venerdì 25 maggio 2018

Il Fatto 25.5.18
Referendum per sapere se Podemos può avere la villa
Iglesias e compagna nella bufera per la casa da 600.ooo euro con piscina
“Imborghesiti”. È l’accusa contro il segretario. Che ha chiesto al partito di pronunciarsi – Ansa
di Elena Marisol Brandolini


L’acquisto di un villino con piscina, in una zona bene fuori Madrid, da parte della coppia antisistema della sinistra spagnola, sta diventando un caso mediatico, con conseguenze politiche tutte da definire. Dalla metà della scorsa settimana, infatti, il segretario di Podemos Pablo Iglesias e la portavoce del gruppo parlamentare Irene Montero sono sotto i riflettori accusati di essersi imborghesiti per aver comprato una casa per il valore di 600.000 euro con l’accensione di un mutuo a 30 anni. In particolare, a Iglesias si rinfaccia di essersi pronunciato, anni fa, contro un ministro per l’acquisto di un attico di pari importo, ma loro dicono di aver comprato una casa per abitarci, non per speculare.
Iglesias e Montero, che vivono con due cani e sono in attesa di due figli gemelli, spiegano che da tempo stavano cercando una casa in campagna per costruire un progetto di vita familiare che garantisse loro un minimo d’intimità. Quella di cui ora non dispongono, inseguiti ovunque dai paparazzi fin dentro gli ospedali, con foto delle ecografie vendute per 15.000 euro a mezzi d’informazione senza scrupoli. Riconoscono di potersi permettere di pagare un mutuo di 800 euro ciascuno, grazie agli stipendi di deputati che corrispondono a tre volte il salario minimo, così come dettano le regole del codice etico del partito. Denunciano la persecuzione mediatica sofferta in seguito all’acquisto della casa di cui sono state pubblicate le foto dell’interno, l’aggressione di gruppi d’estrema destra che hanno appeso sulla facciata uno striscione di benvenuto a rifugiati ed occupanti abusivi e ne starebbero organizzando, via Facebook, un’inaugurazione pubblica. E passano all’attacco promuovendo una consultazione interna. Perché se l’accanimento è mediatico, la critica che più brucia è quella che viene dall’interno del partito, dall’area anticapitalista andalusa in particolare e dal sindaco di Cadice José María González, detto Kichi, che rivendica di essere rimasto a vivere in un appartamento di gente normale che lavora.
Convinti che una decisione personale abbia ingenerato un problema sulla loro credibilità politica, Iglesias e Montero hanno chiesto alla base di pronunciarsi sul fatto se debbano rimanere ai loro posti di guida del partito o dare le dimissioni e la consultazione, in atto da un paio di giorni, si concluderà domenica.
Una consultazione sostenuta dall’Esecutivo di Podemos, ma criticata da una sua parte, alcuni hanno dichiarato che non vi parteciperanno. Il cui risultato perciò dipenderà dalla partecipazione, se prevarrà la considerazione che si tratti di una questione privata o dell’esempio di una nuova politica. Perché se questa sarà bassa, ha dichiarato ieri Iglesias, corrisponderà a un fallimento, obbligando lui e la sua compagna alle dimissioni.
In una lettera pubblica a uno dei fondatori di Podemos Juan Carlos Monedero, Kichi afferma che la gente non perdonerà quei dirigenti di Podemos che scelgano la parte sbagliata. La sindaca di Barcelona Colau considera l’acquisto del tutto legittimo e la consultazione una risposta eccessiva. Attonita, la sinistra spagnola si gioca il suo futuro sulla compera di una casa di prima abitazione dal valore di 600.000 euro.