lunedì 14 maggio 2018

Bah…
internazionale 11.5.18
L’amore per una macchina

“Tra il 1999 e il 2006 la Sony fabbricò 150mila cani robot capaci di muoversi e dotati di un microfono e di altoparlanti per rispondere a semplici comandi. Non avevano bisogno di fare movimento né di mangiare, ma i padroni li amavano, ed era questo a renderli simili a dei cani veri”, scrive Andrew Brown sul Guardian. “Potremmo chiederci perché siamo così sicuri che quei cani non siano mai stati vivi. Non può essere solo perché sono dei robot guidati da leggi chimiche e meccaniche. In un certo senso lo siamo anche noi. Se in futuro i computer saranno intelligenti e simili agli esseri umani, perché non potrebbe succedere anche a un cane robot? Il funerale nel tempio buddista è stato un atto religioso (In un tempio buddista in Giappone si è svolto il funerale di un centinaio di cani robot rotti e fuori produzione. Dopo il saluto dei padroni, saranno usati come donatori di organi), perché ha dato forma e spazio a un dolore. Raramente siamo più umani di quando piangiamo qualcosa che non potrebbe mai rimpiangere noi”.