
delle infiorescenze precisando come «pur non essendo citate
espressamente dalla legge» esse rientrano «nell’ambito delle
coltivazioni destinate al florovivaismo» purché tali prodotti presentino
tre requisiti: derivate da varietà ammesse, iscritte nel Catalogo
comune delle varietà delle specie di piante agricole; con un contenuto
di Thc non superiore ai livelli previsti dalla normativa di cui sopra;
che non contengano sostanze dichiarate dannose per la salute.
Appare
pertanto evidente come la circolare sancisca la liceità delle
infiorescenze quali prodotti florovivaisti risolvendo e superando
definitivamente gli escamotage sinora utilizzati. La circolare consente
di chiamare le infiorescenze con il proprio nome: fiori prodotti da
attività florovivaiste, ovviamente nel rispetto della normativa di
settore relativa.
D’altro lato, con la ratio di garantire la
tracciabilità fino al seme, viene vietata tout court la possibilità di
riproduzione per via agamica (es. per talee) ai fini della loro
commercializzazione e, soprattutto, la possibilità di acquistare talee
per ottenere prodotti da essa derivati. In conclusione si può dire che
la circolare, firmata dal Viceministro Olivero, si inserisce in un
percorso in atto inerente regolamentazione e autoregolamentazione del
settore. Un processo invocato dalle stesse associazioni di categoria che
recentemente hanno presentato il disciplinare di produzione delle
infiorescenze. Uno strumento volto a garantire quelle finalità di
tracciabilità, qualità e tutela del consumatore menzionate dal Ministero
stesso nella circolare, e che a breve verrà pubblicato ad uso e consumo
degli operatori del settore che vi vorranno aderire su base volontaria.
Il commento integrale alla circolare del Mipaaf del 22.05.2018 dell’avv. Bulleri on line su fuoriluogo.it