lunedì 12 febbraio 2018

internazionale 10.2.2018
La politica dell’odio contro gli stranieri
Le reazioni dei leader della destra sono preoccupanti e pericolose. Ma lo è anche la mancanza di solidarietà mostrata da buona parte della società civile italiana
di Jamie MacKay, Krytyka Polityczna, Polonia


In Italia, un paese che nonostante l’orgoglio per la sua tradizione democratica non ha mai fatto i conti con i crimini del novecento, la piaga del nazionalismo è già difficile da arginare nei periodi tranquilli. Da alcune settimane, mentre in tutta Europa aumenta la xenofobia e gli italiani si preparano a un difficile voto nelle elezioni legislative, le forze reazionarie hanno debordato: sono emerse proposte ispirate all’eugenetica e a teorie esplicitamente fasciste. Poi è arrivato anche lo spargimento di sangue. Il 3 febbraio Luca Traini, 28 anni, in passato candidato alle elezioni comunali per la Lega nord e vicino alle organizzazioni di estrema destra Forza nuova e CasaPound, è andato in macchina per le strade di Macerata, una mano sul volante e nell’altra una pistola Glock. Ha perlustrato una zona periferica della città alla ricerca dei suoi bersagli, gli immigrati nigeriani. Il suo piano iniziale era trovare e uccidere Innocent Oseghale, uno spacciatore coinvolto nelle indagini sulla morte di Pamela Mastropietro, una ragazza italiana di 18 anni uccisa e fatta a pezzi il 31 gennaio. Ma all’ultimo minuto Traini ha cambiato idea e ha deciso di lanciarsi in una vendetta razzista contro un’intera categoria d’individui. Sei persone provenienti da alcuni paesi africani – Nigeria, Ghana, Gambia e Mali – sono state ferite. A quanto pare Traini ha scelto le sue vittime a caso, solo in base al colore della pelle, sparando da lontano. Quando la polizia è intervenuta, era già arrivato davanti a un monumento ai caduti costruito durante la dittatura fascista. Era avvolto in una bandiera italiana e stava facendo il saluto fascista. Mentre entrava nell’auto della polizia, avrebbe urlato “Viva l’Italia”. Non è stato il gesto di un folle (anche se Traini può certamente essere definito in questo modo): è stato un attentato terroristico grave come quelli compiuti dal gruppo Stato islamico in tante città. È l’ultimo di una serie di attentati in Europa che nascono dalla stessa cultura di odio e frustrazione che nel 2017 ha portato Darren Osborne a colpire la moschea di Finsbury park, a Londra, e ha causato gli scontri di strada a Cottbus, in Germania, all’inizio di quest’anno. La natura politica del gesto di Traini è confermata non solo dalla paura che ha generato in Italia nella popolazione non bianca, ma anche dalle risposte di alcuni politici. Proposte pericolose Matteo Salvini, leader della Lega, ha detto che anche se la violenza non è mai una soluzione, la colpa di quello che è successo a Macerata è delle politiche migratorie del governo, che avrebbero portato allo “scontro sociale”. Salvini non si è neanche sforzato di edulcorare le sue dichiarazioni, corteggiando platealmente la sua base di estrema destra e cercando di sfruttare un fatto di sangue per guadagnare consensi. Silvio Berlusconi, che fino a quel momento si era presentato come un moderato, sembra essersi improvvisamente trasformato in un aspirante dittatore e ha promesso che se Forza Italia vincerà le elezioni del 4 marzo chiederà l’espulsione di 600mila persone. I migranti in Italia sono “una bomba sociale”, ha aggiunto l’ex presidente del consiglio. Queste dichiarazioni, nel migliore dei casi irresponsabili, non hanno diritto di cittadinanza in una società democratica. Dietro i gesti dei cani sciolti ci sono motivazioni complesse, ma il fatto che politici come Berlusconi e Salvini non condannino chiaramente le azioni di Traini alimenta la logica razzista che ha spinto l’attentatore ad agire. Altrettanto preoccupante è l’apparente impotenza della sinistra italiana. Sono arrivate le condanne e i gridi d’allarme di attivisti, ong e di alcuni politici, ma considerate le circostanze non si è andati oltre il minimo indispensabile. Anche se le elezioni sono alle porte, il governo sostenuto dal centrosinistra (come le forze più a sinistra) non ha una strategia per limitare le mobilitazioni dell’estrema destra, mettere al bando il razzismo e soprattutto per tradurre gli ideali in politiche progressiste di accoglienza dei profughi, non solo quando avvengono episodi come quello di Macerata. A poche settimane dal voto, non è chiaro se il gesto di Traini farà guadagnare consensi all’estrema destra o se, come auspicabile, penalizzerà formazioni come la Lega e Fratelli d’Italia, che potrebbero perdere voti tra gli indecisi e tra i cosiddetti moderati. Ma anche se dovesse succedere, un’inversione di marcia dell’ultimo minuto non cancellerebbe le responsabilità della società civile italiana. Qualsiasi cosa succederà in futuro, non ci sono scuse per la mancanza di solidarietà e per il plateale razzismo emersi in tutta la loro evidenza dopo l’attacco del 3 febbraio.