martedì 6 febbraio 2018

internazionale 3.2.2018
La lezione dei sindacati tedeschi
di Laurent Jofrin, Libération, Francia


Quanto sono irritanti questi tedeschi. Vantano risultati economici insolenti, una crescita regolare, una gigantesca eccedenza commerciale, conti pubblici in equilibrio, tasso di disoccupazione ai minimi storici. E ora si mettono anche all’avanguardia dei diritti sociali in Europa. Ig Metall, il sindacato più potente della repubblica federale (e di tutto il continente), esige non solo un aumento salariale del 6 per cento per i suoi iscritti, ma anche e soprattutto la possibilità per gli operai metallurgici di passare alla settimana lavorativa di 28 ore con una parziale compensazione salariale. Un ulteriore colpo per le certezze francesi, se mai ce ne fosse bisogno. Il Medef (l’associazione degli industriali francesi), che così spesso cita a esempio l’eccellenza tedesca, è stato preso completamente in contropiede. Gli industriali francesi, che non trovano mai parole abbastanza dure per criticare le leggi che in Francia limitano l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, sono stati sconfessati in modo spettacolare dai vicini tante volte invocati. Per ora quella dell’Ig Metall è solo una richiesta, e gli industriali tedeschi si sono opposti con decisione. Ma in ogni caso: in Francia si vogliono rimettere in discussione le 35 ore, in Germania si discute delle 28 ore. Anche i sindacati francesi, la sinistra e i movimenti sociali sono a disagio. Se la repubblica federale può pensare di ridurre l’orario di lavoro (su base volontaria), è anche perché ha saputo ristabilire a colpi di dolorosi sacrifici la competitività delle sue industrie. E se il tasso di disoccupazione è così basso, è anche perché in Germania sono molto diffusi i lavoretti part-time, spesso precari e mal pagati. Da questa vicenda si può trarre una doppia lezione, spesso mal compresa a destra e a sinistra: solo un’economia forte permette il progresso sociale, ma immancabilmente il successo economico suscita e giustifica le legittime rivendicazioni dei lavoratori.