lunedì 26 marzo 2018

La Stampa 25.3.18
Domenico De Masi
“I 5S devono provare davvero a dare soldi ai disoccupati”
Il professore vicino al movimento “Va esteso ciò che ha fatto Gentiloni”
di Andrea Carugati


«Il M5S, con tutti i voti che ha preso, deve realizzare il cosiddetto “reddito di cittadinanza”. O almeno provarci. Uso le virgolette perché quello che hanno proposto non è vero reddito di cittadinanza sul modello della Finlandia, esteso a tutti i disoccupati. Ma un reddito di inclusione, che viene erogato solo a chi rispetta alcune condizioni e si impegna a seguire corsi di formazione. In fondo è quello che ha già fatto il governo Gentiloni, stanziando però solo 1,7 miliardi e raggiungendo una piccola platea». Domenico De Masi, sociologo, vicino al M5S anche se non ha mai aderito, ragiona sui prossimi passi del Movimento.
Con la Lega di Salvini vede punti comuni nei programmi economici?
«Per ora vedo solo la riforma della legge Fornero sull’età pensionabile. Su questo punto mi pare che un accordo sia a portata di mano. Assai più complesso il discorso se parliamo di flat tax e reddito di cittadinanza…».
Di Maio nelle ultime interviste non lo cita quasi più…
«Non credo che possa aggirare questo tema. Al Sud ha scatenato grandissime attese».
In un governo con la Lega sarebbe difficile approvare questa forma di reddito?
«Premesso che neppure il M5s ha proposto il vero reddito di cittadinanza, e che la questione è tutta sulla platea dei beneficiari, io non escludo che un accordo tra i partiti si possa trovare. Partiamo dalla situazione attuale, con 1,7 miliardi stanziati. L’obiettivo dei 5 stelle è di arrivare a una cifra tra i 17 e i 20 miliardi. In mezzo a queste due cifre mi pare possibile un’intesa».
Se si arriva alla flat tax dove si trovano i soldi?
«Salvini sostiene che nelle casse dello Stato entrerebbero più denari con un’aliquota unica e più bassa. Io non ne sono affatto convinto, e certamente non accadrà nei primi tempi. Anzi, si rischia di avere molti meno soldi per il welfare».
Dunque niente reddito?
«Se si capisce che questa è un’urgenza i soldi si trovano, come avviene per i terremoti. Bismarck creò il welfare per evitare una rivoluzione proletaria. Nell’Italia di oggi non vedo rivoluzioni ma ricordo che ci sono 6 milioni di poveri e altri 10 milioni di persone a ridosso della soglia di povertà. Se non è un’emergenza…».
Prevede un matrimonio tra Di Maio e Salvini?
«Diciamo che non lo auspico, perché osservo che hanno basi sociali diverse che hanno dato mandati diversi. Il Sud povero ha chiesto ai grillini di avere diritti. Il Nord invece ha chiesto a Salvini di difendere quello che ha già. Non è una differenza da poco».