domenica 1 aprile 2018

Repubblica 1.4.18
Intervista a Carlo Freccero:
“Per gli ex contendenti più ascolti e milioni dalla pubblicità la Rai non aspetti il futuro governo”
di A. Fon.


ROMA «L’accordo tra Sky e Mediaset chiama in causa tutti gli altri editori televisivi. Inclusi noi della Rai. Ci sono in ballo canali di cinema, serie tv, sport. Ma sento dire che anche Canale 5, Italia Uno e Rete 4, adesso criptati, torneranno sul telecomando Sky.
A quel punto questi tre canali avranno ascolti più alti dell’1,5%. E con gli spettatori si sposteranno i milioni della pubblicità».
Carlo Freccero: lei che è stato tra i fondatori di Canale 5, che ha diretto Italia Uno, la Cinq in Francia, Rai2 e Rai4, fa subito i conti in tasca a Sky e Mediaset.
«Sono ancora consigliere di amministrazione della Rai e ho il dovere di capire gli eventi in profondità».
Si sente minacciato
dall’intesa?
«Complimenti a entrambe queste aziende. Mi inchino alla lucidità di chi ha progettato l’accordo».
Scusi, ma che cosa la entusiasma esattamente?
«Sky e Mediaset si alleano per difendersi dalle televisioni della banda larga: Netflix e Amazon oggi, Google e Facebook domani.
Ed è l’unico modo per farcela.
Non si possono sprecare energie nella guerra, molto più saggio investire sui contenuti».
Che dovrebbero essere di qualità. Mediaset non sempre ce la fa sulle reti generaliste.
«Non vedo l’ora di guardare “Adrian”, il film di animazione che Adriano Celentano ha creato in quattro anni di lavoro. Sarà un grande evento di televisione».
E la sua Rai come risponde?
«Intanto lavoro sotto traccia per riportare Celentano anche da noi, con un suo spettacolo. In generale dobbiamo ragionare sul ruolo della tv pubblica, in questa nuova era, e travasare le nostre idee in un Piano industriale e nella riforma della informazione».
Piano industriale? Riforma delle news? Il suo cda è di fatto scaduto. A Viale Mazzini non vi faranno spostare neanche una pianta.
«Il Contratto di servizio ci impone di varare questi atti in 6 mesi. E non credo che la nostra uscita arrivi prima di allora, come pure qualcuno racconta. Un nuovo governo non è in campo. La commissione di deputati e senatori chiamata a vigilare sulla tv di Stato neanche si vede all’orizzonte. Il futuro presidente Rai deve ottenere l’investitura dei due terzi dei parlamentari della Vigilanza. Altrimenti non si insedia».
Ma il nuovo governo grillino-leghista...
«Chi dice che sarà questa la maggioranza? Non è certo. Il Pd può tornare in pista».
Se lo dice lei che è amico dei grillini...
«Sono stato eletto nel Cda Rai con i loro voti, ma adesso loro non mi invitano ai loro eventi. Penso alla kermesse di Ivrea del 2017, per dire. E comunque io resto una persona intellettualmente autonoma».
Freccero, dica la verità: quanti dirigenti Rai la chiamano per salire sul carro dei vincitori grillini?
«Neanche uno. Io sono un Caf.
Alla mia porta bussano i perdenti, che io voglio aiutare. Penso ai giornalisti che lavorano nei programmi Rai con la partita Iva, penso a chi ha 60 anni e sta per andare in pensione dopo aver avuto solo contratti a termine».
E il famoso partito Rai?
«È un partito centrista, che oscilla a destra quando vince la destra e a sinistra, se vince la sinistra. Ma oggi hanno vinto degli estremisti, da cui il partito Rai è disconnesso».